E. by T.A.

Sulla Conoscenza di Retroguardia
ovvero sulla mancata conquista di una conoscenza non parziale

C'e poco da essere entusiasti di questa levata di scudi. C'è il rischio di scambiare un'azione ininfluente e conservatrice in una giusta battaglia di contrapposizione all'establishment tecnologico. Proprio quello che il potere in genere vuole: far muovere i suoi antagonisti su terreni che a loro sembrano destabilizzarlo ma che invece neppure lo scalfiscono. Questa è una sottile dinamica che il potere nelle democrazie tecnologicamente avanzate predilige per mantenere le sue posizioni e conservarsi immutato. Costringere i suoi antagonisti a giocare di retroguardia facendoli credere di stare a combattere per qualcosa invece di effettivo e fortemente auspicabile. Analizziamo un caso concreto di questa dinamica. Da molte persone in Rete ho sentito affermare che bisogna opporsi in tutte le maniere al tentativo di Microsoft di soppiantare Java. Motivazioni del tipo: non imparerò un altro di linguaggio di programmazione solo perché a Bill Gates fa piacere oppure è un tentativo per buttarci fuori dalla Rete e marginalizzare da Internet parte delle istanze di comunicazione tecnologica veramente libera e autogestita che di Java hanno fatto il loro protocollo di comunicazione. Una vera e propria levata di scudi. Bene premesso che tutte queste motivazioni sono abbastanza fondate per quanto riguarda le intenzioni da parte di Microsoft e che effettivamente attraverso questo tentativo di soppiantare Java con altri active server languages si cerca di imporre di fatto il proprio modello di sviluppo nella Rete c'è tuttavia da precisare che effettivamente Java è un linguaggio viziato da una serie di inadeguatezze rispetto alle esigenze di sviluppo della rete che vanno sempre più spingendosi verso una maggiore potenza delle connessioni finalizzata alla massima compenetrazione tra dati audio, video e alla velocità con cui questi dati devono arrivare infine fruibili all'utente. Orbene c'è da precisare che Java a parte il merito della sua portabilità non si può certo dire che sia il massimo per rappresentare adeguatamente in termini di applicazioni le linee di sviluppo tendenziale della Rete che abbiamo appena evidenziato. A questo fine non mi sembra ci siano dubbi circa il fatto che linguaggi tipo il Perl o l'Asp siano più adatti, flessibili e veloci. Il fatto stesso che non abbiano bisogno di Virtual Machine per girare su piattaforma mi pare un dato incontrovertibile circa il loro sempre maggiore utilizzo per realizzare applicazioni sui server. Detto ciò in questa strenua difesa del Java, chi è conservatore e non al passo con i tempi: noi o Microsoft? Senz'altro noi. E' inutile difendere qualsiasi posizione che si sa superata. Si rischia di fare la fine degli esuli russi che dopo la Rivoluzione d'Ottobre si riunivano nei clubs letterari di mezza Europa rivangando il bel tempo che fu (vedere Nabokov "Il Dono"). Proprio quello che vuole il potere. Farci combattere delle battaglie che hanno come tema del conflitto qualcosa di completamente inoffensivo per esso. Scusatemi se mi ripeto quasi ossessivamente. Tra l'altro la questione del Java si Java no, di per sé, non sarebbe neanche da menzionare, tanto è anodina, se non ci desse l'occasione per riflettere sullo stato delle cose e su come si può affrontare con maggiore potere di critica e conoscenza un problema, questo si veramente cruciale, per il futuro della Rete e della libertà di espressione e cioè: invece di combattere guerre di retroguardia, come contrapporsi efficacemente allo strapotere esercitato da Microsoft e dal potere tecnologico in generale che giocando sottilmente sull'obsolescenza di una conoscenza parziale fa si che la maggior parte delle istanze di autogestione in rete venga rimarginalizzata ogni qual volta raggiunge un certo grado di coesione e partecipazione attiva nella diffusione e costruzione di conoscenza? Bella domanda eh? Anche perché quello che sta avvenendo con Java si potrebbe ripetere ogni qual volta l'establishment lo riterrebbe funzionale ai suoi scopi e noi lì ogni volta a ricominciare da capo oppure a levare scudi inutilmente. Sembra che non ci siano vie d'uscita e che i poteri forti specialmente riguardo alla gestione della conoscenza debbano sempre avere la meglio. Abbiano sempre la facoltà di dire l'ultima parola e di farci giocare di retroguardia nonostante i facili entusiasmi che ci prendono come ci pare possibile che non sia così. Cosa sbagliamo da parte nostra per ritrovarci sempre più o meno allo stesso punto di partenza? E' possibile intravedere una possibile via d'uscita da questo circolo vizioso? Dobbiamo rassegnarci? Cosa c'è che non va in tutti gli sforzi che abbiamo fatto per stare al passo con i tempi e l'evoluzione