Lkl Skywalka

Il tamarro a scuola

Molti tamarri, stranamente, possono vantare un titolo di studio. Da indagini svolte presso tutti gli istituti scolastici del Bel Paese, si sono avuti risultati sconfortanti ma prevedibili. Il titolo di studio è, nel 95,3% dei casi, la pagella della III elementare. Il 4% dei tamarri riesce addirittura a conseguire la licenza media. Il restante 0,7% si iscrive alle superiori, che, agli occhi offuscati dalla demenza senile precoce del tamarro, vengono scambiati per centri ricreativi. E, almeno in questo, mi sento di dar ragione al tamarro, visto che la scuola in Italia è semplicemente una farsa (ndLkl: scusate la piccola parentesi polemica). Partiamo dall’iscrizione. Terminate le medie, il tamarro si trova di fronte ad un enigma insolubile: quale indirizzo scegliere? Visto che l’unico indirizzo che conosce è quello del suo pusher di erbacce varie, il tamarro opta per la scelta meno meditativa: una sana, comoda selezione a random. Il tamarro si ferma fuori alla sala giochi (anzi, non si ferma, visto che già si trovava lì) e aspetta qualche compare motorizzato. L’abominevole energumeno arriva, avvista il suo simile [si dice che i tamarri siano il frutto della clonazione mal riuscita di un broccolo: derivando quindi dallo stesso ceppo (di verzura) sono tutti simili tra loro, fisicamente e psichicamente (anzi, si somigliano più psichicamente, specie nel quoziente intellettivo dal valore negativo)] e si ferma. Classica frenata tamarra con derapata e stridio del cerchione sul marciapiede (nella bravata tutte le parti in gomma della ruota si sono usurate del tutto). Sostituzione della ruota e via. La coppia di cog… ops, di tamarri, va alla deriva per le strade della città. Ad un certo punto, giungono nelle vicinanze di una scuola, un Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici. Tra la folla di studenti che hanno bigiato la scuola (il "filone" è ormai un’usanza talmente consueta che tra poco verrà inserita di default tra le attività extra-scolastiche), avvistano delle ragazze di bell'aspetto, brutto carattere e voce dalla cadenza repellente. Insomma, la classica bella e fatale (bella quando sta zitta, fatale quando apre la bocca). La scelta è stata fatta. Il tamarro avrebbe anche potuto scegliere un liceo scientifico, inconscio del fatto che il titolo (che comunque mai avrebbe conseguito) gli sarebbe valso a qualcosa solo nel caso di una inopportuna inscrizione all’università. Infatti l’università (così come il liceo classico) è fortunatamente esente dalla piaga, essendo dotata di strutture atte all’eliminazione fisica dei tamarri. Gli elementi superflui, sono costituiti in questo caso dai fighetti, ovvero esseri altezzosi, vanitosi, egocentrici e, a volte, androgini. Dopo questo breve excursus, torniamo alla genia che più ci tange. Effettuate le pratiche per l’iscrizione (i tamarri fruiscono di procedure semplificate, che si estrinsecano nel solo pagamento degli oboli, visto che comunque non giungeranno mai al diploma), il tamarro fa ormai parte dell’I.P.S.S.C.T. Primo giorno di scuola, prima assenza. Secondo giorno di scuola, le assenze salgono a due. Terzo giorno di scuola, venerdi, è una trinità di bigiate. E poi viene, il sabato e l’intero istituto non entra. La prima settimana di scuola è passata, lunedi si ricomincia. Sembrerebbe strano, ma il tamarro entra, finalmente! Raggiunge la sua aula (dopo averle visitate tutte). Giunge giusto in tempo per l’appello (dato il ritardo della professoressa di 40 minuti). Appello che inizia e vede il tamarro levare la mano già al primo nominativo. La professoressa, vedendo due mani alzate, rimane perplessa. Due omonimi? Due cretini? Un solo cretino? Buona l’ultima ipotesi. Il tamarro si rivela come tale e tenta di spiegare il motivo per cui ha alzato la mano. Vuole uscire, si esprime a gesti, l’unica cosa che sa dire bene è "cioè", sempre inserita in un contesto perennemente estraneo all’interiezione in argomento. La professoressa spiega che non è possibile uscire alla prima ora, il tamarro sembra non capire, e veramente non è in grado di capire, ritenta e la professoressa, impietosita dalla palese inutilità del soggetto che la fronteggia, acconsente. Il tamarro esce, inizia a fare confidenza con