Massimo Tusconi

Storia della Medicina

Per gli studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia

01. La Medicina Greca.
02. La Medicina Ellenistico-Romana. La Medicina Araba. Il Medioevo.
03. La Medicina nei Secoli XIII-XVI, Università, Ospedali, Rivoluzione Anatomica.
04. Il Secolo XVII. Rivoluzione Scientifica. Circolazione del Sangue. La Dottrina del Contagio.
05. Fine 600-Inizio 700. Generazione Spontanea. Genesi Acarica della Scabbia. Anatomia Microscopica. Le Cere anatomiche.
06. XVIII Secolo. Anatomia Clinica e Patologia d'Organo. Spallanzani. Jenner.
07. XIX Secolo, Prima parte. La Semeiotica. L'Assistenza. La Patologia Cellulare. La Microbiologia.
08. Secoli XIX-XX. Le Specializzazioni. La Malaria. I Chemioterapici. Gli Antibiotici. Le Ultime Scoperte. Giuseppe Brotzu e la Cefalosporina
09. I Premi Nobel per la Medicina

I. La Medicina Greca

Nelle prime fasi la medicina occidentale (non ci occuperemo della medicina orientale) era una medicina teurgica, in cui la malattia era considerata un castigo divino, concetto che si trova in moltissime opere greche, come l'Iliade, e che ancora oggi è connaturato nell'uomo.

Il simbolo della medicina è il serpente, animale sacro perché ritenuto, erroneamente, immune dalle malattie. Secondo un'altra versione nel simbolo non è rappresentato un serpente, ma l'estirpazione della Filaria o serpente di Medina. Comunque, il serpente aveva un'importante funzione pratica nella medicina antica: nel tempio di ogni città c'era una sorta di cunicolo con i serpenti. Il tempio, infatti, non era solo un luogo di devozione, ma anche un luogo dove si portavano i malati: la fossa dei serpenti serviva a spaventare il paziente, a cui probabilmente venivano date anche delle pozioni, per indurre uno stato di shock e fargli apparire il dio che cosi lo guariva.

Col passare del tempo la medicina prese sempre più le distanze dalla religione sino ad arrivare alla medicina razionale di Ippocrate, che segnò il limite tra razionalità e magia.

Le prime scuole si svilupparono in Grecia e nella Magna Grecia, cioè in Sicilia e in Calabria. Tra queste, fu importantissima la scuola pitagorica.

Pitagora, grande matematico, operava nell'isola di Samo, ma si spostò a Crotone quando il tiranno Policrate prese il potere nella sua città. Egli portò nella scienza naturale, ancora non definibile medicina, la teoria dei numeri: secondo Pitagora alcuni numeri avevano significati precisi e, fra questi, i più importanti erano il 4 e il 7. Il 7 ha sempre avuto un significato magico, per es. nella Bibbia un numero infinito è indicato come 70 volte 7. Tra l'altro il 7 moltiplicato per 4 dà 28, cioè il mese lunare della mestruazione, e 7 per 40 dà 280, cioè la durata in giorni della gravidanza. Sempre per la connotazione magica del 7 si diceva che era meglio che il bambino nascesse al 7° mese piuttosto che all'8°. Anche il periodo di quarantena, cioè i 40 giorni che servirebbero per evitare il contagio delle malattie, è derivato dal concetto di sacralità del numero 40. Tuttavia la scuola pitagorica non si limitò a questo, ebbe importanti allievi e in quel periodo nacquero delle scuole filosofiche molto importanti.

Talete elaborò un'importante sistema secondo cui l'universo era costituito da 4 elementi fondamentali: aria, acqua, terra e fuoco. In questo periodo venne dato grande rilievo anche alle qualità, secco e umido, freddo e caldo, dolce e amaro, etc...

Un grande allievo di Pitagora, Alcmeone di Crotone, nel VI-VII secolo a.C. fu il primo ad avere l'idea che l'uomo fosse un microcosmo costituito dai 4 elementi individuati da Talete. Secondo lui dall'equilibrio degli elementi, che chiamò isonomia o democrazia, derivava lo stato di salute, mentre lo stato di malattia derivava dalla monarchia, ovvero dal prevalere di un elemento sugli altri. Alcmeone fu anche il primo ad individuare nel cervello l'organo più importante. Sino ad allora era stata data pochissima importanza al cervello, che era sempre sfuggito all'osservazione: all'epoca greca il corpo era sacro e non si praticavano dissezioni, ma veniva visto negli animali sacrificati come una massa gelatinosa e fredda di scarso interesse. Alcmeone stabilì che il cervello doveva essere l'organo che comandava l'organismo. Pare che si fosse anche reso conto, fatto poi smentito da altri, che i nervi servissero per condurre gli impulsi nervosi, ma questa notizia non ha lasciato traccia nella storia della scienza di allora.

La vera e propria medicina razionale è da attribuire ad Ippocrate (V sec. A. C.), padre della medicina. Ippocrate visse tra il 460 e il 370 A.C. nell'isola di Coo o Cos, nel Dodecanneso, dove si sviluppò la scuola razionale, cui vanno ascritti molti dei pensieri attribuiti ad Ippocrate, che visse nei 50 anni di pace periclea, periodo in cui fiorì la filosofia. Operò nell'area del Mediterraneo e nei suoi viaggi toccò la Sicilia, l'Egitto, Alessandria, Cirene, Cipro.

La base della medicina razionale è la negazione dell'intervento divino nelle malattie. Anche la famosa malattia sacra, l'epilessia, fu attribuita ad una disfunzione dell'organismo.

La concezione di Ippocrate si rifaceva a quella di Talete ed in parte anche a quella di Alcmeone di Crotone quando afferamava che l'uomo è il microcosmo ed il corpo è formato dai 4 elementi fondamentali, nell'ordine aria, fuoco, terra ed acqua. Secondo Ippocrate e la sua scuola (pare che addirittura si trattasse di suo genero Polibio), agli elementi del corpo umano corrispondevano, in base a delle qualità comuni, degli umori: all'aria, che è dappertutto, corrispondeva il sangue; al fuoco, caldo, corrispondeva la bile; alla terra, per il colore, corrispondeva un umore scuro in realtà inesistente, forse osservato nella pratica dell'auruspicina, durante il sacrificio degli animali. Il sangue della milza, venoso, molto scuro fu forse ritenuto essere un altro umore, diverso dal sangue, e fu chiamato bile nera, atrabile in latino e o melaina kole' in greco; infine all'acqua corrispondeva il muco, o pituita o flegma, comprendente tutte le secrezioni acquose del nostro corpo (saliva, sudore, lacrime, etc..), localizzato principalmente nel cervello, che era umido e freddo come l'acqua.

Agli umori furono fatte corrispondere anche le stagioni: la prima stagione, quella del sangue e dell'aria corrispondeva alla primavera, l'estate era quella del fuoco e della bile, l'autunno era quella della terra e dell'atrabile e l'inverno era la stagione dell'acqua, della pituita e del cervello. Fu fatto anche un parallelismo con le quattro età della vita: infanzia e prima giovinezza, giovinezza matura, età virile avanzata ed, infine, età senile.

Ippocrate, rifacendosi a quello che aveva detto Alcmeone di Crotone, sosteneva che la malattia derivasse dallo squilibrio, senza parlare più di democrazia o monarchia per non offendere i tiranni, e che dove c'era equilibrio tra gli umori c'era la salute; le cure consistevano nel rimuovere l'umore in eccesso. La sua teoria spiegava anche i vari temperamenti: un soggetto collerico aveva troppa bile, quello flemmatico troppo muco.

Al centro della concezione di Ippocrate non c'era la malattia, che si spiegava in modo olistico, ma l'elemento più importante era l'uomo. Questo fece la fortuna della scuola ippocratica nei confronti della scuola rivale di Cnido, che invece era focalizzata sulla malattia con una concezione riduzionistica, simile a quella odierna. La scuola di Ippocrate prevalse proprio perché si occupava dell'uomo, mentre l'altra occupandosi delle malattie e non avendo gli elementi necessari per farlo si estinse.

Alla base delle concezioni di Ippocrate c'era una filosofia profonda e pratica e un notevole buonsenso. I principi fondamentali erano di lasciar fare alla forza guaritrice della natura, di osservare attentamente il malato ed intervenire il meno possibile, di prestare attenzione all'alimentazione e alla salubrità dell'aria. Per eliminare lo squilibrio era necessario rimuovere la materia in eccesso, detta materia peccans. I mezzi a disposizione per l'eliminazione della materia peccans erano il capipurgio (= purga del capo), che consisteva nell'indurre lo starnuto con droghe come il pepe, il clistere, oppure il salasso o sanguisugio. Quest'ultima pratica fu molto usata dai seguaci di Ippocrate, soprattutto nell'epoca romana di Galeno, con conseguenze gravissime, perché il levare il sangue ad un malato non era utile ed era spesso causa di morte. Ippocrate comunque raccomandava di utilizzare questi mezzi con la massima parsimonia.

I testi di Ippocrate, o i presunti tali, furono commentati nelle università sino al 1700. Questi testi comprendono una serie di aforismi tra cui il famoso "La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fuggevole, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile", che sono alla base della sua filosofia ed invitano a pensare attentamente e ripetutamente prima di intervenire.

Ippocrate creò, quindi, una medicina olistica, basata sull'uomo o microcosmo, predicando l'uso della terapia disponibile con il massimo della parsimonia. Tra l'altro i rimedi erano pochi perché allora non esisteva la farmacologia ed un primo accenno all'erboristica venne da un allievo di Aristotele, Teofrasto, circa un secolo dopo. Ippocrate è ricordato anche perché espresse i primi concetti di etica medica, arrivati sino ai giorni nostri, ed è infatti attribuito alla sua scuola il giuramento di Ippocrate, che codifica la figura del medico.