tecnologica? Mi pare ora il caso di dire qualche parola su cosa c'è alla base di questo fenomeno di riappropriazione e esercizio libero della conoscenza che ci ha visti tutti più o meno partecipi, nella Rete soprattutto, in questi anni. Un movimento spontaneo che ha lasciato sperare a milioni di persone che forse c'era una possibilità di cambiamento vero nell'assegnazione dei ruoli all'interno della società e nella circolazione delle idee. Qualcuno ha parlato di Nuovo Rinascimento Tecnologico e di quant'altro. Dunque alla base di tutto questo c'è da una parte il lavoro duro applicativo di persone che faticosamente si sono appropriate di almeno un linguaggio di programmazione al di fuori di ogni accademismo e confidando soltanto sulla loro curiosità e tenacia alimentata dalla voglia di capire, partecipare a quanto di nuovo si capiva stava nascendo: questa è veramente una pietra miliare di questa storia, la parte sicuramente più bella e entusiasmante. Dall'altra il rovescio della medaglia c'è parte delle stesse persone che una volta capito il meccanismo e impossessatesi in qualche maniera di ciò che gli occorreva ha pensato che questa acquisizione di conoscenza fosse, diciamo cosi di carattere assoluto, non una conoscenza di transito ma quasi uno status da difendere, a denti stretti, un po' come in grande scala fa il potere; hanno perso per così dire tutta la bontà della premessa coltivando l'utopia di possedere qualcosa di non parziale, di definitivo qualcosa che, magari soltanto nel loro microcosmo, gli avrebbe garantito il pregio e il rispetto sociale della piccola crew di cui facevano parte. In parole povere hanno interrotto gli studi, per narcisismo hanno creduto che la loro conoscenza fosse rivendicabile comunque, dimenticando che la conoscenza non può mai essere acquisita definitivamente, che va alimentata, lasciata crescere giorno per giorno e che non c'è spazio nella sua lievitazione effettiva per nessun tipo di narcisismo, neppure quello tecnologico. Mi rendo conto di questo ogni qual volta che parlando con un individuo appartenente a questa crew sento una certa supponenza nel suo discorso. magari solo per aver conosciuto un linguaggio o peggio ancora solo per aver trovato la maniera di aggirare un sistema di limitazioni su qualche server o su un canale chat. E' veramente brutto sentirli quando capita, sono le stesse persone che faticosamente hanno appresso quel poco che sanno, sono gli stessi che hanno reso possibile tutto questo: eppure oggi una parte di loro sta li a smanettare o a levare scudi conformistici invece di domandarsi come proseguire in quel duro lavoro che come gli ha permesso di sapere quel poco può ancora alimentare le loro, le nostre speranze di continuare a pensare che sia possibile contrapporsi in maniera autonoma allo strapotere dei potenti e di quanti vogliono fare della rete un mercatino o un mercatone globale di merci e non di democrazia. C'è da deporre gli scudi e continuare a studiare e ad acquisire conoscenza sempre meno parziale per tentare di riuscire a far giocare l'establishment di retroguardia, per riuscire cioè a vanificare in un batter d'occhio ogni tentativo di sussunzione e/o di rimarginalizzazione tecnologica che opera ai danni di chi non vuole smettere di parlare di tecnologia e libertà di espressione. Bisogna raggiungere un grado di conoscenza collettivo capace di vanificare in poco tempo ogni attacco di questo tipo, ogni cambiamento di linguaggio fatto apposta per rimarginalizzare chi non vuole sottostare alle leggi di mercato: se mettono al bando Java noi impareremo in poco tempo il suo sostituto e il sostituto del sostituto e cosi discorrendo. Anzi organizzandoci in network planetari cercheremo di anticiparli... ma non corriamo troppo cerchiamo da buoni e umili scolaretti di capire almeno di che tipo di studio e di basi abbiamo bisogno per operare collettivamente questo salto di qualità capace di non farci più combattere di retroguardia cioè per l'obsolescenza tecnologica. Vediamo se è possibile per il momento almeno mettere in evidenza alcune linee di tendenza su cui basare uno studio che possa farci acquisire in maniera duratura quel tipo di flessibilità mentale che occorre per non essere legati ad un solo linguaggio di programmazione e a un solo modo di concepire applicazioni informatiche. E' ovvio che la strada che passa per l'acquisizione di più linguaggi di programmazione possibili oltre che scontatamente percorribile è importante per farci conoscere diversi ambienti logici e altrettanti modi per eseguire in maniera simbolica diversa una funzione o una applicazione. Ma c'è una strada pure alquanto differente da questa, la quale, se ci porta un po' fuori mano rispetto alla base empirica di imparare linguaggi formali direttamente sul campo