Lkl Skywalka

Altro senso

Perché? Perché ieri era vivo e oggi no? Perché si muore e perché si vive? Perché continuo a chiedermi perché? Quand'è che gli interrogativi hanno trovato risposta? E perché dovrei chiedermelo io? Tanto la risposta non la conosco, è sicuro. Te ne accorgi quando non ci sono più, che scoperta. Non era troppo chiassoso, non ha mai dato fastidio. Una compagnia discreta. Di certo non aveva bisogno di urlare per far sapere che esisteva, per farti sapere che se ne avevi bisogno, lui era li. Potevi vederlo anche nel buio, per quanto era nero. Bastava che scodinzolasse, il riflesso biancastro sulla sua folta coda. E ti rendevi conto della luce, che c'era, e di lui, che c'era. Capivi che non esiste il buio assoluto, a meno che non si sia ciechi. Il buio sto forse iniziando a capire soltanto adesso cosa sia, se è vero che il buio è la fonte di tutte le paure della nostra povera razza. Anche se siamo noi, sempre, a farci del male, ma non voglio piangermi addosso. E non adesso. Certo, la colpa è anche mia, se non soltanto mia. L'ho lasciato scappare, ho lasciato il guinzaglio e lui ha rincorso i suoi istinti primordiali. Solo che ai primordi non era contemplata la possibilità del traffico della metropoli. Al limite venivi calpestato da qualcosa più grande di te, opera di una Mano superiore, ma comunque non dalla mano dell'uomo. E l'uomo dov'era quando gli animali già erano? Seppellito nel corpo di una scimmia, nascosto tra le sue cellule, finchè l'evoluzione non ha deciso di liberarlo. Io l'ho liberato, seppur involontariamente: come ringraziamento, si è infilato tra le ruote di un camion. Di quelli grandi, con rimorchio. L'autista, neppur tanto grasso come ce li fanno immaginare, era distratto. Come se non avesse dovuto curarsi di niente che non camminasse su due gambe, capace di parlare e di fare del male. Se non è un uomo, che muoia pure, tanto non c'è legge che ti incatena se, casualmente, investivi un cane. Si poteva parlare di caso? E davvero ci siamo liberati dalle maglie dei primordi soltanto per infilarci tra le ruote di un orrore meccanico?
Mi son sempre chiesto come facessero gli animali, specie i cani, ad avvertire la nostra presenza a distanza, senza far uso di quella vista di cui noi abusiamo, specie per cogliere quanto più riteniamo importante, e cioè l'apparenza... Certo, gli animali hanno i sensi più sviluppati, di diversi ordini di grandezza, su questo non mi sento in grado di discutere. Dovranno pur sopperire alla loro mancanza d'intelligenza? Un attimo, sarà davvero una deficienza intellettiva, la loro? Credo si possa parlare di una qualità diversa di intelligenza. Ognuno ha l'intelligenza che gli serve, per quel che deve fare. Anche questa è evoluzione. Non ci si evolve soltanto lesinando sul numero di zampe che occorrono per camminare.
Comunque adesso inizio a capire. Non troppo, però. Sto comprendendo segreti che nessuno mi ha riservato e nessuno saprà spiegarmi perché sia capitato proprio a me. Purtroppo ragiono ancora, per fortuna non so per quanto ancora la lucidità riuscirà a non precipitare. Spero che succeda presto. Altrimenti cosa faccio? Impazzisco? Ma per carità, è ciò che desidero più ardentemente da quando è successo. Non sono un genio e non è successo che ieri, ma credo di star capendo cosa mi succede. Non è stato come quando ci si avvia verso una salita. E non è stato neanche come quando si tenta di scalare una montagna. E' stato come trovarsi di fronte ad una scala a pioli, di quelle che corrono parallele al muro. E i muri, si sa, difficilmente non sono perpendicolari al terreno. E' come afferrare il fondo di una fossa e rigirarlo, come si può fare coi guanti. Ho avuto tutto, subito. Adesso devo solo abituarmi, non dico scoprire. Credo di aver già scoperto tutto, ma gli ultimi barlumi di umanità del mio cervello cercano di opporsi, di convincersi che il mio è un corpo umano e deve funzionare come tale. Ma è una battaglia persa in partenza. Fatti, non pensieri... come slogan fa schifo, ma descrive bene la mia situazione. Per quanto non sia in grado di farvi capire cosa stia provando. Come si fa a spiegare ciò che non si comprende?
Me ne sono accorto quando le ruote (la ruota, quella anteriore sinistra) gli ha schiacciato il cranio, quando quella testolina così sveglia e mobile si è trasformata, con la rapidità di uno schiocco, in una poltiglia di un colore che mai dimenticherò e mai sarò in grado di classificare e riconoscere, se mai dovessi essere così sventurato da assistere nuovamente ad uno spettacolo simile. Ho avvertito la sua presenza, ma era così evanescente, così trasparente, così... impalpabile, che mi sto convincendo di aver avuto una allucinazione dei sensi e della percezione. Mi sono avvicinato come intontito, avrei voluto intontirlo ma mi faceva schifo, ormai: è incredibile la rapidità dei mutamenti delle reazioni umane. Fino a poche ore prima, mi facevo leccare, lo accarezzavo. Adesso toccarlo soltanto, mi faceva ribrezzo. Forse perché adesso sapevo com'era fatto all'interno, forse perché era talmente morto, che toccandolo avrei creduto di profanare un guscio dal cui la vita fosse esalata miliardi di ere prima... Non c'è differenza tra chi è morto da un secondo e chi da un millennio: siamo noi e il nostro tempo a crearla. Ma la differenza non c'è, ci illudiamo, lo facciamo per dimenticare. Torno a casa. Sono investito da una sarabanda di sensazioni, non ero mai stato così sensibile, mai avevo lasciato che gli odori mi fluissero nel cervello, forzandomi le narici. Ma stavolta non avevo scelta. Stavolta potevo soltanto obbedire.