-"Giuro ad Apollo medico, Asclepio, Igea e Panacea, prendendo come testimone tutti gli dei e le dee, di tenere fede secondo il mio potere e il mio giudizio a questo impegno: giuro di onorare come onoro i miei genitori colui che mi ha insegnato l'arte della medicina (concetto di allievo e maestro) e di dividere con lui il mio sostentamento e di soddisfare i suoi bisogni, se egli ne avrà necessità;

- Applicherò il regime dietetico a vantaggio dei malati, secondo il mio potere e il mio giudizio, li difenderò contro ogni cosa nociva ed ingiusta.

- Non darò, chiunque me lo chieda, un farmaco omicida (rifiuto dell'eutanasia), né prenderò iniziativa di simile suggerimento, né darò ad alcuna donna un pessario abortivo.

Con la castità e la santità salvaguarderò la mia vita e la mia professione. Non opererò gli affetti da calcoli e lascerò questa pratica a professionisti". (E' questo è un anatema contro la chirurgia, che trova la sua giustificazione nel fatto che la chirurgia allora aveva esiti disastrosi. Non c'era nessuno stimolo a studiare l'anatomia, perché si pensava che le malattie fossero causate dallo squilibrio degli umori e gli organi non avessero nessuna importanza; quindi la chirurgia era un qualcosa di empirico, si incideva senza sapere cosa andava ad incidere, non c'erano i concetti della asepsi, della anestesia. La chirurgia fu considerata una pratica artigianale secondaria senza utilità, non una scienza, sino alla fine del 1700. Gli artigiani la praticavano di nascosto, tramandandosi tra loro i segreti. I chirurghi e i medici indossavano anche un diverso abbigliamento: i medici, in quanto laureati e magistri togati, potevano portare la toga a differenza dei chirurghi, che invece erano persone indotte e non conoscevano il latino, che in epoca medioevale e moderna era la lingua dei dotti (nelle incisioni del '500, del '600 e anche del '700 si distinguono i medici con la toga lunga sino ai piedi dai chirurghi con le gambe scoperte). Questo corollario fu benefico nell'immediato, ma portò alla pratica della chirurgia da parte di persone prive di ogni conoscenza teorica).

"In qualunque casa io entri sarà per utilità dei malati, evitando ogni atto di volontaria corruzione, e soprattutto di sedurre le donne, i ragazzi, liberi e schiavi.

Le cose che nell'esercizio della mia professione o al di fuori di essa potrò vedere o dire sulla vita degli uomini e che non devono essere divulgate le tacerò, ritenendole come un segreto (concetto di segreto professionale).

Se tengo fede sino in fondo a questo giuramento e lo onoro, mi sia concesso godere dei frutti della vita e di quest'arte, onorato per sempre da tutti gli uomini e se lo violo e lo spergiuro che mi accada tutto il contrario".

Anche se in Grecia il corpo era tabù, l'enorme sviluppo delle arti figurative, soprattutto della scultura, presuppone delle conoscenze anatomiche tali da far ritenere che in Grecia venisse praticata la dissezione. Di certo si sa comunque che la dissezione venne praticata poco dopo gli ippocratici e trovò la massima espressione nella scuola alessandrina.

Il più grande scienziato e biologo dell'antichità fu Aristotele (384/3 A.C.-322/1 A.C.), che contribuì enormemente non tanto alla medicina in sé, quanto alla scienza naturale, ed a lui si deve la prima classificazione degli animali (al suo allievo Teofrasto quella delle piante). Purtroppo alcuni passi di Aristotele, forse interpretati male, portarono ad un errore che ebbe gravi conseguenze sull'evoluzione della scienza: pare che egli sostenesse che certi animali inferiori gli insetti (il cui nome deriva dalla evidente segmentazione del corpo nelle sue componenti) originassero dalla materia in decomposizione per generazione spontanea e che quindi non fosse possibile limitarne la crescita. Questo concetto iniziò ad essere attaccato alla fine del '600.

Aristotele elaborò un sistema fisiologico incentrato sul cuore, in cui, secondo lui, ardeva una fiamma vitale mantenuta da uno spirito, detto pneuma o spirito vitale, che dava calore. Il polmone e il cervello avevano soprattutto una funzione di raffreddamento. Il cuore era l'organo più importante perché quando il cuore si ferma l'uomo muore. Inoltre Aristotele nei suoi studi di embriologia notò che il cuore comincia a battere nelle fasi iniziali dello sviluppo dell'organismo: primum oriens, ultimum moriens.

Nella sua teoria il calore era la cosa più importante e dava la vita. Egli sosteneva che l'uomo, avendo molto calore, riusciva ad utilizzare tutte le risorse del suo organismo e a produrre lo sperma. La donna, invece; non aveva abbastanza calore, per cui parte del sangue era eliminata come sangue mestruale. Lo sperma col calore agiva sul mestruo, producendo l'embrione. La riprova, secondo Aristotele, della validità della sua teoria era che questo calore derivato dallo sperma, nel periodo del puerperio, faceva sì che la donna producesse il latte: nella maggior parte dei casi non si presentava la mestruazione proprio perché questo sangue in abbondanza veniva trasformato in latte grazie al calore. Aristotele fu anche maestro di Alessandro Magno, che portò al massimo la fioritura della cultura ellenica, che si espanse in tutto il Mediterraneo. Ma la massima espansione portò successivamente al crollo.

NB: Le date di nascita e di morte hanno lo scopo di inquadrare il personaggio nella sua epoca e non vanno memorizzate

II. La Medicina Ellenistico-Romana. La Medicina Araba. Il Medioevo.

Alessandro Magno conquistò tutto il Mediterraneo ma, come spesso accade, la massima espansione portò alla caduta dell'impero alessandrino. Il potere fu ripartito fra i suoi vari generali e l'impero venne diviso in numerosi regni. Tra i più importanti regni vi sono quello di Pergamo e, soprattutto, quello tolemaico in Egitto. Qui la cultura greca si fuse con quella egiziana.

Nell'impero tolemaico, ad Alessandria d'Egitto, si sviluppò un movimento culturale di vastissime proporzioni. Venne costruita anche la biblioteca più grande e famosa dell'antichità, che costituiva la summa del sapere dell'epoca e che, nei secoli successivi, andò incontro ad alterne vicende: fu incendiata da Cesare e da altri imperatori romani e fu distrutta definitivamente intorno al 640 da un califfo arabo. Questa biblioteca era una vera e propria università, in cui operavano scienziati formatisi alla scuola aristotelica che, però, praticavano le dissezioni, oltre che sugli animali, anche sull'uomo. L'Egitto era una terra in cui da secoli, per non dire millenni, si faceva uso di pratiche funerarie che prevedevano la dissezione dell'uomo come preparazione alla mummificazione. Ecco che quindi acquistò importanza la tecnica dell'autopsia, intesa non semplicemente come dissezione, ma, come avverrà anche nel Rinascimento, quale momento fondamentale dell'attività del medico. Tale concetto venne introdotto dalla scuola empirica, diffusasi ad Alessandria, secondo la quale l'attività del medico comprendeva tre momenti fondamentali: l'anamnesi, l'autopsia, intesa come ispezione, visita diretta del medico sul malato, e la diagnosi. Anche tale scuola aveva dei principi molto affascinanti, che richiamano quelli odierni, tuttavia fallì in quanto non vi era la possibilità concreta di fare una diagnosi accurata e, di conseguenza, una terapia ad hoc, viste le scarse cognizioni, in termini di malattie, in loro possesso.

Contemporaneamente alla scuola empirica, in Alessandria si diffusero anche la scuola dogmatica, che era la continuazione della scuola d'Ippocrate, e la scuola metodica, che fu quella che ebbe maggior successo.

Ad Alessandria sono vissuti due grandi scienziati, estranei alle scuole su viste, Erofilo (330 A.C.)(Si ricordi il torculare di Erofilo) ed Erasistrato (304 A.C.-250 A.C.). Quest'ultimo era un grande medico a cui va il merito d'aver riconosciuto, per primo, che le arterie sono anch'esse dei vasi, in contrapposizione a quanto affermato da Aristotele, secondo il quale le arterie non trasportavano sangue ma pneuma (ciò è dovuto al fatto che quando si incide un animale, le vene risultano piene di sangue mentre le arterie no). Inoltre egli diede molta importanza allo studio del polso, al concetto di temperatura del corpo ed altro ancora, contributi che tuttavia nel corso dei secoli vennero persi.

Come già detto, la scuola più importante ad Alessandria fu la scuola metodica. Questa si rifaceva non alla filosofia dei quattro elementi, ma alla filosofia rivale, alla teoria atomistica di Democrito (V-IV sec A.C.). La concezione ippocratica era di tipo finalistico, analogamente a quella aristotelica, mentre alla base della teoria democritea vi era il caso.Secondo tale scuola era necessario valutare le cose così come apparivano nel mondo reale, bisognava porre attenzione allo stato fisico del malato. Grande importanza, secondo loro, aveva lo stato dei pori: a seconda che questi fossero aperti o chiusi si aveva una condizione, rispettivamente, di rilassatezza o di tensione; e bisognava far di tutto perché i pori rimanessero aperti in modo normale, quindi fare attenzione a come ci si lavava, alla temperatura dell'acqua, etc. Questo concetto fu la causa dell'estrema scarsità d'igiene esistente nel medioevo, in quanto venne male interpretato e inteso come la condanna dell'acqua in quanto causa della chiusura dei pori.

Nell'epoca greca e poi romana ci fu un grandissimo sviluppo dell'igiene. I bisogni fisiologici non venivano più espletati nell'ambiente esterno o in luoghi aperti comuni (vicoli, spiazzi, etc.), ma in apposite costruzioni, le latrine pubbliche, dotate di sistema idrico e di sistema fognario. A Roma vi era un efficace apparato fognario oltre ad un efficientissimo sistema idrico. In ogni casa, non solo in quelle dei ricchi, ma anche nelle insulae, che erano le case popolari dell'epoca, vi era una fontana, l'acqua corrente, portata in ogni casa dagli acquedotti. Questi acquedotti, costituiti da tubi di piombo, materiale molto malleabile, furono imputati del crollo dell'impero romano, a causa della malattia causata dai sali di piombo, il saturnismo.