applicativo, altresì ci rende possibile quel tipo di conoscenza strettamente legata al fatto di imparare un linguaggio di programmazione in davvero poco tempo. Azz se c'è da studiare ragazzi... ma ne vale la pena, è l'unico passaporto in grado di farci proseguire questo viaggio nel mondo che volevamo costruire, un mondo dove la nostra parola e la nostra proposta vale davvero quanto quella di Bill Gates e dove a tutti quindi è data la possibilità di fare o dire qualcosa di più o meno intelligente. Ai quanti di noi sono rimasti al sudore della fronte, al duro e isolato lavoro di studio non sarà difficile capire la necessità di operare ancora su questo fronte per andare avanti. A coloro che invece si sono lasciati un po' andare lungo questa strada mi si permetta umilmente di provare a spiegare che ad esempio capire la Diagonale di Cantor (nulla a che vedere con le diagonali del gioco del calcio eh) e il Teorema n.5 di Godel alla lunga da più risultati che riuscire a crearsi una backdoor nella workstation del rivale in amore di turno; che impossessarsi del sistema di notazione della Tipogenetica, (che simula il processo con il quale un filamento di DNA costituito di amminoacidi riesce attraverso gli enzimi a marcare tutti i processi cellulari presenti nel nostro corpo), oltre a farci capire infine il significato del titolo del film GATTACA, riesce molto più decisivo, ai fini di ottenere una certa familiarità con i sistemi formali complessi, ad esempio di una applicazione tesa ad ottenere una navigazione anonima oppure quella sviluppabile per crashare qualcuno come lo si incontra su un canale; oppure, che so, invece di fare a gara a chi è più svelto a sniffare la posta elettronica dello/a spasimante o dell'antipatico/a della situazione (sto menzionando i peccati più venali eh) provate a (o trovate anche il tempo per) conoscere attraverso la AT (aritmetica tipografica) come riuscire a rappresentare tipograficamente (attraverso valori simbolici) qualsiasi teorema, enunciato o funzione della matematica propriamente detta e viceversa: è il migliore esercizio per aprire la propria mente alla scelta del miglior linguaggio di programmazione per una qualsiasi applicazione complessa che vi potrebbe capitare di dover realizzare e soprattutto per imparare in tempi brevissimi a familiarizzare anche con i linguaggi che non conoscete; e ancora non disdegnate a priori lo studio della matematica Zen ovverossia dei Cicli Ulteriori e qualche bella partita a scacchi oppure l'analisi delle sue regole tra una sniffatina e l'altra di conversazioni e posta elettronica, non è un caso che tutti i maggiori studiosi del Mit (quali Marvin Minsky e Douglas Hofstadter per tutti) abbiano affrontato anche da questi punti di vista argomenti come l'autorefenza e la ricorsività necessaria a sviluppare linguaggi informatici finalizzati alla ricerca sull'IA (vedere la struttura e la simbologia di linguaggi come lo SHRDLU o dell'ILP) oppure argomenti come la struttura e il funzionamento della mente umana (date un occhiata alla Società della Mente di Minsky). Insomma c'è da riconfigurare un po' lo spettro dei nostri interessi di ricerca per ottenere un tipo di conoscenza che non sia più talmente parziale da metterci fuori gioco ad ogni salto tecnologico. E' meno difficile di quanto possa ritenersi realizzare questa wannabezzazione del mondo. E' una linea di tendenza che una volta innescata si muove direttamente verso la ricomposizione tra la lavoro intellettuale e lavoro manuale, è l'unica conquista che può dare un senso alla scolarizzazione di massa che ormai non può essere contenuta nel modello di mansioni parcellizzato che questa società ci propone. Il mio sogno, la mia utopia è immaginare almeno un miliardo di persone su questo pianeta che nonostante la licenza media o il diploma abbiano il tipo di conoscenza di cui abbiamo appena parlato. Allora ci sarebbe da divertirsi, vorrei vedere i vari Bill Gates & company chi mettono tutto il giorno a fare i siti web per i commercianti, voglio vedere a chi le affibbiano le vari patenti per i computer, si, sarebbe divertente davvero vedere tutto questo. Non so se una conoscenza di questo tipo, non parcellizzata, così diffusa e che non ha bisogno di avalli accademici, possa realizzarsi e in che tempi ma di una cosa sono sicuro, è sulla conquista di questo tipo di conoscenza che si giocherà la partita tra noi e loro, tra chi vuole attraverso la detenzione esclusiva della conoscenza tenere per sé tutto il resto e tra chi attraverso la sua massificazione vuole ridistuibire di concerto anche tutti gli altri tipi di risorse disponibili sul pianeta, tra chi vuole un mondo globalizzato solo per le merci e chi lo vuole globalizzato soprattutto per la pari partecipazione di tutti alla sua evoluzione.