Che follia, che idea stramba. Obbedire come un cane?
E il dubbio stava divenendo certezza. Avete mai provato a sgretolare un pezzo di ghiaccio con un ago? E' molto facile. Ponete l'ago in un punto qualsiasi e iniziate a batterlo dolcemente sulla cruna. Prima si insinuerà, subdolo come un sospetto. E poi vedrete il ghiaccio sgretolarsi e anche il più piccolo dubbio verrà sgretolato dalla certezza.
Adesso so.
Ho acquisito i sensi del mio cane.
E non riesco a spiegarmi perché sia dovuto succedere proprio a me. Chi ha gettato il dado? Chi ha estratto il mio numero? I suoni mi opprimono, mi sta scoppiando la testa. Non vedo bene come prima, quella vista di cui tanto mi vantavo coi miei miopi amici, è caduta in un limbo di cui non conosco la posizione. Vedere, comunque, non è più così importante come prima. Eppure ho sempre creduto che la vista sia il senso più inscindibile alla percezione della realtà. Ma ha più senso ragionare come ragionate tutti voi? Non sarebbe meglio, per me, spegnere il lume della ragione? Non avrò bisogno di staccare la spina per vedere la lampadina ammutolire. Sento che i fili si stanno sgretolando, posso immaginarli, posso vederli mentre la gomma che avvolge il rame si fonde. E posso vedere il rame che inizia a spezzarsi... Passo davanti ai palazzi che prima nascondevano gli occupanti all'ombra rassicurante e solida dei portoni. Adesso non riesco a guardare ad una porta come ad una soglia, come alla divisione tra fuori e dentro. Non vedo all'interno delle cose (mi sovviene di quell'uomo che impazzì guardando quel che si trova fuori dell'universo, se questo ha un limite e se sappiamo cosa sia un limite), ci mancherebbe. Ma sento, all'interno delle cose. E non con le orecchie. Quelle sono impegnate, pure troppo. Il rumore aumenta, cerco di percorrere vie secondarie, zone poco abitate... ma a che pro? Dovrò seppellirmi in una camera insonorizzata? Per far che? Non vivrei, così... Ma non voglio neanche impazzire!
Credevo che il rumore fosse lo strombazzare degli automobilisti maleducati e impazienti; credevo fosse il rombo catarroso e irregolare di un vecchio camion; credevo fossero le grida dei muratori che cercano di comunicare sovrastando gli altri rumori, gli altri rumori forti. Adesso so cosa sia il rumore. E' matematico. E' la somma delle discussioni a bassa voce tra un ragazzo e una ragazza. E' il pianto di un bambino. Eccolo, un altro bambino che piange. Ma cosa ci sarà da piangere a quell'età? Se strepiti nella culla, cosa farai quando sarai abbandonato e solo tra la folla? E' il rumore di una casalinga che fa le pulizie. E' un accendino che viene usato da un qualsiasi fumatore. E' il fruscio delle suole di un paio di scarpe in pelle, di quelle marroni, che odorano di cuoio come se si indossasse una vacca ancora viva. Non mi sono mai piaciute, adesso le odio. 1 rumore + 1 rumore + 1 rumore + 10 altri ancora=casino, fracasso, mayhem, boato, stridio. Chiamatelo come volete, basta che vi dia fastidio. E' come ascoltare il suono di un gessetto calcato con forza sulla lavagna, trascinato con dovizia. E il rumore che ne deriva è semplicemente l'urlo di dolore del gesso, costretto a diventar polvere dalla mano (guidata dalla mente) di un comune, cattivo ragazzino. Solo che è come se tutti i ragazzini cattivi del mondo fossero d'accordo a torturarmi. Chiudo gli occhi, ma non serve a nulla. Continuo a scorgere le figure che si agitano nella tranquillità delle mura. Potrei provare a strapparmi, ma soffrirei due volte. Suoni, odori, percezioni... E' questo l'istinto? O è altro? O non sono in grado di riconoscerlo? Devo trovare una soluzione. Non mi sarebbe dispiaciuto impazzire, ma non voglio farlo così. Non vorrei che mi ricordassero come "quello che si credeva un cane"...
Un gatto mi taglia la strada, lo vedo mentre attraversa. Lo inseguo, io cerco di ragionare, le mie gambe cercano di correre. Qual è la differenza? Loro riescono nel proposito. Io, non troppo. Il gatto si infila tra le ruote di un camion, con un'agilità che mi lascia attonito, poi ricordo che è un animale. Cerco di fare lo stesso, ma il mio corpo è ancora umano... e lo resterà per sempre. Vedo le gigantesche ruote da 22,5 pollici ingrandirsi, calpestarmi il piede, vedo la mia gamba che si incastra tra la gomma consunta e l'asfalto spaccato dal tempo. La ruota segue il mio profilo come un avventuriero una mappa fasulla, ma verosimile. Sto per perdere i sensi, il dolore è insopportabile, la ruota mi è giunta al bacino. Non gira più adesso, striscia, come un serpente. E' trascorso circa mezzo secondo da quando sono finito tra le ruote del camion, ricordo di aver già visto questa scena oggi, il dolore è insopportabile...

Le sensazioni sono state estratte dalla scatola nera del soggetto in questione, archiviato come TXH 3811. Il soggetto si è spento alle 12.14 del 29 aprile 2039. Il corpo è stato cremato, in ossequio alla legge sullo smaltimento dei rifiuti organici. Fine del rapporto.


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