In realtà pare che non fosse tanto l'acqua inquinata a determinare tale malattia, ma il vino. L'acqua, infatti, non depurata proveniente da zone montane, era ricca di sali di calcio, i quali, col tempo, depositandosi sulle pareti delle tubature, costituivano un rivestimento capace di trattenere i sali di piombo, che non venivano più a riversarsi nell'acqua corrente. Il vino risultava invece, alla fine, ricco di sali di piombo, che sono solubili, in quanto questi venivano utilizzati, alla stregua del bisolfito usato oggi, per controllare la fermentazione del vino.

A Roma la medicina era praticata in ambito familiare (il medico di famiglia era il pater familias, che aveva il potere assoluto sulla famiglia) e nessuna teoria vera e propria vi era alla sua base, risultando, perciò, una scienza empirica, anche se razionale.

Grande importanza ebbe l'erboristica anche se, anch'essa, usata in maniera molto empirica. Il primo tentativo di classificazione dei vari vegetali, in particolare modo delle piante con proprietà medicinali, fu effettuato seguita da Teofrasto, allievo di Aristotele.

La medicina arrivò a Roma con la conquista della Grecia. A Roma fare il medico era considerata cosa disdicevole, che poteva fare solo uno straniero. Siccome la Grecia, dopo la conquista romana, era poverissima per le numerosissime guerre che l'avevano dilaniata, ci furono numerosi medici che si vendettero come schiavi per poter andare a Roma ad esercitare la propria arte. Molti di questi divennero famosi e si comprarono la libertà, divenendo dei liberti. La setta che ebbe maggior fortuna fu la setta Metodica (la setta che si rifà alla teoria atomistica, a quella dei pori) con Asclepìade e il suo allievo Temisòne, che influenzò moltissimo la cultura medica romana. Ci furono inoltre a Roma importantissimi trattatisti, tra cui il fondatore della botanica farmaceutica, Dioscuride Pedànio (I sec. D.C.), che pubblicò un libro, intitolato De materia medica, che rimase come base della farmacologia fino al primo '800; Sorano di Efeso (I / II sec.), medico ellenista, che pubblicò un trattato di ginecologia e soprattutto Aulo Celso (14 A.C.-37 D.C.) con il suo trattato De Medicina.Questi fece una sorta di enciclopedia medica in cui trattò argomenti di chirurgia, di medicina dal punto di vista di un erudito, piuttosto che da quello di un conoscitore dell'argomento, facendo un grande elenco di pratiche comuni a Roma. Da qui possiamo però farci un'idea dello sviluppo raggiunto dalla chirurgia in quell'epoca, soprattutto in alcuni campi, quali l'odontoiatria. La chirurgia odontoiatrica è di origine etrusca, i quali erano abili dentisti: si hanno, infatti, immagini di protesi dentarie, di impianti di denti.

L'elemento più caratteristico però dell'ambiente sanitario romano era il concetto di igiene. I romani si lavavano moltissimo, ne è un esempio l'uso e il numero delle terme allora esistenti. Il medico più importante dell'epoca romana, che lasciò una traccia importantissima nella cultura occidentale, fu Galéno (129 D.C.-200 D.C.) il pergameno. Pergameni furono coloro che inventarono i libri. Questi erano costituiti dai fogli di pergamena rilegati, pergamena che non era altro che una pelle di pecora, adeguatamente trattata, sulla quale si poteva scrivere, e che venne inventata appunto a Pergamo in sostituzione dei papiri egizi di gran lunga più costosi.. Era figlio dell'architetto dei re, proveniva dunque da una famiglia facoltosa, edopo il tirocinio ad Alessandria passò a Roma, dove fece il medico dei gladiatori, acquisendo quindi una certa infarinatura anatomica, anche se, seguendo i concetti greci, si dedicò soprattutto alla dissezione degli animali. Tra questi i più studiati erano il maiale ("l'animale più simile all'uomo", a detta di Galeno) e la scimmia. Questa prima era abbastanza diffusa in Europa, oggigiorno è presente ancora a Gibilterra, nella rocca, una colonia di Scimmie. Galeno intuì l'importanza fondamentale degli organi e di molti anche il loro effettivo ruolo; ad esempio capìche le vesciche urinarie non producevano urina, ma che questa proveniva dagli ureteri (lo dimostrò legando gli ureteri), descrisse per la prima volta il nervo ricorrente. Ebbe molta importanza come medico pratico: basandosi sulle piante medicinali introdusse farmaci di grandissima importanza, introdusse, ad esempio, l'uso della corteccia di salice, del laudano, della tintura di oppiocome anestetico. Però insieme a questi reclamizzò dei farmaci completamente inutili, tra cui la triaca o teriaca, cioè un brodone in cui erano presenti le cose più strane: sterco di capra, pezzi di mummia, teste di vipera. L'unica cosa buona di questo intruglio era il fatto che veniva fatto bollire a lungo per cui il materiale contenuto all'interno era sterile. Si tramanda che sia stata introdotta da Mitridate re del Ponto e venne utilizzata fino alla fine del 1700; veniva prodotta generalmente una volta l'anno nelle varie città sotto la responsabilità del magistrato e venduta poi nelle farmacie. Nonostante le sue numerose intuizioni, poiché la teoria più accettata all'epoca era quella ippocratica, egli, pur con qualche introduzione di elementi estranei, sposò la teoria degli umori. Anzi, esasperò l'aspetto terapeutico della materia peccans. Tra la materia peccans vi era il pus, che venne chiamato da Galeno "bonum et laudabile", perché era espressione di materia peccans che doveva essere eliminata: aveva capito che il pus era una sostanza da eliminare. Purtroppo, però, soprattutto dagli epigoni di Galeno tale teoria venne sfruttata in senso stretto: dicevano infatti che le ferite non dovevano guarire per prima intenzione, ma doveva formarsi prima pus: era quindi necessario bruciare la ferita in maniera tale da provocare la sua formazione, perché solo così le ferite guarivano meglio. Tale concetto restò valido sino alla fine del 1500.

Galeno portò, inoltre, all'esasperazione anche altre metodiche terapeutiche, quali il salasso. Introdusse anche il concetto metodista dei pori: ciò, però, fu interpretato, travisandolo come un invito, fatto da Galeno, a non lavarsi.

Galeno elaborò un teoria fisiologica per capire come funzionava il nostro corpo e come si muoveva il sangue. Sulla base di molte affermazioni di Aristotele (fu il primo a considerare la digestione come una sorta di cottura, parlava di una concotio degli alimenti che avveniva nello stomaco) affermò che gli alimenti, che contenevano le sostanze nutritizie, dopo la concotio, attraverso le vene meserraiche (allora non si conoscevano i vasi chiliferi), venivano portati al fegato. Questo era l'organo principale della circolazione. Per Aristotele era il cuore l'organo più importante, per Galeno il fegato. Nello stomaco tale materiale diventava sangue e si arricchiva di uno spirito chiamatospirito naturale. Gran parte di questo sangue, dal fegato andava in periferia, attraverso le vene, dove veniva consumato come nutrimento. Una parte, invece, attraverso la vena Cava, passava al cuore, sede in cui arde la fiamma vitale, nel quale si arricchiva dello spirito vitale; in particolare il sangue giungeva al cuore destro e da qui, attraverso dei pori, giungeva al cuore sinistro, quindi, attraverso le arterie, considerate dei vasi, il sangue giungeva soprattutto al cervello. Prima di giungere però al cervello, il sangue passava attraverso un sistema mirabile situato nel collo. Tale sistema era stato descritto da Aristotele in seguito ai suoi studi su animali, che erano per lo più animali dal collo lungo, quali cavalli, nel collo dei quali esiste un sistema mirabile atto a mantenere il sangue caldo nel suo lungo tragitto verso l'encefalo. Nell'encefalo il sangue si arricchiva di un ulteriore spirito, lospirito animale, quindi, attraverso i nervi, considerati il terzo sistema di vasi, giungeva in periferia dove poteva dare la vita. Questa teoria non presuppone una circolazione del sangue, bensì solo un movimento: a suo giudizio si muoveva secondo il moto delle maree. Questa, naturalmente, era una teoria facilmente confutabile. In realtà, secondo tale concezione, il sangue sarebbe dovuto essere una quantità enorme: infatti, se man mano che il sangue giungeva in periferia si consumava, è logico che se ne sarebbe dovuta ingerire una quantità notevole in continuazione. Per confutarla sarebbe bastato prendere un animale e sgozzarlo, come fece 1500 anni dopo Harvey. Secondo la teoria galenica, inoltre, a livello del cervello il sangue veniva filtrato e si veniva così a creare uno spurgo, rappresentante ciò che di impuro il sangue conteneva, e che, attraverso la lamina cribrosa (chiamata così per l'appunto), colava giù dando origine alle lacrime. Una teoria affascinante che, tuttavia, non era fondata su basi sperimentali e che portò poi alla cristallizzazione di tutto il sapere medico-scientifico, in quanto questa teoria si sposava bene con la dottrina cristiana. Questa teoria divenne quasi un dogma. Nel 1500, al tempo del grande medico Vesalio, era ancora valida. Tra le trattazioni rese così inattaccabili, oltre a quella sul sangue, già vista, vi è quella anatomica. Una anatomia, tuttavia, fondata sullo studio di animali che quindi non aveva nessuna funzionalità pratica, reale.

