Zame Vois

Minime Taglienti

A Maria e Maddalena
per quel poco che muore
-o vive- in ogni donna.

Babbu novu

Ninna; Antoný meu, ninna...
E la mente mi si perde
in coriandoli, passati.
Hai l'ignoto tra le dita
-Ninna, Antoný, e pone mente-:
troverai minuti, ancora,
quando i miei saran finiti.
-Ninna, Antoný, como, ninna...-
Mentre il cuore mio ti danza
di speranze, di rivalse, mentre
il vento ti culla i miti
caglia, e dormi. Soffia piano
-e le mani tue son spine
cui mi aggrappo, per fiducia-.
Ninna, bellu; e l'alba stride
su chi non sa dire: "padre".
Il cielo Ŕ latte, Madre Luna,
e un Dio (lontano?) ride
accanto al nuovo giorno.
Non ho specchi, se non
foschi di giornate, mie immature.
Ma ti guardo, Antoný, e prego:
chi sa ninna ti siet dillu.

Temporale

Immobili persefoni distese
le languide ciglia
ritorcono, ombrose.
E salgono mute,
in un rantolo severo,
verso mete ridenti; e un po'
giocose.

Vitae

Arrampicarsi sui capelli della notte
coi denti serrati da mete lontane:
ambizione. Orgoglio di pettinare un passo
(minuscola bellezza senza fine),
che alimenta quei silenzi di tensione
e attesa: soffia una brezza
leggera.

Sonetto

E' luna, o Lia, che illanguidisce schivi
quegli occhi tuoi, barbagli d'altri fuochi,
e sulla pelle pura muoion, vivi,
gli aneliti, tra stanchi eloqui rochi.

Addio, fioco germoglio d'asfodelo
(hai l'anima che, stanca, danza altrove):
non muove indietro il passo, non il velo
cala agli occhi, a spegner voglie nuove.

Oh, Lia, piccolo giunco! Se smarrito
fossi, non mai di te giÓ altero, a te presente
in vita non sarei (in me sconnesso).

Te, infero terrore, tornio ardente,
ricordo, come edicola d'un rito:
di Dea che muove altrove, e non Ŕ adesso.

Canicola

Ardon farfalle
in plastici assoli
d'un perdono
effuso; e non volgo
al colore
le flebili malie.

Caterina

Non aspetter˛ a dire
ti amo. GiÓ l'ombra s'assoggetta
sulle ciglia, sul naso di sfinge
dal cuore, che conosce, in ogni alba,
la delusa ritrosia d'un nuovo giorno.
O forse non m'aspetti; ed io mi illudo
di trovare luce e fiamma
sul tuo viso, porta d'ombra
sul ventre ardente.

Rondini

Un rivolo di passi: sole alto,
e d'ombre s'asserraglia il mio sudore.
Impietose ore estive (altra sete
s'installa nella mente acciottolata).
E ride, l'acqua, ride appena,
in un minimo di balli cadenzati:
la cittÓ, assolata in strane mete,
partecipa alla gioia, muta e amena.

Martina

Fina Ŕ la sabbia
agli occhi; leggero
l'odore di salsedine
che ti strappa dalle
querce, liquorose di
verdi rimpianti.

Mare notturno

Accorrono agl'idoli;
e candida da pelle immota, ferita,
e luna lontana - ignota, e sola, madre -
e ricordi fluttuanti, allevati
in schiume di labili nenie
ritrovo.

Mare notturno / II

Le mammelle della luna, bianca,
offerta alle bocche, nere, di nuvole
piangenti, e quasi antiche:
lei, gialla di rimpianti
e catene, all'alba porge, rapida, un saluto.

Alda Merini

La puttana non ha
voce. E se ardisce
di pensare, si straccia
la voce di chi, le vesti,
le ha lasciate altrove.


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