E. by T.A.

The Sentence

Sempre qui... a dire le stesse cose, è una condanna. Non mi piace trattare bene nessuno tantomeno le parole. Sono sgrammaticato del tutto, privo di predisposizione all'uso sentito della mia lingua madre_ qui ci andava uso scritto ma non suonava_ ..la mia ortografia schizzata è il primo risultato di questo processo e anche l'ultimo, la constatazione passo dopo passo della mia vera natura, del mio esserci, della mia mappa attuale, attraverso questo susseguirsi di parole inutili e scritte male, questo esercizio al quale mi sottopongo di continuo: se una cosa non ti piace ripetila all'infinito. Non voglio farmi male eccessivamente, solo capire a che punto sono anzi ricordarmelo ossessivamente. La relazione con il prossimo per me è sempre e solo una metacomunicazione. Non mi interessa assolutamente sentire cosa dice il prossimo: se una tipa mi piace può dire le cose più immonde e stupide a me va bene, le do sempre ragione o almeno a lei pare così, per me è un preliminare alla sua penetrazione questa dinamica, come se prima di metterle dentro il mio pene le mettessi dentro le mie parole, i segni delle mie dimensioni, le coordinate e tutto il resto delle scorie grammaticali di cui sono provvisto. Delle parole di quelli del mio sesso non voglio neanche parlarne_ho pochi amici e ci parliamo poco_ non so che farmene di loro: se mi capita di leggere o di sentire qualcosa che mi incuriosisce davvero è solo perchè prima sono riuscito a macinarla come non appartenente a nessun uomo in particolare, nemmeno a me. Con ogni probabilità tutta la mia critica al diritto d'autore di questi anni è tutta legata a questa mia dinamica interna e alla sua salvaguardia: posso dare senso a qualcosa di espresso solo se non appartiene direttamente a nessun essere umano preciso e in fondo risulto cosi distaccato di fronte alle cose che mi precedono, che mi accadono sempre per la stessa ragione: sono ancora cosi tutte calibrate, riferibili in serie a qualcuno le cose del mondo in cui vivo per esserne interessato sul serio. Faccio fatica, io, ad associare l'essere umano con la parola appartenuta, rivendicata come un vessillo di autenticità quando invece sento a pelle che di tutto è composta la struttura di questo essere meno che di qualcosa di tangibilmente vero, di risucchiabile all'interno delle sue vene. Non sa accettare la morte, il degrado della sua anima, l'inconsistenza del suo stato di cose... come faccio con ciò a distinguerlo dal resto delle cose inanimate che mi circonda? a me immobile. Fortuna che il tempo passa e che questo piano piano mi toglie sempre qualcosa di quella gravità inutile con la quale prima sottolineavo queste mie impressioni. La mia visione del mondo non è pessimistica ne ottimistica...semplicemente non è, ho smesso di guardare tanto non c'era niente di bello più da vedere, di sentire, il silenzio lo trovo più ben detto, dentro una qualunque delle mie relazioni, e tanto più dimensionabile quanto più è ricco, privo di onori e rumori di fondo, incastonato, vuoto dentro il vuoto con il quale recepisco la sensazione di estrema libertà che la mia condanna comporta. Perchè mi sono condannato a vivere così? _che per la prima volta, qui, il termine espiazione possa essere inteso diversamente sia dalla conseguenza di un amore non corrisposto sia da quella colpa o ingiustizia per la quale si stia pagando il giusto o l'ingiusto fio_ Come può una condanna come questa, che non ha nome, essere la mia sola ragione di vita, quelle per cui sei vissuto e vuoi vivere ancora? Non è masochismo l'assicuro ma la lettura, la risposta al quesito non mi appartiene e non la darò, sarebbe un altro alibi che non voglio. Sono condannato e tanto basta, sono libero. Non voglio ne fare pace, ne sapere perchè, ho perso la curiosità di Samsa e scrivo Tales, rinuncio alla dialettica del dialogo, meretrice, a quella che chiamate vita. Io sconto felice la mia pena e non ho altro da aggiungere, da dire, da giustificare, non c'è nessuno, sono solo, affamato, senza fretta, il mio prossimo è il mio cibo ed io sono il pasto nudo della mia donna, la mia troia, io il suo cazzo. Semino sperma e parole sgrammaticate per marcare il mio territorio, lei annusa e capisce dove sono, che ci sono ovunque intorno e dentro di lei, sente il mio odore ed io quello della sua sbroda, deve continuare a darmela non può farne a meno. Poi può dire che cazzo gli pare, non mi interessa. E' la mia condanna e questo è tutto, la mia vita inizia e finisce dentro la sua buca umida, ho studiato solo per questo: il mondo può andare anche in malora ma io sarò dentro la tua buca a schiamazzare e a fare festa.
Waiting for Tales from a Minus Life
from a Minus Life
Waiting for Tales
Paolo è in riva al fiume che piange io mi avvicino lo prendo a calci in faccia per mezz'oretta di seguito e torno nel mio tombino preferito, te, la mia cella, l'ergastolo assoluto, dove creo, espongo, dove pubblico integralmente tutto il mio materiale espressivo e dove riesco a cantare. La mia scatola nera, il palcoscenico greve dove rappresento le farse e le tragedie, dove consumo i miei spectaculae, che ogni tanto allago per dare origine ad una battaglia navale. Chiunque entrasse al posto mio si sentirebbe impotente, affranto, incapace di credere a tanta bellezza circoscritta dentro una buca: peggio per lui. Io immobile dentro di te preparo arricci per l'affresco, trappole per i topi e provo versi che ti faranno schizzare di piacere ogni volta che con le mani li accarezzerai dentro di te. Io vivo dentro una buca, piccola, illuminata soltanto dalle cose che non ho mai detto a nessuno, inventate per te al buio di ogni speranza; una inutile faccia che scrive solo per chi conosce, per te, la più misera e stupida di tutte le cose conosciute al mondo, una buca umida. Se qualcuno mi dicesse di cambiare domicilio risponderei evasivo: "...uhm sapete come sono gli uomini no? quelli semplici come me dico, semplici come le abitudini... si lo so forse starei più comodo in un altra casa, si l'umidità fa male..", risponderei che insomma ci sarebbero una serie sterminata di motivi per i quali mi verrebbe conveniente la cosa ma che io..nella mia buca ho tutto, non potrei separarmene così di punto in bianco, le abitudini lo sapete sono l'aspetto meno mercificabile dell'uomo, l'amore fà il resto. "..no grazie resto qui eppoi con gli acciacchi che ho non posso più cambiare letto come mi pare...si si lo so, l'ho appena detto, è umido qui ma ci sono venuto a stare proprio per questo...forse mi piace soffrire ma qui vorrei morire." In effetti solo te potresti darmi lo sfratto dalla tua buca, affrancarmi dalla condanna, cacciarmi via...ti lascerei anche i mobili e non porterei via nulla... me ne andrei come sono entrato e mi trasferirei sotto i ponti per raccontare ai ratti del fiume il mio amore per te e tutte le cose che ti ho lasciato dentro... si diceva tra la gente che non conoscevo molto che io scrivessi bene.


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