A riprova dell'intoccabilità di Galeno è dimostrativo il fatto che, nonostante tutte le prove rappresentate dai numerosi scheletri presenti sotto gli occhi di tutti, si continuasse ad affermare che gli omeri fossero curvi, e che quelli dritti non erano altro che ingannevoli scherzi della natura.

Dopo Galeno ci furono una moltitudine di medici che operarono nell'impero d'occidente ma soprattutto in quello d'oriente, con conseguente passaggio del sapere dall'Occidente all'oriente.

Sulla scia della grande importanza data all'igiene, in epoca romana sorsero i primi veri e propri ospedali, costruiti secondo precise norme igieniche quali smaltimento dei rifiuti, sistema idrico, libera circolazione dell'aria, come dimostrano le numerose finestre di cui erano dotati, che possiamo tutt'oggi vedere e di cui Vitruvio racconta.

Col trasferimento del potere a Bisanzio, ci fu anche il trasferimento della cultura medica. In questa città vi furono medici famosi, quali Paolo di Egina, che tuttavia non fecero altro che ripetere quanto detto da Galeno e seguaci. Avvenne tuttavia a Bisanzio una disputa tra il vescovo Cirillo e il vescovo Nestore. Quest'ultimo perse e fu cacciato da Costantinopoli; si rifugiò quindi in Medio oriente, nelle zone dell'lraq. ed in Egitto. Nestore portò con sè tutto il bagaglio culturale classico, compreso quello medico, ponendo quindi le basi allo sviluppo di una concezione medica simile a quella presente nell'antica Roma.

Grande importanza fu data all'igiene: vennero costruiti ospedali avanzatissimi, a immagine di quelli romani, a Bagdad, in altre città dell'Iraq e al Cairo.

Tuttavia anche in questa epoca araba non si dava importanza, continuando sul concetto della medicina olistica, all'anatomia. Rimaneva, tuttavia, ben saldo il concetto dell'igiene avanzata, del lavarsi molto. Si racconta che in occasione dei primi scambi tra orientali e occidentali, i primi si lamentavano non poco del fatto che gli altri puzzassero, e non poco! Si pensi che nel '600 il re di Francia si lavava una sola volta all'anno! Nella medicina araba ebbe grande influenza anche la religione. Uno dei concetti del Corano era che non bisognava toccare il corpo umano per evitare che uscisse il sangue, in quanto insieme a questa sarebbe uscita anche l'anima; ciò pose un veto alla possibilità di eseguire dissezioni. Nella religione cattolica, invece, non vi è nessun ostacolo di carattere religioso alla dissezione: il corpo è qualcosa di secondario, ciò che importa è l'anima. In oriente, invece, tale norma proibiva la dissezione nelle 24 ore successive alla morte, per paura che venisse persa l'anima. Per ovviare a ciò gli arabi inventarono il dermocauterio, ancora oggi usato (si pensi al bisturi elettrico) per bloccare temporaneamente i vasi durante l'operazione chirurgica. In questi si forma un'escara che blocca il flusso del sangue. All'ora all'escara faceva seguito la suppurazione; si veniva così a creare il pus, bonum et laudabile, nel pieno rispetto dell'iter terapeutico del tempo, ma portava spesso il paziente alla morte.

Agli Arabi va, inoltre, il gran merito d'aver tramandato gli scritti greci antichi, che ad essi erano giunti attraverso, ad esempio, i nestoriani, o che si erano fatti portare in dono dai vari principi occidentali, e che scrupolosamente traducevano in lingua araba lasciandovi il testo greco a fronte.

La civiltà araba ebbe il massimo sviluppo in Europa nella Spagna islamica, a Cordoba, in particolare, vi furono grandi medici, quale, ad esempio,Maimonides, Giuannizzius, Rhazes Albucasis, e di grandi commentatori di Aristotele Avicenna e Averroè. Il periodo della civiltà moresca in Europa fu il culmine della civiltà araba. Il più bel manufatto della civiltà Moresca è conservato a Cagliari nella Pinacoteca Nazionale: è una brocca a forma di uccello, di bronzo, che veniva offerta all'ospite affinché potesse lavarsi le mani prima del pasto (acquamanile). Dopo la disfatta dei mori l'impero arabo crollò e il loro sapere tornò in Europa, in particolare a Montpellier e a Salerno.

Mentre nell'oriente arabo si sviluppò una società avanzatissima, basata soprattutto sul patrimonio antico, classico, sorretta dalla nascente concezione islamica, in cui si traducevano e si commentavano testi antichi, si studiava Aristotele, in Occidente, invece, questo fu il periodo dell'oscurantismo e si ritornò alla medicina teurgica (siamo in pieno medioevo): i santi venivano chiamati adiuvanti e alle loro reliquie venivano attribuiti poteri miracolosi. Vere e proprie guerre venivano combattute per tali reliquie. Cagliari tra l'altro conservava le spoglie di uno dei santi e uno dei dottori della chiesa più famosi per ben 500 anni, S. Agostino. Questi, di origine africana, fu vescovo d'Ippona. Quando i barbari invasero l'Africa romana, il vescovo d'Ippona portò le spoglie di S. Agostino in un posto sicuro, a Cagliari, dove rimasero per circa 500 anni, finché il re longobardo Liutprando, per dimostrare d'essere veramente cattolico, volle acquistare dal giudice di Cagliari le spoglie del santo e quelle di S. Lussorio (o Lussurgiu), di Camerino e di Cesello, che erano i suoi scudieri. S. Agostino e gli altri santi vennero sepolti a Pavia. La testa di S. Lussorio, finì invece a Pisa dove gli dedicarono una Chiesa, a la testa venne racchiusa in un busto d'argento di Donatello; e a dimostrazione del grande culto, per il santo la tenuta del presidente della Repubblica fu intitolata a S. Rossore (equivalente pisano di S. Lussurgiu). In questo periodo particolarmente diffuso era il concetto della agiolatria. Tra i santi adiuvanti, i più famosi erano i santi Cosma e Damiano: erano i patroni sia della famiglia de Medici che dei medici, ed erano detti anargiri perché curavano gratis. Fino a poco tempo fa, la Chiesa di S. Saturnino a Cagliari era intitolata ai santi Cosma e Damiano poiché al suo interno era presente un quadro raffigurante i due santi. Oggi tale Chiesa è nuovamente intitolata al suo santo originario. A loro venne attribuito un "miracolo": attaccarono la gamba di un negro ad un poveraccio cui era stata amputata. Vi erano santi protettori per ogni organo e contro ogni malattia: Santa Lucia protettrice degli occhi, Santa Apollonia dei denti, San Biagio della gola, San Fiacre proteggeva dalle emorroidi, Sant'Antonio dalla lebbra, San Rocco dalla peste.

Dopo la caduta del regno arabo, gli scienziati della Spagna mussulmana, come già detto, si rifugiarono soprattutto in Francia, a Montpellier, e in Italia a Salerno, dove fiorì la cosiddetta scuola salernitana, che, secondo la leggenda, fu fondata poco prima del 1000 da un greco, da un latino e da un ebreo. In questa scuola confluirono una marea di manoscritti greci ed arabi; si ebbe perciò un ritorno alla cultura greca e classica e alla medicina ippocratica. In questa epoca grande importanza venne data alla moderazione della dieta e del vino. Non solo, vennero formulati consigli su ciò che bisogna fare e ciò che, invece, non bisogna fare. Ad esempio non bisogna eccedere nelle pratiche amorose, non bisogna leggere a lume di candela, non bisogna sforzarsi troppo nella defecazione, non bisogna eccedere nel vino. Ritornarono i principi dell'igiene, del lavarsi molto, della salubrità dell'aria. Grande importanza fu data al concetto del temperamento: se ne individuavano quattro: il temperamento gioviale, il temperamento amoroso, quello collerico e quello flemmatico.

Grande importanza veniva data a ciò che si mangiava, soprattutto in relazione al temperamento: se uno era molto collerico, aveva troppa bile, troppo fuoco, per cui bisognava smorzare tale temperamento facendogli mangiare pesce di palude, che è freddo, oppure la folaga (che era ritenuta un pesce); all'esame del malato e all'esame delle urine; vi fu un certo sviluppo della chirurgia, ma non della condizione dei chirurghi, i quali erano sempre considerati degli aggregati (come l'abito stesso sottolinea) e non dei medici.

In questo periodo sorsero inoltre le Università. Prima esistevano gli Studia, che erano istituti sponsorizzati dalla comunità civile laica, mentre le università erano qualcosa di spontaneo, che si venivano a formare per iniziativa di gruppi isolati di studenti ("Universitas studiorum"), girovaghi, che si sceglievano un maestro valido e, pagandogli un salario, si ponevano come suoi allievi. Il potere in questo caso era nelle mani degli studenti, che potevano cambiare insegnante quando volevano se non soddisfatti. Federico Barbarossa fu il primo che finanziò questi studenti, diede loro il beneficio fiscale se si fermavano nella sua città. In seguito ci mise lo zampino la Chiesa e le Università potevano diventare tali solo se istituite con bolla papale. La prima università del mondo occidentale con bolla papale fu l'Università di Bologna. Le prime Università tuttavia erano formate dalle scienze liberali del trivio (retorica, dialettica e grammatica) e del quadrivio (matematica, geometria, astronomia (in realtà è l'astrologia), musica, che veniva considerata una scienza esatta in quanto costituita dalla esatta successione delle sette note). La medicina entrò tra le discipline universitarie solamente circa 150 anni dopo: a Bologna, il medico Taddeo degli Alderotti dimostrò che la medicina riusciva ad argomentare contro i retori, riuscendo così a portare la medicina alla pari delle altre discipline universitarie.

