Lkl Skywalka

Approfondimento su Cyberpunk, Steampunk e Gigapunk

Cos’è il Gigapunk? Ne parliamo in seguito, dedichiamoci adesso a due dei filoni più amati dagli otaku all over the world: il Cyberpunk e lo Steampunk. Limitandoci ai manga, ho ravvisato che il primo di questi (credo primo anche in ordine cronologico) stia attraversando una fase di stanca, affiancata alla progressiva affermazione del secondo. Prendiamo ad esempio i tre maggiori esponenti del genere: Katsuhiro Otomo, Masamune Shirow e Kia Asamiya. Sono loro i più conosciuti e apprezzati, in virtù della loro schiacciante supremazia nei confronti degli avversari (che poi avversari non sono, in quanto , almeno attualmente, non c’è nessuno che possa insidiare la loro posizione di egemonia). Non sono direttamente confrontabili, in quanto radicalmente diversi tra loro. Katsuhiro Otomo, il più anziano dei tre, è improntato al Cyberpunk duro e puro, carico di protesi e prostesi anatomiche, farcito di Esper e pregno di misteriose manifestazioni della psiche. Masamune Shirow, anch’esso considerato un profeta del Cyberpunk, forse il Maestro assoluto del genere, ha comunque un approccio diverso al futuro, anche qui rappresentato in maniera ipertecnologica, ma meno oscuro e pessimistico (almeno in apparenza, tralasciando ciò che Shirow pensa della guerra e dell’umanità). In pratica, i microcosmi Masamune Shirow (ad eccezione di quello mito-tecnologico di Orion), sono più reali, più verosimili, più consoni alla generale idea che si ha dell’evoluzione della nostra specie, in termini generici, tecnologici, sociali e umani. Non tralasciamo gli intrecci politici e militari che il nostro si diletta a inserire nelle sue storie così complicate, dove nulla è lasciato al caso e tutti gli elementi della storia contribuiscono a dare quella sensazione di leggere di situazioni realmente esistite o che realmente esisteranno. Kia Asamiya già da tempo ha lasciato (non del tutto) la strada tracciata dai suoi predecessori. Infatti, se la sua prima opera a conoscere il successo, Silent Moebius era dichiaratamente Cyberpunk, così non è stato per le opere scritte in seguito. Neanche Assembler e Nadesico (che comunque è "leggermente" meno serioso) rientrano nei ranghi del Cyberpunk. Assembler è una rappresentazione radicale, estrema e fantasiosa del grado di informatizzazione che potrebbe essere raggiunto negli anni (molti!) a venire, mentre Nadesico, pur essendo ambientato nel futuro, è ben lontano dai cardini del Cyberpunk che siamo soliti considerare. Adesso, con Steam Punk, Kia Asamiya sembra aver esternato palesemente le sue tendenze: è lui il precursore dello steampunk, ovvero delle realtà alternative ove atmosfere irreali ma verosimili se rapportate al contesto(verosimili sempre in un ambito fantastico), non classificabili nello spazio e nel tempo perché troppo diverse dalla realtà quotidiana. Ritornando a Katsuhiro Otomo, è noto che attualmente è impegnato nella produzione di "Steam Boy", un film "difficile" (dato che, anche essendo una dimostrazione del know-how nipponico nel settore dell’animazione, potrebbe risultare indigesto agli occidentali, poco inclini ad apprezzare prodotti giapponesi che si allontanino da ciò che è orientale) che dovrebbe venire alla luce entro l’anno, e tra l’altro dovrebbe essere il primo anime in cui tutti i frames sono colorati in digitale. Il titolo stesso è emblematico, esplicativo. Steam Boy è ambientato al periodo della Rivoluzione Industriale, quindi ancora una volta sarà il vapore a mettere in movimento tutti gli eventuali macchinari. E questa è quasi un’imposizione in un qualsiasi steampunk che si rispetti: l’utilizzazione di tecnologie totalmente estranee a noi, perchè anacronistiche (in senso lato: non necessariamente obsolete rispetto al nostro tempo, non necessariamente fantascientifiche, sicuramente improponibili nell’epoca in cui viviamo). Non sarà mica una migrazione verso altri lidi? Piuttosto preferisco considerarla una evoluzione, una naturale evoluzione, un’escursione temporanea nel caso di Otomo. E Masamune Shirow, quali sono i suoi progetti per il futuro? Oltre alla continuazione dei vecchi successi (Ghost in the shell, Dominio, forse Appleseed) una novità: Gundress. Gundress ripropone gli schemi classici di Shirow: ragazze bellissime e "gusci meccanici". Come già in passato? No, o almeno, non del tutto. Lo stesso Shirow ha coniato, per definire il genere del suo prossimo pargolo, al quale collaborerà occupandosi del design dei personaggi, nonché del mecha design, un nuovo termine: Gigapunk. Ecco a cosa mi riferivo. Purtroppo, al momento mi è ancora oscuro il significato di questo termine, non so quali siano le sfumature che lo differenziano dal genere padre. Che si stia affievolendo il carisma del Cyberpunk? Che la mancanza di nuovi punti di riferimento stia facendo scemare l’interesse per il Cyber, come se l’immortale Blade Runner stesse pian piano scomparendo? E’ quest’ultima un’ipotesi che non posso accettare, visto quello che l’originario libro di Philip K. Dick, il film di Ridley Scott (nelle sue due versioni) e il videogioco dei Westwood hanno rappresentato e ancora rappresentano nel cuore degli appassionati, dei cultori di un genere che forse dovrebbe conquistare nuove leve tra le fila della nuova generazione. Non è un matusa che vi sta parlando (?), ho 22 anni, ma mi sono bastati per essere testimone di quella pietra miliare, nella trinità delle sue manifestazioni multimediali. Credo, presuntuosamente, di capire che creare un mondo Cyberpunk sia difficile, certamente più difficile che lanciarsi in una produzione fantasy (vanno molto di moda di recente, ma, a parte il dissacrante Bastard!, non credo vi siano altri titoli particolarmente degni di nota) o in manga dai contenuti comici (non me ne vogliano gli appassionati, anche perché questa affermazione non è assolutamente una critica). Considerazione finale: il filone Cyberpunk non è certamente esaurito, così come il sentiero dello steampunk è ben lungi dall’essere percorso quanto meriterebbe. Una convivenza tra i due generi è quantomeno auspicabile.


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