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Il tamarro e la marenna

Cos'è la marenna? Il termine non dovrebbe suonarvi nuovo, se almeno abitate le zone più meridionali della penisola italica. Oppure se il vostro studio del tamarro si è spinto talmente lontano da abbattere le barriere linguistiche. La marenna è il mezzo di sostentamento per antonomasia, la principale fonte di energia del tamarrone: la marenna è come il nettare per gli dei.
La marenna ha una struttura componibile: i singoli elementi possono essere assemblati in infinite combinazioni: unico limite è la fantasia, purtroppo non eccessivamente sviluppata nel tamarro tipico.
Il tamarro si nutre anche di altre schifezze, s'intende, ma, attenzione, non sono assolutamente indispensabili alla sua sopravvivenza.

Anche se esistono varie marenne standard, la loro composizione finale può essere raggiunta tramite una gerarchia piramidale: in cima, il palatone. Al palatone vengono poi aggiunti i vari pezzi del puzzle. Ebbene si, la marenna è come un buon puzzle: soltanto quando i vari tasselli si sposano alla perfezione, il frutto della fatica necessaria all'assemblaggio è premiato.

Il palatone. E' un pezzo di pane dalle forme e dimensioni più diverse. Mai usare panini: sarebbe un errore gravissimo, e la catena verrebbe compromessa fin dal primo anello.
Possiamo individuare molte configurazioni di palatone (sempre uniformandoci ai criteri di giudizio sopracitati).
Abbiamo palatone, palatella, sfilatino, cuozzo e 'mposta. Il cuozzo e la 'mposta sono da sempre in cima alla top ten delle preferenze tamarre, con una particolare predilezione nei confronti del primo. Il cuozzo si estrae da un qualsiasi pezzo di pane di longilinea costituzione. Da ogni pezzo di pane, è possibile ottenere due cuozzi, che potranno assurgere al ruolo di pranzo e cena. Come ottenere il cuozzo? Presto detto. Poggiate il pezzo di pane sul tavolo, curandovi di trattarlo come se fosse una vittima sacrificale. Poi effettuate un taglio netto a 3/4 dall'inizio. Senza asportare la parte minore scissasi dall'origine, ripetete il taglio uniformandovi alla stessa proporzione, procedendo però dalla fine del pezzo di pane. Le parti esterne sono i tanto ambiti cuozzi. La parte centrale è ugualmente saporita, se acconciata come si deve, ma le sue caratteristiche di versatilità culinaria sono nettamente inferiore ai suddetti cuozzi. Il cuozzo (perdonatemi l'ennesima ripetizione del termine: il cuozzo non ha sinonimi e non posso quindi farne uso per alleggerire il testo) funge anche da contenitore: non viene tagliato nelle classiche parti inferiori e superiori, viene piuttosto svuotato della mollica. Una volta ottenuta questa commestibile caverna, si può procedere all'imbottitura. E, meraviglia delle meraviglie, con la dovuta perizia la mollica estratta può essere usata come tappo! Provate soltanto ad immaginare la praticità del cuozzo.

Situazione tipo: siete in un autobus all'ora di punta, quando i ragazzi tornano da scuola e si sommano agli altri viaggiatori. Un buco nero vi si forma nello stomaco e non ci vedete più dalla fame. Estraete il cuozzo dalla borsa (così come Artù estrasse la spada dalla roccia) e iniziate ad annusarlo. I fagioli alla messicana iniziano a diffondere in tutto il mezzo il loro odore estasiante. Il cuozzo è a tenuta stagna e non lascia scorrere neanche una goccia di salsa, neanche una molecola d'olio riesce a sfuggire alle pareti assorbenti di morbida mollica e croccante crosta. Un capolavoro di ingegneria. Naturalmente il cuozzo rimane illibato finchè non gli viene assestato il primo, feroce morso: a quel punto la sua integrità fisica viene turbata dalla voracità del tamarro di turno. Avete mai visto i piranha amazzonici avventarsi sugli incauti animali che attraversano i ruscelli? I fagioli iniziano a colare ai lati della bocca, spruzzi d'olio si diffondono ovunque, le macchie di salsa si stampano sulla già unta camicia dello sventurato. E' li che il tamarro raggiunge l'apice dell'apoteosi dell'estasi: quando le sue mani son talmente unte che la marenna potrebbe sfuggirgli di mano. Ma ciò non è mai accaduto e mai accadrà. Nel frattempo gli altri sono ben lontani dal deprecabile tipo, quasi fosse radioattivo.

Il cuozzo dev'essere opera di un dio. Si narra che Prometeo l'abbia rubato a Zeus per farne dono ai comuni tamarri. Zeus si adirò a tal punto che legò il povero semidio alla cima di un monte, ove un'aquila gli rodeva perennemente il fegato.