III. La Medicina nei Secoli XIII-XVI, Università, Ospedali, Rivoluzione Anatomica

Le origini dell'Università

La scorsa volta abbiamo visto come la medicina sia entrata tardivamente nelle università, diventando una materia di insegnamento solamente nel tardo 1200. E' grazie all'opera di Taddeo Alderotti che la medicina entrò a pieno titolo a Bologna. Dopo Bologna ci furono altre università; la seconda in Italia fu Padova (per merito di studenti che da Bologna si trasferirono a Padova), e poi Napoli, Siena, Roma, Pisa, Pavia etc.Ricordiamo altre università europee: Parigi, Montpellier, Oxford, Cambridge, Salamanca, Coimbra, Heidelberg, Praga, Vienna etc. L'Università di Sassari fu fondata nel 1616, quella di Cagliari, nel 1634.

Un'altra istituzione che nacque nel medioevo furono gli ospedali. I primi ospedali sorsero come ospizi per persone non abbienti, più che come luoghi di cura. Solo negli ospedali femminili si potevano tenere animali. Le condizioni igieniche erano alquanto sommarie, ad esempio: non venivano mai cambiate le lenzuola, (nelle diapositive osserviamo due pazienti nello stesso letto e monache che preparano feretri nella stessa stanza). Non doveva però mancare l'immagine del Signore, in quanto gli ospedali erano considerati dei luoghi dove ci doveva essere la presenza guaritrice dello spirito santo.

Gli ospedali medievali (ma questo andò avanti fino all'età moderna, e vale anche per l'ospedale civile vecchio San Giovanni di Dio) hanno la porta rivolta verso il Vaticano, perché lo Spirito Santo possa entrare meglio. Erano costruiti con una cappella che potesse essere vista da tutti i reparti ospedalieri. Il primo ospedale fu quello di Santo Spirito a Roma, il secondo fu quello di santa Maria Novella, a Firenze costruito grazie ad una elargizione di Folco Portinari, il padre di Beatrice ricordata da Dante.

Nel 200-300 si riprese a fare la dissezione. Si ebbe un certo periodo di stallo intorno al 1299 perché papa Bonifacio VIII (diede la Sardegna ai Catalani) promulgò una bolla chiamata "De sepolturis", in cui si vietava la manipolazione dei cadaveri, cioè non potevano essere ridotti in scheletro e bolliti. Questo aveva due scopi principali: 1) limitare il florido commercio di reliquie; 2) si era sviluppato (soprattutto ad opera dei navicellari napoletani) un florido commercio di ossa di guerriero supposto morto in terra santa.

La bolla cui si è accennato non aveva alcuna intenzione di impedire le dissezioni, però in pratica le bloccò. Pochi anni dopo, le dissezioni ripresero grazie ad altri papi che capirono l'equivoco e divulgarono delle bolle che permettevano le dissezioni in particolari periodi dell'anno (soprattutto in quaresima sulle donne, allora ritenute prive di un'anima, e solo successivamente sugli uomini). Da illustrazioni dell'epoca appaiono chiari il ruolo assunto nella pratica della dissezione e dal medico togato (laureato legge Galeno) e dal chirurgo inserviente: il primo indossava una lunga toga da cui spuntano solo le scarpe (per evidenziare la sua statura culturale), mentre il secondo, che è colui, che opera indossa una corta toga (si vedono le gambe per dimostrare il rango inferiore). Le ossa del cadavere erano ossa umane, quindi diverse da quelle descritte da Galeno (ossa di maiale) e chi aveva ragione non era la natura ma Galeno: era uno scherzo della natura quello di far vedere le ossa come dritte quando in realtà erano curve. Ma le asserzioni di Galeno costituivano un dogma che non poteva essere criticato.

I chirurghi non avevano accesso alle conoscenze anatomiche perché non conoscevano il latino, ragion per cui l'anatomia diventava una sorta di esercizio filosofico. La prima dissezione ufficiale fu praticata all'università di Bologna da Mondino de' Liucci (1270- 1326). Nelle diapositive si vede il frontespizio dell'anatomia Mundini: la dissezione era qualcosa di mediato, era un commento ai testi galenici. Mondino fu il più importante dei precursori di anatomia vera e propria. Ci furono altri anatomici come Guido da Vigevano che faceva dissezioni sui cadaveri appesi.

Per capire per quanto tempo andò avanti la pratica di sezionare gli animali, vediamo nella diapositiva uno dei pochi libri di anatomia in italiano (opera del primo 600), tradotto da uno spagnolo e ritrovato a Cagliari. Nel frontespizio del libro (1632) si vede un cranio con a destra e a sinistra il maiale e la scimmia a coda corta (animali fondamentali della anatomia galenica).

Chi praticò la anatomia reale furono gli artisti. Alcuni di essi rinunciarono al salario per avere a disposizione delle salme dai vescovi (Leonardo, Michelangelo). Soprattutto Leonardo fu un finissimo anatomico. Si fecero numerosissime scoperte che vennero riprodotte fedelmente nei codici che rimasero più o meno segreti, sino a quando un allievo di Leonardo (1600) vendette questi codici ai reali d'Inghilterra, ed oggi costituiscono il codice Windsor. Però questo non influenzò affatto la anatomia. Leonardo, in verità, voleva fare un atlante insieme ad un anatomico, Marco Antonio della Torre, che però morì giovanissimo. Anche Michelangelo voleva fare un atlante di anatomia insieme a Realdo Colombo, ma anche questo si concluse nel nulla. Accanto allo studio anatomico che era praticato dagli artisti, ci fu chi mise in discussione tutta la teoria ippocratica-galenica: Teofilo Paracelso (1493-1541) medico filosofo (con vene di pazzia). è considerato il fondatore della iatrochimica, anche se in realtà era un alchimista, poiché dava importanza agli elementi chimici. Gli elementi chimici che lui considerava alla base dell'universo erano il sale, lo zolfo, il mercurio (qualcosa che tutto sommato si rifaceva alla concezione degli elementi). Praticava l'alchimia: diceva che alla base delle malattie c'è un'alterazione della chimica di questi elementi. Per la prima volta utilizzò l'etere e si accorse che questo aveva capacità anestetiche (questa pratica andò scemando e venne riscoperta in America 300 anni più tardi). Utilizzò anche il Laudano per lenire i dolori e altri composti chimici come l'antimonio. La sua fisiologia rimase piuttosto confusa anche se certamente in opposizione con quella galenica. La religione cattolica non presenta impedimenti contro la dissezione, perché il corpo è solo un elemento per contenere l'anima, infatti: pulvis eras, pulvis reverteris. Ci furono dei grandi anatomici che iniziarono a praticare l'anatomia da soli, senza l'interposizione del servo chirurgo: ad esempio Berengario da Carpi (1460-1530), Giambattista Canani (1515-1579); ma il grande sviluppo dell'anatomia si ebbe grazie ad Andrea Vesalio (1514-1564) (figlio del farmacista dell'imperatore Carlo V). Dopo aver frequentato università famose, come Parigi, ed aver ricevuto una educazione classica galenica, quando era ancora molto giovane, divenne professore di anatomia a Padova. Pubblicò un opera monumentale nel 1543 "DE HUMANI CORPORIS FABRlCA" in cui descriveva il corpo umano visto in una dissezione operata da lui stesso. La dissezione divenne autopsia nel senso ellenistico, qualcosa che si vedeva con i propri occhi. Si può notare l'orgogliosa affermazione dell'uomo rinascimentale che diceva: le cose le vedo io. Nel frontespizio della sua opera osserviamo l'anatomico (Vesalio stesso) che opera direttamente sul cadavere. Questa tavola è opera del pittore che esegui per Vesalio i disegni che corredano il libro: Giovanni Calcar allievo di Tiziano. Tutti i personaggi raffigurati in quest'opera sono stati identificati: ricordiamo Aristotele, Platone, Francesco I, Carlo V, etc. Nelle tavole di Calcar c'è una raffigurazione molto precisa del corpo umano: in piedi e con paesaggi di fantasia; le tavole non venivano colorate perché era troppo dispendioso. Vesalio corresse Galeno in 250 punti; non attaccò, tuttavia, la concezione galenica del movimento del sangue anche se lo demolì, dimostrando che non esistevano pori nel cuore, non esisteva il circolo mirabile, ma li si fermò. Nello stesso anno venne pubblicato il "DE REVOLUTIONIBUS ORBIUM CELESTIUM", di Niccolò Copernico, libro che confutava la teoria geocentrica della terra.

Il 1543 è l'anno della storia dell'uomo da ricordare perché vengono confutati due tra i più importanti miti scientifici dell'epoca: la concezione ANTROPOCENTRICA e la concezione GEOCENTRICA.

La scuola di Padova era la più importante. Gli studenti vi si recavano divisi per nazioni e parlavano il latino. A Padova si riuscì, fin dall'inizio, a fare in modo che le lauree non venissero conferite dal Vescovo (come in tutte le altre università, con la bolla papale); venivano, invece, conferite dal sindaco. Il fatto ebbe una importanza notevolissima perché per alcuni anni dopo la controriforma, mentre nelle altre università cattoliche i protestanti non andavano più perché dovevano giurare fiducia alla fede cattolica, a Padova, fino a quando la repubblica di Venezia riuscì a contrastare politicamente l'influenza del papato, si recavano numerosi protestanti,. L'intolleranza religiosa dovuta alla controriforma fu una delle cause del declino delle università italiane. A Padova Vesalio ebbe dei grandi successori.

La storia di Vesalio é per certi versi oscura. Poco dopo aver pubblicato il libro (aveva 27 anni) lasciò l'insegnamento. Secondo alcuni ciò fu determinato dalle critiche dei galenisti (che erano feroci) in realtà pare che il motivo fosse un altro. Ebbe un'offerta, assai allettante dall'imperatore Carlo V, che gli propose di diventare suo medico personale. Vesalio accettò, ma dopo un certo periodo pensò di tornare a Padova perché il Senato veneto lo richiamò in patria. Purtroppo ebbe un incidente (il suo protettore, Carlo V, era morto ed il successore, Filippo II, non gli era molto affezionato): eseguì una dissezione sul cadavere di un uomo che pare non fosse morto. Intervenne l'inquisizione, Vesalio fu processato e riuscì ad ottenere il perdono grazie alla promessa di un pellegrinaggio in Palestina. Andò in Palestina con in tasca un brevetto del senato veneto che lo rivoleva a Padova, ma nel viaggio di ritorno, quando la nave attraccò all'isola di Zante, morì, probabilmente di peste. Venne sepolto a Zante, ma non si conosce la sua tomba (1564).