struttura. Incontra le prime ragazze nei corridoi (nelle scuole italiane il 92% degli studenti è a spasso, il 6% è nei bagni e il 2% si trova in classe), gli rivolge le prime frasi sconce che gli affollano la mente, riuscendo ad essere bellamente snobbato. Evidentemente le ragazze in questione erano di ben altra pasta. Senza colpo ferire, si dirige verso i distributori automatici di snack e bevande, risoluto a lasciare un segno indelebile nella memoria dell’istituto. Giunto in loco, preme un tasto e si rende conto, con disappunto estremo, che il corrispondente dolciume non viene erogato. Sulla sua faccia si dipinge un punto interrogativo. Dopo due minuti di immobilità assoluta, il punto interrogativo subisce una trasformazione repentina, morphando in un punto esclamativo. Forse ha capito, ha scovato l’errore. Evidentemente non ha agitato abbastanza il distributore. Con una presa saldissima, inizia a scuoterlo. Nel frattempo, un gruppo di tamarri osserva ammirato quello che sarà il loro leader carismatico, il loro capo indiscusso. La dimostrazione di forza da i suoi frutti: la iattura umana ottiene un ricco bottino, due sacchetti di patatine e uno snack al cioccolato. I suoi simili gli si avvicinano, lui nasconde la refurtiva seguendo il suo naturale istinto alla ricettazione. Nel loro gergo orrido si presentano vicendevolmente. Una nuova micro-comunità si è creata, il tamarro ha trovato qualcuno (o meglio, qualcosa) con cui socializzare. Anzi, non si tratta proprio di ciò, visto che il tamarro non ne è capace, essendo il suo encefalo meno sviluppato di quello di insetti sociali quali le termiti o le formiche. Diciamo che da oggi in poi quello che faceva in sala giochi, continuerà a farlo in ambito scolastico. Il branco, privo di una meta precisa, inizia a vagare ovunque, giungendo nei meandri stessi dell’istituto, luoghi di cui neanche il custode percepisce l’esistenza. La massa urlante inizia a conquistarsi le antipatie degli studenti normali, ingrandendosi contemporaneamente grazie al reclutamento di nuovi compagni di tamarrate. Quando rientrano in classe, è la fine della terza ora. Il professore della quarta ora entra, osserva schifato l’individuo e usufruisce ex abrupto (ndLkl: spero che si scriva così!) di un periodo di vacanze di circa 4 anni. Priva dell’insegnante, la classe è abbandonata a se stessa. Il tamarro inizia a mettersi in mostra, scaccolandosi in pubblico con l’ausilio di una scopa chiesta in prestito al bidello accondiscendente, appoggiando le poderose calzature sul banchetto, preparando contemporaneamente uno spinellone formato famiglia. Tempo 1/10 di nanosecondo, i suoi "compagni" di classe gli si allontanano, come le onde concentriche che si creano attorno ad un ciottolo lanciato nell’acqua. Il tamarro nota la reazione (qualche cosa riesce a capirla anche lui…) si dirige con aria spavalda verso uno qualsiasi dei ragazzi (notate la sproporzione di età tra i due: il ragazzo qualsiasi ha 14 anni e il tamarro, essendo un pluri-ripetente anche dell’asilo, ne ha ben 21), con la scopa ancora infilata nel naso. Mentre sta per parlare, alla sua gutturale maniera, entra il professore della quinta ora, che vedendolo in tale guisa, decide di sospenderlo per 3 giorni. Detto, fatto. Nei giorni seguenti il tamarro continua a ripresentarti, per non tagliare i legami col branco selvaggio conosciuto a scuola. Ormai il marciapiede sito di fronte all’ingresso principale sembra una succursale del circoletto. I tre giorni volano, il tamarro rientra a scuola. La classe geme, il periodo di tranquillità è finito. Il tamarro continua nell’attività che gli riesce meglio, attivando la modalità "rompi8a//&". Il suo obiettivo è l’intera classe. Tutti lo guardano come si guarda una cacca rimasta appiccicata sulla suola di una scarpa. Lui, indifferente, continua con indomito stoicismo a infastidire tutto e tutti. Intanto i distributori sono stati immobilizzati al muro con l’ausilio di viti a pressione lunghe 15 cm. Il tamarro passa alla fase due dei suoi atti di vandalismo: rompe il vetro e si appropria comodamente di tutto, coadiuvato dai suoi amici. Entro l’ora successiva il distributore, ormai inutilizzato, viene sostituito con un modello blindato e refrattario alle comuni armi