Esaurito velocemente il discorso palatone, passiamo al contenuto. Come in un film, possiamo individuare l'attore protagonista e quello non protagonista. Nella prima categoria rientrano salumi e formaggi secchi. Nella seconda abbiamo latticini e contorni vari.
I salumi sono quelli che tutti conosciamo, ad esclusione di tipologie più sofisticate quali la bresaola. Anche lo speck è troppo altisonante per la marenna. Ci limitiamo quindi a mortadella, salame napoletano, prosciutto cotto e crudo. Come disse Luciano De Crescenzo, "Siamo angeli con un'ala sola e possiamo volare soltanto restando abbracciati". Il senso di questa splendida frase può essere riferito anche al salume e alla sua "anima gemella".
Il prosciutto deve assolutamente accompagnarsi alla mozzarella, mentre gli altri accoppiamenti, pur essendo alquanto rigidi, non sono trattati alla stregua di dogma incontrovertibili. L'unica limitazione è quindi relativa al prosciutto.
La marenna può anche essere più sostanziosa: in tal caso, il salume di turno verrò sostituito con qualcosa di caldo. Cotolette, carne alla pizzaiola, salsicce... E quant'altro possa venirvi in mente. Se poi si necessità di una marenna supercalorica, all'attore protagonista cucinato, si aggiunge un comprimario parimenti preparato. Esempio: peperoni fritti e tagliati a striscioline, oppure friarielli. I friarielli sono una varietà di broccoli, adeguatamente soffritti in olio e insapiditi da un sapiente uso del peperoncino rosso.

Gli accoppiamenti del genere sono meno rari di quanto si possa immaginare. In tal caso, la marenna è in grado di fornire un apporto calorico pari a quello di altoforno.

L'altro elemento, l'ultimo, non è commestibile (se non per sbaglio), essendo costituito dall'involucro esterno. Come si avvolge una marenna? Semplice. Dipende dal grado di riservatezza (o segretezza, addirittura!) che si decide di ottenere. Possono essere usati:
a) la carta che avvolgeva il pane;
b) carta velina;
c) carta alluminio;
d) fogli di giornale
e) tovagliolo o straccio a quadroni.

Queste sono le scelte più comuni, naturalmente non mancheranno i tamarri che esulano dalla lista.

Il tamarro avaro opta per la soluzione a). Non necessità di ulteriori acquisti: la carta è la stessa consegnatagli dal fornaio.
Il tamarro fine (sempre nei limiti delle sue possibilità) sceglie tra la b) e la c). La carta velina è forse troppo indiscreta, mette a nudo la marenna, mentre l'alluminio riflettente ne lascia intravedere soltanto la forma. Il tamarro misterioso usa l'alluminio.
Il tamarro istruito usa i fogli di giornale. Giornali del calibro di "Cronaca Vera". Se poi sono quotidiani, in genere si tratta di numeri risalenti al passato... remoto.
Il tamarro di campagna si serve invece del classico fazzolettone rosso con strisce bianche intersecantesi fino a formare la classica quadrettatura a larghe maglie. Dopo aver consumato il pasto, viene usato anche per pulirsi la bocca e le mani.
Perché la marenna sporca, per forza. Non c'è possibilità alcuna di sottrarsi all'unto che avanza. In passato, durante i periodi di pestilenza, i tamarri erano spesso scambiati per untori e venivamo lapidati insieme. E poi quando ci si sporca, il cibo ha tutto un altro gusto. Il gusto della libertà, il gusto dell'evasione, il gusto del proibito. Infrangere le regole del galateo, del buon senso, della buona creanza e della civiltà... la marenna è anche una tacita sfida all'ordine costituito.

Dopo aver introdotto icona della vita tamarra, passiamo alla marenna vera e propria: eccovi alcune ricette, con le dosi relative alla preparazione per una persona... ehm, per un tamarrone.

Sfilatino classico prosciutto e mozzarella
1 Sfilatino; 80 g prosciutto ; 1 mozzarella di media grandezza tagliata a grandi fette; 1 "fronna" di insalata.

Cuozzo di pane cotenna e fagioli
1 Cuozzo di media lunghezza; 1 grassa braciola di cotenna di maiale; fagioli in salsa piccante qb. Da consumare possibilmente calda o tiepida.

'Mposta salsiccia e friarielli
1 'Mposta; 3 cape di sasiccia tagliate in senso sagittale; 1 piattino di friarielli.

Palatella cotoletta e piselli
1 Palatella o 1/2 palata; una cotoletta, preferibilmente di carne rossa; piselli con cipolle e cubetti di pancetta.

Filoscio.
1 'Mposta di pane; frittata di 4 uova, con formaggio, pepe e aromi vari.

Filoscio alla mozzarella
Durante la preparazione della frittata, aggiungere mozzarella (o provola).

Filoscio con cipolle
Come sopra, ma con le cipolle al posto della mozzarella. Questa marenna è un tantino pesante.

Marenna fegatelli e cipolla
2 Sfelle di pane (la sfella è una fella tagliata al centro di una forma di pane centrale: raggiunge una lunghezza anche di 60 cm); 3 fettine di fegato rosolato in un composto di olio, sale, pepe e cipolle. Aggiungere anche cipolle tagliate a fette, crude. Questa marenna è pesante. Non si consiglia pertanto ai tamarroni lavoratori.

Sfella cicoli e ricotta
2 Sfelle; 150 g ciccioli di maiale freschi; una piccola forma di ricotta. Questa marenna è indigesta al 95% della popolazione terrestre.

Poker di salumi
1 Palatone; 50 g salame napoletano; 50 g prosciutto; 50 g pancetta; 50 g capicollo. Non sovrapporre i salumi, ma disporli in zone ben delimitate del palatone, onde evitare indesiderate contaminazioni tra i gusti.

Frittata di Maccheroni


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