Fu uno dei più grandi geni dell'umanità perché infranse il grande dogma galenico e affermò l'anatomia come scienza dovuta all'osservazione diretta.

Anatomici seguaci di Vesalio furono: Realdo Colombo, Gabriele Fallopia (1523-1562), Girolamo Fabrici di Acquapendente (1533-1619). Si ricorda anche Giulio Casserio, inserviente non colto che studiò il Latino e divenne Professore. Fu il fondatore della anatomia comparata e diede un grosso contributo allo studio della laringe.

Altro grande anatomico, che operò a Roma fu Bartolomeo Eustachi (1500/1510-1574): scrisse un trattato quasi superiore a quello di Vesalio, non dal punto di vista artistico, ma dal punto di vista scientifico. Questo trattato, di cui si perse traccia fino agli inizi del 700 quando Lancisi lo riscoprì, riuscì ad influenzare ugualmente la scienza: conteneva dettagli che Vesalio aveva omesso.

Fabrici di Acquapendente (1533-1619) fu un grandissimo chirurgo e fu professore a Padova dal 1565 al 1616. Pubblicò numerosi trattati di chirurgia e fu il maestro dello scopritore della circolazione del sangue. Costruì a Padova il primo teatro anatomico stabile al mondo. Il teatro era circolare, gli studenti stavano in piedi ed il tavolo era al centro, in modo da avere una visione precisa del cadavere disteso sul tavolo. Sotto il tavolo c'era un canale che serviva per eliminare i rifiuti e far arrivare i cadaveri. Gli altri teatri fino ad allora conosciuti erano mobili. Da allora l'anatomia divenne qualcosa di sociale. A Fabrici di Acquapendente si deve anche un altro merito: l'idea di colorare le illustrazioni. Affidò il lavoro ad un grande pittore dell'epoca Dario Varotari, e regalò le tavole alla biblioteca Marciana, dove rimasero sconosciute fino al 1910, quando l'anatomico Sterzi le scoprì.

La più celebre anatomia mai eseguita è quella di Rembrant, conservata al museo dell'Aia. Artisticamente è uno dei migliori quadri al mondo: si osserva Nicolao Tulpius (che aveva studiato a Padova) mentre illustra ai suoi colleghi una dissezione. Dal punto di vista anatomico, però, è un disastro. Questo sta a dimostrare come l'anatomia diviene una specie di natura morta. Le prime anatomie italiane sono rappresentazioni di macellerie. Tra i pittori più famosi ricordiamo Bartolomeo Passarotti della scuola Bolognese (50 anni prima di Rembrant) autore di una anatomia che rappresenta la dissezione di un cadavere alla presenza di personaggi famosi.

La chirurgia andava avanti come nel medioevo, quando c'era stato un blocco dell'attività chirurgica dei monaci. A seguito della Bolla (1215) "ECCLESlA ABHORRET A SANGUlNE", i monaci avevano lasciato la chirurgia che veniva praticata da persone non colte. Nell'Umbria e nelle Marche vicino a Norcia e a Preci, l'abbazia di santo Eutichio era un importante centro di cultura chirurgica. I monaci istruivano i contadini del luogo. Norcia era, tra l'altro, già nota per la tradizione millenaria della castrazione degli animali, vi era, quindi, già gente che aveva una certa pratica chirurgica). I Norcini (da Norcia) e i Preciani (da Preci) diventarono artigiani abilissimi e tramandarono di padre in figlio i segreti chirurgici. I Preciani diventarono famosi soprattutto per la cura dell'occhio (da ricordare la famiglia degli Scacchi). I Norcini facevano operazioni di chirurgia plastica molto avanzate, operavano di cataratta e riduzione di calcoli.

La chirurgia spicciola (estrarre denti, curare ferite, ecc.), era praticata dai barbieri: la loro insegna è ancora oggi il bastone bianco (come le bende) e rosso (come il sangue).

Lo sviluppo dell'anatomia portò all'utilizzo della stessa per la chirurgia, rimanendo però riservata all'elite. Ci furono medici famosi che divennero anche chirurghi (questo avvenne soprattutto in Francia). Ricordiamo Ambroise Parè (1510-1590) che creò la confraternita di Cosma e Damiano, staccata da quella dei barbieri (non erano ancora medici togati perché non conoscevano il latino in maniera ufficiale). Operavano in Francia dal 500 in poi. Ambroise si ricorda anche perché divulgò la notizia di non usare l'olio bollente sulle amputazioni. Racconta in un suo trattato che mentre seguiva una campagna in Piemonte, e non aveva più olio bollente da mettere sulle gambe amputate (si pensava che l'olio bollente servisse per estrarre la materia peccans), un norcino, sulla scorta di quanto pubblicato da Bartolomeo Maggi, gli consigliò di usare l'olio di rosa (che contiene fenolo, un blando disinfettante) e con grande meraviglia si rese conto che i malati trattati con olio di rosa stavano meglio di quelli trattati con olio bollente. Diede importanza estrema all'anatomia e alle dissezioni.

Altri grandi importanti chirurghi dell'epoca furono: Fabricius Hildanus (medico togato tedesco) e Gaspare Tagliacozzo (1545-1599), esperto nella ricostruzione dei nasi.

IV. Il Secolo XVII. Rivoluzione Scientifica. Circolazione del Sangue. La Dottrina del Contagio.

Fabrizio Hildanus (1545-1599) sosteneva che:
- non si doveva far venire il pus nelle ferite di seconda intenzione.
- si doveva procedere alla legatura dei vasi prima delle operazioni.

Gaspare Tagliacozzo imparò il metodo di ricostruzione del naso dai Norcini, che operavano soprattutto nell'Italia meridionale. La ricostruzione del naso era importante, visto che questo era soggetto a distruzione per via di molte malattie, quali la tubercolosi e la sifilide, e per via delle frequenti mutilazioni della faccia dovute alle armi da fuoco.

Il metodo di Tagliacozzo era quello di prelevare un lembo cutaneo dal braccio con cui ricostruire il naso.

Divenne celeberrimo in tutta Europa e venivano da tutto il mondo per farsi curare da lui. Dopo la sua morte la sua opera fu continuata da un allievo, ma per poco tempo. Infatti ci fu la Controriforma, dovuta ad un irrigidimento della morale cattolica, che impedì di porre mano su ciò che era stato creato da Dio. Così il cadavere del Tagliacozzo fu estratto dal cimitero consacrato e sepolto in una zona non consacrata, mentre il suo allievo fu imprigionato. Il Tagliacozzo venne, quindi, colpito dopo la morte dall'Inquisizione: era, infatti, peccato fare qualcosa che era contro il creatore e cioè ricostruire una parte del corpo. Il suo lavoro è comunque rimasto grazie ad un suo trattato sulla chirurgia plastica. (DE CHIRURGIA CURTORUM).

Questa chirurgia venne riscoperta solamente nell'800 inoltrato quando venne usato il sistema della plastica indiana, che era più semplice ma anche molto più deturpante. Consisteva nel togliere dei pezzi di cute dalla fronte e metterli sul naso; in pratica bisognava girare un lembo di cute, ma il problema era che rimaneva una cicatrice molto brutta sulla fronte.

La fine del '500 e il '600 furono caratterizzati dalla rivoluzione scientifica operata in gran parte da Galileo Galilei (1564-1642).Figlio di un famoso musicista pisano avrebbe voluto diventare un medico, solo che la famiglia non glielo consentì. Egli fu il primo a introdurre il calcolo matematico negli esperimenti scientifici; Galileo abbracciò la teoria democritea, in contrapposizione alla teoria aristotelica finalistica secondo cui tutto quello che accade in natura ha uno scopo. Democrito sosteneva che l'universo e gli organismi erano formati da atomi in un continuo e casuale movimento, quindi la filosofia democritea si basava sull'osservazione e non sul finalismo come era quella di Aristotele: sul come, non sul perché.

Galileo diede notizia nel Sidereus nuncius di essere riuscito a dimostrare sperimentalmente la teoria di Copernico: infatti utilizzando il cannochiale mostrò l'esistenza dei satelliti di Giove e dimostrò che era il sole al centro dell'universo, e non la terra; dimostrò quindi che la teoria Tolemaica era falsa. Per queste dimostrazioni Galileo ebbe grossi problemi con l'Inquisizione; quando lasciò Padova, presso la cui Università insegnava, fece l'errore di andare a Firenze, città che allora era molto vicina al Papa al contrario di Venezia che invece godeva ancora di una certa autonomia perché politicamente forte e lontana da Roma. Fu perseguitato dall'Inquisizione.

Galileo ebbe anche il merito di usare il cannocchiale, non solo per vedere le cose grandi ma anche per vedere quelle piccole, e consigliò ai suoi allievi di usare il microscopio. Fu Francesco Stelluti (1577-1652), un suo allievo, a chiamare lo strumento microscopio. C'è una tradizione senza nessuna base storica, secondo cui chi scoprì il microscopio fu l'olandeseJensen; in realtà l'unica cosa certa è che costui costruiva lenti. L'uso del microscopio per osservare le cose invisibili è da attribuire solo a Galileo; ciò è documentato in una sua lettera in cui esorta i suoi allievi a usare il microscopio.

Sicuramente l'apporto più importante alla scienza fu l'uso della matematica, necessaria per quantizzare l'esperimento.