nucleari. Il tamarro è stato beffato. Ritorce la sua furia distruttiva sui termosifoni della sua classe. Li sradica dal muro, lanciandoli dal 1° piano. La classe è inondata di acqua calda e tutta la scuola, allarmata dal sordo rumore del termosifone che piomba al suolo, si sporge dalle finestre. Il tamarro è felice, ha fatto qualcosa di cui essere fiero. Il consiglio scolastico vorrebbe espellerlo dalla scuola (anzi, in verità vorrebbero assoldare un killer), ma gli viene riconosciuta l’incapacità di intendere e di volere. E’ salvo, questa volta. E intanto, novembre è giunto. Iniziano le prime agitazioni: scioperi, sommosse, rivolte, votazioni. Votazioni per cosa? Semplice, si deve scegliere tra "autogestione" e "occupazione", totale o parziale che essa sia. I 1200 studenti si riuniscono nella stanza dei congressi, lo sfoglio dei bigliettini incomincia. Il tamarro nel frattempo girovaga innervosito e senza meta per la scuola. Tra i messaggi scritti sui foglietti di carta si leggono cose strane, tipo "occupazione spaziale", "autoingestione", "autostazione", "occupanzione speciale" e altre scempiaggini della stessa risma. Segno evidente che il tamarro sa scrivere (o almeno ci prova) e che ha votato. I normali studenti sono propensi all’autogestione e accolgono con un sospiro di sollievo ogni voto favorevole. I tamarroni vogliono a tutti i costi l’occupazione totale e approvano ogni voto propizio con un boato eccessivo, sgradevole e volgare. La votazione continua incerta: occupazione… occupazione… autogestione… occupazione… autogestione… autogestione… autogestione… L’esito è quanto mai paritario, tutti trepidano nell’attesa. Ma alla fine, a sorpresa, l’occupazione prevale. E’ un duro colpo per gli umani, un’occasione per festeggiare per i loro avversari sub-ominidi. Giorni di feste sfrenate si profilano all’orizzonte. Due giorni dopo (la votazione è stata effettuata, strategicamente, di sabato). I tamarri si presentano gasati come non mai, pronti a dare il meglio (che poi sarebbe il peggio per un individuo della progenie umana). La loro concentrazione nell’istituto è elevata quanto non mai: l’edificio è nelle loro mani. L’assoluta anarchia regna, i tamarri, accompagnati dalle cozze, fanno quello che vogliono. Purtroppo. Per una sorta di spirito di conservazione della specie, i tamarri si accoppiano durante le lunghe nottate trascorse accampati nelle aule. Già, nottate, visto che si tratta di occupazione totale. I tamarri procreano all’impazzata, anzi, gettano le basi per la procreazione prossima. Dimentichi delle cause che hanno portato a tale situazione, i tamarri sfogano i loro istinti più bestiali e violenti su suppellettili, attrezzature scolastiche, sale informatiche, laboratori… Nulla scampa all’ottava piaga d’Egitto (giunta forse un po’ in ritardo…), i banchi vengono spaccati in due, le sedie sono private delle parti in legno, le lavagne vengono spaccate lanciandogli contro gli armadietti. La scuola sembra sempre più la Berlino bombardata durante la seconda guerra mondiale, segnata dalle distruzioni e resa fumosa non dalla polvere, bensì dai derivati della combustione di strane sostanze erbacee (si pensa che siano forme di vita vegetale ritrovate sulla superficie di un piccolo meteorite caduto nella zona, subito avvolte nella classica cartina e indi consumate). Passare di corsa tra uno solo dei corridoi fumogeni (altro che sobborghi di Londra!) significa andare incontro ad un’overdose certa. Naturalmente i gaurri ne sono immuni. Intere aule sono occupate dai cocci di bottiglie infrante (sono i rimasugli delle continue e abbondanti bevute collettive). Neanche i bagni sono rimasti illesi. Gabinetti spaccati in mille pezzi, lavandini sradicati dal muro, fontane rivolte verso l’alto che proseguono nell’azione di allagamento causata dall’eterno zampillo, bisogni umani solidi e liquidi depositati un po’ dappertutto. Né più né meno che una versione in scala ridotta di uno qualsiasi dei gironi infernali. Intanto le urla non scemano mai di potenza (chi si è azzardato a passare con l’oscurità nei pressi di quella che una volta era la scuola, ha parlato di un intero edificio posseduto da un poltergeist). L’ultimo fase dell’occupazione è quello delle feste: dotatisi di attrezzature atte