Bianca

Non lo faceva per passione

Non lo faceva per passione. Lo faceva per necessità.
Ad un cento punto della propria vita, dopo mille vicissitudini, si era trovata ad un bivio: o soccombere per la necessità o decidersi a farlo.
Qualche amica glielo aveva già consigliato quando la vedeva allo stremo, con poche speranze.
Alla fine, una più di tutte, l'aveva convinta. Le aveva detto: "Devi fare così, così e così". Come raccontava Filumena Marturano.
Quindi, dopo mille riluttanze, aveva deciso. Di farlo. Per un po' almeno. Ma senza esagerare.
Ne aveva preso prima uno e dopo qualche settimana, era arrivata a tre appuntamenti, solo di mattina e non tutti i giorni tutti e tre.
Andava lei da loro. Questa cosa l'avviliva molto, si sentiva usata, un oggetto sul quale questi uomini sfogavano le loro perversioni e basta.
Non provava mai piacere, o meglio quasi mai. Quelle "sedute" le considerava una tortura. Necessaria, purtroppo, ma sempre una tortura.
Sperava solo di riemergere dal fondo del pozzo dove era precipitata, rimettersi in piedi, almeno per un po' e poi dimenticare per sempre quella parentesi della vita.
Ne aveva parlato soltanto con qualche amica, le più care. Perché, in fondo, se ne vergognava un po'. E poi.... I panni sporchi si lavano in famiglia!
E così la mattina si svegliava presto, doveva mettere la sveglia. Faceva una doccia ben calda per sentirsi, almeno per un po', libera e purificata nel suo corpo.
Dopo faceva della ginnastica per sciogliere bene i muscoli e così soffrire un po' meno...dopo.
E poi via per il primo appuntamento.
Strano, in tutti e tre gli appuntamenti, aveva trovato delle macroscopiche perversioni.
Nel primo appuntamento, l'incontro era con un giovane, sicuramente simpatico, profondo.
Lui l'aspettava quasi con ansia, ma quell'incontro era quello che, in fondo, temeva di più. Spesso arrivava al punto di urlare. Allora lo scopo era raggiunto. Lui era felice.
La perversione di lui era legata ai suoi arti.
Focalizzava la sua "attività" su i suoi arti e soprattutto le sue braccia.
Le palpava, le stirava, le piegava fino a farle "scrocchiare" le ossa, le misurava. Oh sì, le misurava in continuazione!
Riusciva a farla mugolare, sospirare, respirare affannosamente e ad urlare.
Qualche volta la faceva anche ridere. Altre le raccontava episodi della sua vita e voleva conoscere quelli di lei. Nel suo genere poteva anche essere piacevole.
Quando usciva, un po' sconvolta, a volte incontrava i vicini che la guardavano con aria severa.
Avevano sentito i suoi gemiti e la giudicavano.
Ma non era colpa sua se le pareti, in quei locali erano, praticamente, di stoffa! E poi avrei voluto vedere loro al suo posto!
Loro erano severi nel giudizio, ma lei usciva dal suo primo appuntamento sconvolta, con le ossa rotte e con la determinazione di non tornare mai più.
Fino alla prossima volta!
Dopo qualche settimana le fece scattare anche delle foto in diverse posizioni che poi studiava con meticolosa attenzione perché, lui diceva, voleva conoscerla meglio.
Ma continuava a darle del lei.
Alla fine, lei rimetteva in ordine i propri abiti, i capelli, come poteva, e si recava con calma, al successivo appuntamento.
Quest'altro era ben strano!
Non era mai da sola. C'era sempre una o due altre donne. Sempre un po' più grandi di lei e con l'aria rassegnata di quelle che facevano quella vita da tanto tempo. Una sola volta c'era stato anche un altro uomo!
La perversione di questo appuntamento le era stata sconosciuta fino allora.
Erano accolte da una segretaria gentile che le accompagnava nella camera, le aiutava a spogliarsi, sistemava il letto e quello strano tubo di plastica, regolava le luci, la temperatura e poi, senza dire una parola di troppo, le salutava e chiudeva la porta.
"Lui" non si vedeva mai. Lei e le altre donne (mai più di tre in tutto!) dovevano adagiarsi su di un letto, su di loro scorreva un semitubo di plastica che emanava un piacevole calore e lì erano lasciate da sole. Libere di fare e dire quello che volevano.