Poiché Galileo era un fisico egli aveva elaborato la teoria secondo cui il corpo umano era una macchina e gli organi delle minute macchine: bisognava pertanto ricercare la macchina elementare.

I microscopi di Galileo avevano dei grossi problemi perché presentavano dei difetti di rifrazione e riflessione della luce, per cui si vedevano molte immagini illusorie: ciò comportò feroci critiche al microscopio.

Marco Aurelio Severino (1580-1656)

Era un napoletano allievo della scuola di Galileo. Egli abbracciò appieno la filosofia galileiana e usando il microscopio descrisse addirittura l'utero dello scarabeo (che, naturalmente, ne è privo). Dimostrò tuttavia che negli insetti ritroviamo gli organi che sono presenti anche negli animali superiori; sosteneva anche che il microscopio doveva servire a vedere cose invisibili e che l'anatomia non doveva essere considerata come "arte del tagliare", ma servire per scomporre e per andare a ricercare gli atomi. (Anatomia dissutrix non dissectrix)

Severino fu anche un grande chirurgo, infatti fu il primo a praticare su larga scala la laringectomia. A Napoli ci fu una epidemia di difterite e lui praticando la laringectomia salvò molte vite. In periodo di peste non scappò dalla città, come fecero molti altri medici, ma rimase a curare i malati; purtroppo però si ammalò anche lui di peste e morì.

Lo studio microscopico degli insetti evidenziò che cose che sembravano assolutamente grossolane erano invece molto complicate.

Francesco Redi dimostrò come si vedono gli insetti al microscopio.

Molti allievi della scuola di Galileo, con degli artifizi, riuscirono a mettere in evidenza delle strutture molto fini, dando perciò il via alla cosiddetta anatomia scompositiva o artificiosa. Per esempio Giovambattista Odierna, (1597-1660) a Palermo, bollì l'occhio di una mosca e dimostrò che era formato da una miriade di cristallini che permettevano alla mosca di vedere a 360°. Oltre al microscopio si poteva usare il microscopio naturae; infattiAuberio, che era un allievo di Borelli (1608-1679), a sua volta allievo di Galileo, per dimostrare come era fatto il testicolo studiò quello del maiale, animale che aveva già colpito Galeno proprio perché gli organi vegetativi erano simili a quelli dell'uomo, e mise in evidenza i tubuli seminiferi, la struttura dei tubuli efferenti e l'epididimo, che poi furono comparati con quelli dell'uomo.

Quindi qualsiasi cosa andava bene pur di riuscire a capire come era costruito il corpo umano.

Il fatto che la matematica e la misurazione dell'esperimento fossero cose essenziali portò a delle conseguenze qualche volta al limite del possibile; per esempio ci fu un grande scienziato Santorio (1561-1636), istriano e allievo della scuola galileiana, che trascorse gran parte della sua vita in una bilancia dove si pesava quando mangiava e dopo aver defecato, misurando ciò che rimaneva dopo aver mangiato: ebbe così l'intuizione dell'esistenza del metabolismo. Egli capì anche che la sudorazione serviva all'eliminazione del calore; fu anche il primo a fare la misurazione del polso e ad usare il termometro per misurare la febbre.

La scienza galileiana aveva come base l'esperimento: bisognava dare un significato alle cose solo dopo averle osservate e misurate.

Gaspare Aselli (1581-1626)(Scoperta dei vasi chiliferi)

Era un medico milanese e professore all'Università di Pavia (a Milano l'Università non c'era). Facendo un esperimento su un piccolo cane, in cui voleva dimostrare come avvenivano le escursioni diaframmatiche e anche come potevano cessare con la resezione del nervo frenico, quando aprì l'addome sotto il diaframma vide una rete bianchissima nelle maglie del mesentere e si rese conto di aver fatto una grande scoperta, cioè di aver scoperto il quarto tipo di circolazione. Quando volle mostrare questa scoperta all'Università di Pavia usò un grosso cane randagio, ma dopo averlo aperto davanti a tutti non vide niente. Così Aselli, dopo un momento di sconforto, pensò che la differenza tra i due cani era che il primo aveva mangiato mentre il secondo cane, che era un randagio, non aveva mangiato. Allora decise di ripetere l'esperimento con un terzo cane, che aprì dopo averlo fatto mangiare. Questa volta finalmente vide la rete dei vasi chiliferi e poté dimostrare la loro esistenza all'Università. In seguito pubblicò un atlante che conteneva le prime stampe a colori. Un grosso errore che fece Aselli fu quello di confondere un linfonodo con un organo che lui chiamò pancreas. Ancora non si conosceva la circolazione linfatica, che verrà scoperta solo qualche decennio dopo, prima dalPequet (1622-1674),che scoprì la cisterna del chilo, poi descritta da un medico romano Giovanni Guglielmo Riva (1627-1677) e da Thomas Bartolino (1616-1680). Va ricordato che Bartolomeo Eustachi aveva già descritto il dotto toracico del cavallo nel 1564

William Harvey (1578-1657)

Studiò a Padova dove assimilò la filosofia galileiana. Egli si interessò della circolazione del sangue. Innanzitutto misurò la quantitàdi sangue che c'è nel corpo (prese un animale a cui tagliò una vena e estrasse tutto il sangue) e vide che era molto limitata. Questo fatto era quindi in contrasto col concetto galenico secondo cui il sangue veniva continuamente prodotto per essere assorbito dalle strutture periferiche.

1628: Data storica in cui Harvey pubblicò il suo trattato intitolato "Exercitatio Anatomica de Motu cordis et sanguinis in animalibus".

Harvey, usando le stesse tavole di Fabrizio d'Acquapendente, dimostrò che nelle vene il sangue non aveva decorso centrifugo, come invece sostenevaGaleno, secondo cui il sangue andava dal fegato alla periferia. Fabrizio aveva interpretato quelle tumefazioni che si vedono quando si comprime una vena (e dovute alle valvole venose) come delle porticine che servivano per rallentare il flusso dal centro alla periferia; Harvey dimostrò esattamente il contrario: infatti aveva visto che, mettendo un laccio ad una vena, che pertanto diventa turgida, e poi chiudendo altri due segmenti, il sangue non va dal centro alla periferia ma dalla periferia verso il centro. Quindi Harvey capì il meccanismo della circolazione venosa, capì che il cuore era come una pompa che metteva in circolo il sangue, ma non riuscì a trovare l'anello di congiunzione tra le arterie e le vene perché non riusciva a vedere i capillari. I capillari vennero poi scoperti, più tardi, da Malpighi negli animali a sangue freddo e da Spallanzani in quelli a sangue caldo.

Questa nuova teoria ebbe diversi consensi ma anche molte critiche, anche perché il concetto della circolazione fu associato a idee politiche sulla circolazione del potere. Perciò Harvey all'inizio fu criticato moltissimo ma poi la sua teoria si affermò declassando il fegato che da organo principale divenne invece solo l'organo che secerne la bile. Addirittura ci fu un famoso anatomico Thomas Bartholin (maestro di Stenone) che pubblicò le exequiae del fegato.

Questione del contagio

Nonostante nel '300 e nel '600 ci fosse stata la peste, e nonostante ci fossero molte malattie endemiche come la lebbra e la tubercolosi (che allora non era considerata una sola malattia ma comprendeva 6 o 7 malattie diverse) non si sviluppò il concetto di contagio da organismi viventi (contagio vivo).

In pratica non si capiva come si trasmettessero le malattie: l'idea più accreditata era che gli odori e gli unguenti portassero il contagio, ma non si capiva assolutamente quale fosse la ragione. Non c'era nessun concetto di igiene, i malati venivano messi su letti con lenzuola che poi venivano riciclate. Questo portò alla diffusione di malattie, soprattutto nelle zone molto affollate.

In Sardegna c'è il tipico esempio di come malattie come la peste attecchissero soprattutto nelle città, ma non nei villaggi.

Il veicolo della peste è una pulce. In realtà sono i ratti che si ammalano di peste, poi la pulce la trasmette all'uomo, quando poi la peste diventa veramente epidemica allora c'è la peste polmonare che permette il contagio diretto uomo-uomo. La peste venne dall'Oriente e pare che sia stata portata a Messina da una nave di genovesi, scappati dalla città che presidiavano perché era stata assediata dai turchi Questi però avevano buttato dei cadaveri di appestati nella città, così alcuni marinai si ammalarono e portarono la peste a Messina da dove poi si diffuse in tutta l'Italia e in tutta l'Europa.

La scomparsa della peste fu favorita dal fatto che intorno alla fine del 600 ci fu un'invasione di ratti marroni che soppiantarono il ratto nero, molto più recettivo alla peste, e anche perché si cominciò a evitare di costruire i solai in legno dove potevano albergare i topi. Un'altra ipotesi sostiene che ciò fu dovuto alla comparsa di un germe meno virulento che permetteva l'immunizzazione dei ratti.

Quasi contemporaneamente alla pubblicazione dell'opera di Vesalio (1514-1564), c'era stato un famoso anatomo medico veronese, Gerolamo Fracastoro (1478/9-1553), il quale diede il nome ad una malattia endemica che si era appena sviluppata: la sifilide.

La sifilide scoppiò per la prima volta in modo epidemico alla fine del '400 durante l'assedio di Carlo VIII a Napoli (1496); finché l'Italia fu la nazione leader i napoletani chiamarono la sifilide male francese, mentre, quando l'Italia decadde, i francesi la chiamarono mal di Napoli.

La sifilide forse era dovuta ad una recrudescenza di una malattia che ha cambiato fisionomia ma che era già endemica nell'oriente arabo, oppure un'altra teoria dice che venne portata dall'America ad opera dei marinai di Cristoforo Colombo. Si riconobbe subito che la sifilide era dovuta al contagio sessuale e si diceva che si era sviluppata dall'amplesso di una prostituta con un lebbroso.

