Zame Vois

L'occasione

Un'antica leggenda russa dice che, quando una persona non ha più speranza, il buon Dio fa scendere sulla terra un raggio di sole: questo prende l'aspetto di un bambino, che ha il compito di ridare sollievo e gioia a chi si sente perduto. Ed è successo che, tanto tempo fa, una donna minuta ed imbronciata vagasse senza meta lungo i viali dei parco di Mosca; si stringeva tutta nella sua ampia pelliccia scura ed avanzava torva, raggelando tutti con lo sguardo vitreo degli occhi neri, incastonati su un esile viso dalle carnose labbra rosse. Sonja Graviev'na - questo era il suo nome - andava al parco ogni giorno, camminando in disparte da tutti, senza mai dire una parola; le sue mani, tremule e sfinite, tormentavano con forza una lunga treccia nera. Aveva perso il figlio che portava in grembo - o l'aveva voluto perdere, sciocca, per conservare l'onore e il rispetto? ' e non aveva più amore per se stessa: le sembrava che tutti la guardassero, che le scoperchiassero con gli occhi il sepolcro imbiancato che aveva al posto del grembo, e ne inorridiva. Avrebbe voluto poter rimediare, ricominciare una nuova vita: ma vedeva soltanto il fiume che scorreva placido, puro nelle sue volute di acqua gelida; e lei, seduta su una panchina, si sentiva quasi chiamata da quei flutti: chiamata a morire, a purificarsi, a perdersi nelle onde per trovare pace. Quel giorno, però, tutti i suoi pensieri furono interrotti dalla vista improvvisa di un'oca, che correva dritta sparata verso di lei: un'oca con il torso fasciato da un pesante maglione di lana; che fosse diventata pazza? Ma, senza neanche avere il tempo di alzarsi, l'oca le fu addosso in meno di un respiro ed iniziò a frustarle le gambe con le lunghe zampe palmate, mentre con il becco le tirava la lunga treccia scoperta. "Grazie per avere fermato Tatjana!", disse una vocina acuta, mentre Sonja non vedeva altro che piume bianche; ma forse l'oca accennava a calmarsi. "E' tua questa?" chiese la donna: guardava dritto davanti a sé, ma dovette abbassare lo sguardo per vedere una bimbetta bruna, dai grandi occhi neri e dalle labbra così rosse sorriderle compiaciuta."Stavo giocando con Tatjana - Tatjana era l'oca - le ho tirato una palla di neve, si è spaventata ed è scappata ........ continuò la bambina"ho cercato di acchiapparla, ma quest'oca è veloce: se non c'eri tu avrei dovuto correre ancora!" Sonja desiderava stare sola: avrebbe voluto che la brunetta si fosse ripresa l'animale, ma Tatjana stava lì, bella accovacciata sulla sua pelliccia, e sembrava trovarsi comoda."Perché porti in giro un'oca col maglione?", chiese allora, perfida; subito la bimba diventò paonazza, e con le mani strinse forte la treccia scura che le ricadeva su una spalla. Con gli occhi d'un tratto torbidi frugò i mucchi di neve, cercando qualche scusa. "Le ho strappato le penne....." disse, ed era vero; e con la voce rotta dalla vergogna, raccontò nel dettaglio di come, per fare più bella Tatjana, le avesse estirpato, a piene mani, le piume del petto. Pensavo che tutti, dopo, mi avrebbe fatto i complimenti: invece, dopo, era più brutta ancora: la volevo accarezzare, perché mi sembrava triste..... invece mi ha beccato....." . E, mostrando un enorme polso, tutto gonfio e livido, scoppiò a piangere disperatamente. Sonja non ce la fece più: nonostante fino ad un momento prima si sentisse morta nel suo cuore, cominciò a ridere; ed alle risate si mescolarono le lacrime, la tristezza che le tormentava il cuore. Tutto intorno a lei fu un turbinio di neve, di foglie, di piume, di sangue..... Quando finalmente riuscì a calmarsi, vide che la piccola dagli occhi neri era tutta seria ed imbronciata: riprese a parlare dopo che Sonja si scusò." Ho capito di aver fatto una cosa troppo grave, che non avrei dovuto" disse un po' sostenuta: era ancora offesa" e tutto perché volevo dei complimenti, per un'oca singolare.... Ed invece mi sembrava che tutti mi guardassero storto, che mi dicessero: cosa hai fatto !?". Non sarò mai contenta come prima, perché so di avere sbagliato, e di avere fatto del male: ma ho avuto un'altra possibili". E, presa dal grembo di Sonja l'incolpevole Tatjana, le sollevò il maglione: l'animale ebbe un guizzo di terrore, ma la bimba accarezzò con le dita alcune timide piume che spuntavano dalla rosea pelle accapponata. Anche Sonja trasali: aveva detto"un'altra possibilità"; forse avrebbe avuto anche lei l'occasione per riprendere la sua vita..... La bimba si voltò di scatto, come avesse sentito una voce richiamarla, e disse, facendo un inchino" E' mamma: mi sta cercando! Andiamo, Tatjana!!" e si mise a correre; era il tramonto, e mai la luce del sole era stata così intensa." Aspetta, piccola....", gridò la donna, ma restò meravigliata nel vedere la bambina farsi grande , più grande e luminosa, finché diventò l'ultimo, il più forte raggio del sole che calava. Sonja si accarezzò il ventre e con l'animo ritornò a quando era bambina, ed il nonno le raccontava dei raggi del sole che scendevano sulla terra a dare pace; cosi, con due calde lacrime ringraziò Dio: aveva avuto anche lei un'altra occasione.

Racconto per il concorso letterario "S. Giuseppe Calasangius"
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