alla diffusione di rumori a bassissima frequenza, gli occupanti organizzano demoniaci festini, versioni malefiche di antichi baccanali greci, orgiastiche rimembranze di tribali sacrifici offerti ad un dio sanguinario. Ben presto (entro i primi 7 secondi) la "festa", partita in sordina, degenera in una gazzarra peccaminosa e sfrenata: esseri immondi che si dimenano freneticamente sulle più squallide e cacofoniche note di un brano underground ultra-commerciale, mixato con un remix tecno-jungle di "O’ surdato nnammurato". Non chiedetemi quale empio DJ abbia operato a tale connubio, che definire "musica" equivarrebbe ad essere accusato di eresia nel periodo dell’Inquisizione spagnola. I decibel aumentano esponenzialmente, il caos ha raggiunto ormai il livello del Big Bang sovrapposto all’impatto del meteorite che fece estinguere i dinosauri 65 milioni di anni fa. Fasci di luce psichedelici squarciano l’oscurità all’esterno della scuola. Gli abitanti del luogo iniziano ad allarmarsi, chiamano spaventati le autorità dicendo che i Marilyn Manson stanno tenendo un concerto accompagnato da uno spettacolo pirotecnico in un deposito di esplosivi. Intervengono artificieri, pompieri, fiamme gialle, carabinieri, poliziotti, agenti del N.A.S., teste di cuoio e Navy Seals. Sfondato il portone ingresso, i gendarmi si rendono subito conto di come le cose stanno andando veramente: l’abnorme massa ubriaca e assordata si dimena all’unisono in un ritmo infernale ballato in una cappa micidiale di fumi (che certamente non hanno origine dalla combustione di incenso). Dopo un iniziale e comprensibile smarrimento, tutti i militari accorsi iniziano la loro opera di repressione, menando manganellate a destra e a manca, cercando, possibilmente, di colpire organi vitali. Gli occupanti tentano di reagire, ma sono in minoranza numerica e sono destinati ad avere la peggio. E’ insito nel loro DNA, comunque: il tamarro nasce perdente. Gli ultimi, recalcitranti esseri vengono riportati alla ragione da dosi abbondanti di calci volanti e pugni infuocati. La scuola è stata liberata, ma il bilancio è tragico: a parte le vittime tra i tamarri (che avrebbero dovuto essere molte di più), la scuola è stata danneggiata sin nelle fondamenta e sarà inagibile per alcuni anni. Niente è rimasto integro, a parte un muro maestro in palestra. Sfortunatamente non è crollato seppellendo i tamarri. La loro eliminazione fisica è toccata alle Forze dell’ordine (che, avendo assolto al compito con incredibile solerzia, dimostrando un attaccamento al lavoro inconsueto e certamente degno di nota, vengono premiati con una medaglia al valore). Dopo la cattura, i capi della rivolta (o gli organizzatori della festa, è uguale) vengono portati di peso al commissariato, ove vengono sottoposti a interrogatorio. Perché hanno sfasciato la scuola, se il motivo per cui si protestava era la fatiscenza delle strutture? Nessuno (a parte il tamarro) lo saprà mai. I tamarri necessitano di nuove strutture da devastare con cadenza annuale, per procurarsele non fanno altro che traslocare nelle scuole ove la protesta ha dato i suoi frutti. Devastato un istituto, si passa, col nuovo anno scolastico ad un altro edificio da radere al suolo. Difficilmente, con una simile condotta scolastica, si riesce ad andare avanti. E infatti non è raro assistere a scenette comiche tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Provate ad appostarvi nell’androne di un qualsiasi istituto superiore, in occasione dei quadri di fine anno. Vedrete individui ultratrentenni vestiti nel più inconfondibile stile tamarro prendere nota dei loro risultati scolastici: in pratica una lunga sfilza di N.C. , valori numerici oscillanti tra il 2 e il 3, con l’unica eccezione del 10, alla voce condotta. Non stupitevi, non si tratta del voto: si tratta degli anni di galera che il tamarro dovrà scontare in un carcere americano di massima sicurezza. Le scuole non sono ancora al sicuro, comunque… Ricordate gli accoppiamenti effettuati durante il periodo d’occupazione? Il trentaseienne studente del primo anno ha un figlio che ormai ha l’età giusta per l’iscrizione alle superiori… (ndGian Battista Vico: ;___; la storia si ripete, sigh!).


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