"Lui", era certa, le scrutava da qualche parte tramite una telecamera, sicuramente nascosta, e spiava ogni loro movimento.
Loro non sapevano se Lui fosse giovane e bello oppure vecchio e perverso. Qualcuno vociferava che si trattasse perfino di una donna. Di mezza età, sola e con lo sguardo triste.
Come la segretaria! Anzi si era sospettato addirittura che fosse lei a tirare le fila!
Lei non l'ha mai saputo chi fosse Lui in realtà. Però quell'appuntamento era quello che la turbava di più.
Trovarsi di fronte al nulla, fare tanta fatica e non avere mai un interlocutore, era snervante. Alla fine, ogni volta, si sentiva svuotata.
Come quando uno, in un sogno, corre, corre in un fascio di luce, e non arriva da nessuna parte.
A volte le tre donne non avevano voglia di parlare. In quella situazione veniva loro un po' di sonno e avrebbero voluto appisolarsi. Ma non rientrava nei patti! E così si davano da fare per dare il meglio di loro stesse. Nell'attesa che suonasse il campanello.
E già, come a scuola! Quando Lui decideva che era sufficiente il tempo trascorso, faceva suonare un campanello e significava che per quel giorno, tutto era finito.
Tornava la gentile segretaria, apriva la porta, le aiutava ad alzarsi, a rivestirsi, le salutava gentilmente, indirizzandole verso l'ascensore e... ognuno per la propria strada.
Ma se quest'ultima perversione le sembrava incomprensibile e senza scopo, la terza era decisamente strabiliante!
Si recava in un locale di lusso, situato su di un terrazzo panoramico pieno di verde.
Nell'atrio c'era pure un acquario grandissimo e bellissimo pieno di rari pesci tropicali.
Da lì saliva per una scala rivestita di maioliche blu. In cima alla scala l'attendevano due inservienti, molto carine e vestite di azzurro.
La lasciavano sola in una stanza rosa e lilla con un arredamento molto scarno ed essenziale. C'era un letto di pelle nera, decisamente confortevole, un appendiabiti, alcune sedie e, su di una mensola di marmo rosa, un apparecchio al quale erano collegati innumerevoli fili colorati.
Le due ragazze vestite di azzurro la invitavano a spogliarsi del tutto e ad indossare una tutina bianca aderentissima e un po' trasparente che le lasciava scoperto il decolté e le braccia.
A quel punto arrivava il terzo "Lui" della giornata e con delle fasce di gomma nere, la fasciava come una mummia seguendo uno strano, quanto misterioso, rituale.
Poi le applicava, strategicamente, quei fili colorati collegati all'apparecchio, la copriva con un lenzuolo di lino azzurro e chiacchierava un po' con lei.
Quelle conversazioni erano molto cortesi e quasi distaccate.
Lei non sapeva esattamente che effetto le procurassero quei fili elettrici, ne'si rendeva conto, esattamente, del corso della sua conversazione.
Le sembrava di galleggiare in una bolla di sapone. A volte non era proprio sicura di non stare a sognare, né era certa che la sua conversazione seguisse un nesso logico.
A volte sentiva un piacevole pizzicore in tutto il corpo, altre volte le sembrava di subire una vera e propria scarica elettrica!
Ma anche questa tortura aveva termine!
Lei si rivestiva con biancheria pulita e, stranamente, si sentiva rigenerata e anche un po' tonificata, salutava tutti cortesemente. Tutti la salutavano augurandole buona giornata e lei tornava mestamente a casa.
Lei era sempre stata una donna tranquilla. Faceva una cosa per volta, quando era proprio necessario, e le piaceva passare molto tempo a casa a fantasticare.
Purtroppo, per necessità, era stata costretta ad accettare tutto questo.
A proposito, adesso che tutto è passato, le cose sono migliorate, lei si è un po' assestata, ha finalmente rinunciato ai suoi tre appuntamenti mattutini e, solo adesso, ha imparato i nomi delle tre perversioni che l'hanno accompagnata per quel buio periodo della sua vita.
La prima si chiama kinesiterapia. La seconda, magnetoterapia. Doveva riprendersi da una brutta caduta con conseguente rottura del capitello radiale destro.
La terza aveva un nome più frivolo, perché tale era. Si chiamava elettrosculpture, era francese di origine e serviva per tonificarla a sussidio di una dieta seria cui si era dovuta sottoporre.
Adesso, finalmente è in forma e ricorda quel periodo con un certo qual sottile perverso piacere.