E. by T.A.

Stephen Hero

....La scelta del personaggio è ricaduta a giudizio quasi unanime sull’immagine di un criminale da strada amico di uno dei tanti partecipanti al lavoro: alla sua faccia abbiamo affidato le nostre parole, didascalie animate, i nostri messaggi di violazione, tutto quello che volevamo far dire e risignificare alle immagini di base. Ne è scaturito per il nostro personaggio che abbiamo chiamato joycianamente Stephen Hero un viaggio all’interno di un mondo che inizialmente non lo accetta ma che mano a mano, grazie soprattutto alla curiosità che lui desta nelle dive incontrate nei fotogrammi, riesce se non ad integrarlo quantomeno ad ammetterne l’esistenza ingombrante, destrutturate. La nostra Odissea fotoromanzata si apre con il nostro eroe che appare alle spalle di Daisy che sta potando un fiore mentre l’anziano protagonista le grida di non dare confidenza e finisce con Stephen che gira in calesse insieme con Clark Cable e Vivian Leigh in un triangolo improbabile e divertente in cui non si capisce se Clarke Cable è solo il vetturino che porta a spasso una coppia di innamorati oppure un marito che ha accettato di vivere un menagè a tre alla luce del sole. Uno dei momenti topici del percorso di intromissione e ribaltamento dei ruoli operati avviene quando abbiamo messo l’immagine di Stephen al posto di quella di Chaplin nella firma dell’atto di costituzione della Unidet Artists. Lui va ad abitare a casa di Jean Gabin che inizialmente non ne è entusiasta, fa irruzione in una riunione di boss nel Padrino insieme ad altri suoi amici ma è il sesso femminile, come accennato, che ne decreta il successo nel fotoromanzo virtuale: Kim Basinger se lo fa stampare sulla maglietta, Jean Harlow se lo tatua addosso, Brigitte Bardot fa una scenata di gelosia alla nostra Vanessa per colpa sua. Ci sono momenti di tensione nel lavoro, come quando M il mostro di Dusseldorf cerca di sviare i sospetti su di lui oppure quando il dottor Caligari lo vuole sonnambulo, si salva per caso dalle bombe al napalm di Full Metal Jacket, appare come un ologramma sulla scalinata del Potemkin. Per questo Eisenstein si fa fotografare con lui sul set di Ivan il Terribile mentre si domanda dov’è andato a finire Tissè. Cinestasi è una cosa diversa, non sappiamo ancora se il risultato di questo lavoro può essere considerato, uno sviluppo dell’idea di base sul cinema che ci aveva ispirato all’inizio oppure, strada facendo, si è evoluto soltanto in una nuova idea di videogame veramente interattivo. Quello però di cui siamo certi è che a questo lavoro può essere calzata a pennello la didascalia che chiude il film Underground di Kusturica: questa storia non ha una fine e nel nostro caso questo è più che mai vero, tant’è, che abbiamo proposto alle Biblioteche di Roma, non di proiettarlo com’è, bensì, di poterne riscrivere il senso, il seguito oppure tutti e due con quanti vogliano parteciparvi, nel corso di una sessione didattica dedicata alla multimedialità organizzata da loro. Amen. Speriamo soltanto che non si rimangino l’impegno di collaborazione preso.

Non sapevamo in E. by T.A. Network se saremmo riusciti a fare di Cinestasi un prodotto fruibile e non ne siamo ancora sicuri. Ogni volta che lo guardo sembra esplodermi in mano e scruto in ogni anfratto di esso possibilità di rigetto, modificazioni eluse, musiche inclassificabili, anodinità sottintese, buchi neri e sabbie mobili. A chi attribuire queste colpe? Gli unici a non partecipare alla sua realizzazione erano quelli che non c’erano.


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