Stan

Storia
(Incompleto)

Quella sera, come tutte le sere del resto, tornai a casa sfinito, dopo la solita giornata di lavoro paurosa, sempre davanti al computer (che palle!); e come tutte le sere dopo una veloce cena con la mia fidanzata, sapete una di quelle cenette a base di pomodorini, mozzarelle e verdurine varie, sono diventato anche vegetariano, mi buttai distrutto sul letto. Non riuscivo a dormire, la solita zanzara avida di sangue che, stronza, ronza solo quando si avvicina alle mie orecchie... Era un bel sogno: ero lì sulla mia tavola da surf che cavalcavo quella magnifica onda, ma... ma maledizione era finito, forse, quel sogno stupendo, lo scenario era cambiato. Mi trovavo a camminare per il deserto, sapevo di star cercando un qualcosa che mi facesse uscire da quest'orribile sogno ma, pensai, non sapevo cosa cercare. Parlai con lei, ma la sua presenza non era reale, era frutto solo della mia immaginazione. Trovai alla fine, quando ero ormai esausto, una ruota gigante (avete presente come in Stargate?) allora mi venne un flash: la usai come porta! Mi ritrovai improvvisamente non sapevo dove, non sapevo cosa era successo, sapevo solo che ero coricato sopra un letto che non avevo mai visto prima, non capivo... Volevo tornare indietro. A quel punto parlai con lei. La sua presenza era reale, ora, ma c'era qualcosa di strano, mi parlava di affari, di commercio di come fare a risanare il bilancio della famiglia, allora capii: eravamo sposati!!! Successe una cosa terribile: mi vidi, ero io, ero il mio futuro. A quel punto cercai di nascondermi, ma pur riuscendoci non servì a nulla. A farmi arrivare nel futuro era stato lui, cioè io, cioè l'io del futuro. Quindi mi trovò subito. Mi aveva fatto arrivare tramite un macchinario strano, era piccolissimo; sembrava una radiosveglia. "Lui" ci parlava dentro, capì che doveva essere una specie di computer. Aveva inventato, (avevo inventato) un attrezzo che permetteva di parlare e di capire le zanzare. Lo aveva inventato per chiedere loro se era proprio necessario fare quel rumore orribile; risposero che era un suono che dovevano fare se si volevano muovere. Ma non era finita qui, lui (io) mi aveva fatto venire nel futuro per farmi vedere l'altra invenzione, la principale, la più importante. Aveva inventato un silenziatore per zanzare; era un genio! A quel punto mi diede questo strumento, mi spiegò tutto: come era stato creato, come si riparava in caso di rottura e come funzionava. Avevo capito solo come funzionava, ma di come era stato creato non capii niente. A questo punto mi congedò dicendo che avrebbe distrutto quella macchina del tempo, che tra l'altro aveva inventato lui. Mi ritrovai là. Si, ero nel cortile di casa mia ed ero seduto sul motorino. Controllai il congegno silenziatore per zanzare, era completamente distrutto, "merda!" non avevo capito come si montava, ero rovinato. Lui ed io non ci saremmo mai più incontrati; a meno che...?!?! Iniziai quello stesso giorno a progettare una macchina del tempo. Pensai che prima di inventare una macchina del tempo sarei dovuto riuscire a trovare una formula che permetteva al corpo e alla mente di non essere danneggiati da un'esperienza del genere; poi sarebbe stato "facile" progettare quella fantastica macchina... Erano passati tre anni. Ero riuscito finalmente a trovare quella maledettissima formula che si basava nel non-sfruttamento di energia positiva per produrre energia negativa, ma lasciamo perdere la parte tecnica... Passarono altri due anni prima di vedere il mio progetto pronto ad essere usato. AVEVO INVENTATO UNA MACCHINA DEL TEMPO (tutto questo tempo sprecato soltanto per uno stupidissimo silenziatore per zanzare!). Era la prima volta che qualche mio progetto veniva messo in atto. Chiamai lei, la mia fidanzata, che difficilmente mi aveva sopportato per cinque anni, e finalmente le feci vedere la mia invenzione, per la quale la avevo un po' trascurata e rimase assai stupita. Non appena la vide mi disse: "ma sei pazzo? Cosa cavolo ce ne facciamo di una nuova doccia?". Dimenticavo di dirvi infatti che la mia macchina del tempo assomigliava un po' ad una doccia. Era, infatti, attaccata al muro e aveva pareti di vetro. Ci volle un po' di tempo per farle capire che cosa fosse e a che cosa mi servisse, ma ci volle ancora più tempo per farle credere che ero stato nel futuro. Quando lo capì mi disse che ero un genio e che se avessi brevettato questa favolosa invenzione saremmo diventati ricchi. Le spiegai allora che non avrei mai brevettato la mia creazione perché era un'invenzione troppo pericolosa che, caduta in mani sbagliate avrebbe sicuramente provocato dei danni irreparabili al mondo. Arrivò il momento di andare avanti nel tempo a trovare il mio io del futuro. Mi cadde un mattone sulla testa: a quel punto pensai che non sapevo in quale anno il mio io mi aveva portato! Avevo combinato un gran casino ed ero riuscito ad inventare una macchina che non mi sarebbe servita a niente. Che idiota! Lei mi fece notare, oltre tutto, che anche se fossi andato avanti nel tempo non sarei stato in grado di tornare indietro poiché non avevo inventato un congegno più piccolo portatile. Allora tentammo insieme di costruire questo mini-congegno sulla base di quello già esistente. Dopo appena alcuni giorni eravamo riusciti nell'impresa. Da solo forse ci avrei impiegato altri tre anni... Aveva le dimensioni di un telecomando però al contrario di esso aveva uno schermo digitale nel quale appariva la data desiderata una volta decisa. Questo mini-congegno era stupendo (molto modesto...), infatti poteva essere programmato; in questo modo potemmo provare la macchina con oggetti inanimati ma con questi non era possibile dimostrare che erano andati veramente avanti nel tempo. Pensammo allora che una videocamera avrebbe fatto al caso nostro. La mandammo nel 2025 e avevamo programmato il timer del rientro dopo cinque minuti. Appena tornò prendemmo la cassetta e la facemmo partire. Non si vedeva niente: si era smagnetizzata nel passaggio. Pensai che io potevo essere l'unica cavia valida. Lei affermò che sarebbe voluta venire con me. Decidemmo allora di provare insieme. Iniziammo quella stessa sera i preparativi per la partenza. Prendemmo due o tre valigie, ora non ricordo. Portammo con noi un po' di tutto, ma soprattutto viveri. Prendemmo, stupidamente, anche del denaro ignari del fatto che forse la moneta corrente non più l'Euro. Prima di partire bisognava decidere l'anno; e qui sorsero i primi problemi, non sapevamo in quale anno andare per non creare danni irreparabili al futuro. Decidemmo allora di andare in un anno lontano ma non troppo in modo da non trovare i noi stessi futuri...


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