Fracastoro diede il nome alla sifilide in un famoso poemetto, dedicato a Pietro Bembo, e parlò anche del legno santo che era uno dei principi terapeutici di allora: si trattava di un legno (guaiaco) che provocava una grande sudorazione. Si pensava che anche la sifilide fosse una malattia da curare secondo i principi ippocratici, per cui bisognava eliminare la materia peccans: in questo caso si doveva togliere l'eccesso di flemma con l'uso di farmaci che provocassero la sudorazione, come il il legno guaiaco e il mercurio. Quest'ultimo provocava una sudorazione abbondante, però era molto tossico e faceva diventare i denti neri, costringendo le nobildonne a limarsi i denti per nascondere il fatto che stavano facendo la terapia mercuriale contro la sifilide.

Fracastoro sosteneva che esistessero degli organismi viventi invisibili, da lui chiamati seminaria, che portavano il contagio. Questi seminaria si potevano trasmettere non solo per contatto diretto ma anche con vestiti, lenzuola,oggetti.

Un'altra malattia che allora era endemica era la lebbra. La lebbra in Sardegna attecchì proprio perché è una malattia ad incubazione molto lenta (simile alla tubercolosi anche se i due microrganismi sono rivali, infatti dove c'è la lebbra non c'è la tubercolosi e viceversa). La lebbra è una malattia che si sviluppa nel giro di decenni, e in Sardegna c'erano molti focolai che andarono avanti fino all'età moderna (infatti è uno degli ultimi posti dove ci sono stati i lebbrosari). Occorre un contagio prolungato per prendersi la lebbra, quindi è difficile che le persone che girano molto la contraggano. La lebbra era considerata una malattia da temere, oltretutto aveva dei risvolti sociali molto particolari; infatti quando si scopriva che uno era lebbroso (siamo nel tardo medioevo e all'inizio dell'età moderna) gli veniva fatto addirittura il funerale e perdeva qualsiasi diritto. I lebbrosi venivano tenuti in luoghi appartati ma venivano mantenuti a spese della comunità; questo spiega il perché di persone indigenti che per sopravvivere si dichiaravano lebbrosi, in modo da avere l'assistenza pubblica.

V. Fine 600-Inizio 700. Generazione Spontanea. Genesi Acarica della Scabbia. Anatomia Microscopica. Le Cere anatomiche.

Nel corso delle pestilenze, i medici giravano vestiti in modo un po' particolare: con una specie di becco d'uccello sul naso, che conteneva una spugna con dei profumi, perché si credeva fossero gli odori a causare la malattia, tesi questa chiaramente falsa.

Verso la fine delle 600 (1668) ci fu un'importante scoperta da parte di Francesco Redi (1626-1698), allievo di Galileo: egli prese un grosso vaso e vi mise un pezzo di carne, poi coprì il vaso con una garza e notò che su questa si formavano delle uova che seminate poi sulla carne, davano luogo alle larve. Dimostrò quindi che la generazione spontanea non era valida.

Redi fu anche fondatore della parassitologia; fece degli importanti esperimenti su come debellare i vermi. Alcuni farmaci, tuttora utilizzati contro i vermi, sono stati introdotti da lui.

La sifilide è una malattia che fece la fortuna dei medici perché nel 30% dei casi guariva da sola e, quando un malato guariva, il medico sosteneva che era merito delle sue cure, anche se in realtà non era così. Per combattere la sifilide si somministrava il mercurio che essendo tossico per le ghiandole salivari, provocava una secrezione potentissima. Al tempo il trattamento proposto per ovviare a ciò era quello di mettere un ferro incandescente sulla testa del malato, perché si credeva che la saliva derivasse dal cervello.

Un'altra malattia dei nostri antenati è la rogna (o scabbia) dovuta ad una specie di acaro (= atomo di carne), che veniva considerato una particella di materia peccans, perché si pensava che la rogna fosse dovuta ad un eccesso di melaina kolè, di umore nero e quindi fosse necessario curarla con sostanze che eliminassero la melaina kolé, e non per via topica. Cosimo Bonomo (1666-1696), allievo di Redi e medico delle galere (termine che noi usiamo per prigione ma al tempo erano le navi dove venivano mandati i carcerati che scontavano la pena remando, carcerati peraltro molto soggetti alla rogna) cercò il modo per debellarla e stabilì che bastavano dei bagni antisettici, fatti per un certo periodo di tempo, per uccidere anche le larve derivate dalla schiusa delle uova formate all'interno della cute e quindi per eliminare la malattia. Grazie all'aiuto di Giacinto Cestoni (1637-1718) isolò l'acaro e lo descrisse come si vede al microscopio. Comunicò questo a Redi ed il tutto fu pubblicato nel 1687. Nel 1834 uno studente, Simone Renucci, corso, durante una lezione sulla scabbia tenuta all' ospedale San Luigi di Parigi dal famoso Prof. Alibert, fece notare al professore che in Corsica le persone malate venivano lavate con soluzioni disinfettanti. Il professore rimase sorpreso di ciò, poiché il trattamento scoperto da Bonomo era rimasto circoscritto alla Toscana poi esteso alla Corsica e Sardegna, ma non al resto dell'Europa.

In quel periodo, Malpighi (1628-1694), allievo di Galileo, sostenne che tutti gli organi erano formati da delle minute macchine, le ghiandole. Questo è vero e falso nello stesso tempo. Infatti è vero che si può riconoscere una struttura ghiandolare nel fegato, nel rene, ma questo non vale per il cervello o altri organi. Comunque Malpighi fece altre importanti scoperte: gli strati dell'epidermide, il glomerulo renale, i corpuscoli della milza, i globuli rossi, ma il suo genio deriva dall'essere riuscito a distinguere ciò che era artefatto da ciò che era realtà, perché i microscopi di allora davano immagini veramente fallaci. Scoprì inoltre i capillari nel polmone di rana (animale a sangue freddo) completando lo schema di Harvey.

Un tale Leeuwenhoek (1632-1723), commerciante di tessuti e appassionato di microscopi tanto da costruirsene uno con le sue stesse mani, riuscì a vedere delle cose straordinarie che, non essendo dotto e non sapendole interpretare, mandava alla Royal Accademy di Londra che le pubblicava, dopo traduziione, senza commentarle. Per esempio, Leeuwenhoek si rese conto che esistevano degli esseri viventi piccolissimi nella placca dentaria. Un suo allievo, scopri gli spermatozoi. Questo commerciante descrisse tantissime altre cose che però, essendo solo delle osservazioni non commentate, venivano ignorate e magari venivano apprezzate e verificate decenni dopo.

Tornando a Malpighi, il concetto di ghiandola è merito di un famoso scienziato danese, Nicolò Stenone (1638-1686) che per caso scoprì il "dotto di Stenone" che in realtà veniva considerato un vaso. Un professore di anatomia, Blasius, cercò di appropriarsi di questa scoperta e la pubblicò, suscitando l'ira di Stenone. Fece altri studi, e oltre a descrivere il dotto, descrisse anche le ghiandole, sostenne che la saliva, derivata dal sangue, veniva prodotta dalla ghiandola e veicolata dal dotto nella bocca. Stesso discorso per le ghiandole lacrimali: anche queste derivano dal sangue le lacrime. Stenone fece anche altre scoperte, per esempio fu il primo ad avere il coraggio di dire che il cuore era un semplicemente un muscolo e non conteneva l'anima e a chiamare ovidutti le tube uterine, stabilì inoltre l'omologia tra le ovaie dei mammiferi e quelle degli uccelli; a Firenze si cimentò nello studio dell'anatomia della terra. Anche in questo campo fece importanti scoperte: fu il primo a scoprire i principi della sedimentologia, sostenendo che gli strati più antichi sono quelli più profondi, e a mettere in dubbio che la terra avesse solo quattromila anni. Formulò una legge (regola di Stenone) che permette di distinguere un cristallo di quarzo da un diamante: il cristallo cresce "non mutatis angulis" (con gli angoli uguali) e quindi si può riconoscere per gli angoli. Successivamente Stenone divenne prete e per questioni di coerenza abbandonò la scienza. Venne mandato missionario nelle regioni luterane e morì in condizioni di estrema povertà, avendo dato tutto ai poveri. Il granduca di Firenze Cosimo III, volle che il suo corpo fosse trasferito a Firenze e fu sepolto prima nella cripta, poi nella basilica di San Lorenzo. Fu proclamato beato e protettore degli scienziati nel 1988 dall'attuale Pontefice.

Tra i personaggi importanti della fine del 600 è da ricordare Ramazzini (1633-1714). Ramazzini aveva un operaio che andava da lui a pulire i cessi, che dopo qualche tempo divenne cieco. Ramazzini, incuriosito fece delle indagini e accertò che anche altri lavacessi erano diventati ciechi. Stesso discorso per gli spazzacamini: molti di essi erano affetti da cancro dello scroto. Capì che molte attività lavorative influenzano lo stato di e pubblicò un trattato sulla medicina del lavoro (DE MORBIS ARTIFICUM) dove descrive molte patologie legate alla situazione lavorativa.

Sydenham (1624-1689) e Boerhaave (1668-1738) praticarono il ritorno all'ippocratismo, cioè alla cautela assoluta nel trattare il malato e affermarono che bisogna avere gli ospedali come luoghi di cura.

La prima clinica universitaria fu fondata infatti a Leida in Olanda, dove lavorava Boerhaave, università che era stata regalata, più di un secolo prima, dal principe d'Olanda agli abitanti come premio per avere valorosamente combattuto contro gli spagnoli nella guerra dell'indipendenza.

Per quanto riguarda la chirurgia del primo 700, i chirurghi dovevano operare rapidamente, perché più durava l'operazione, maggiori erano i rischi d'infezione; il paziente era tenuto fermo dagli inservienti e in genere, prima dell'operazione, veniva intervistato da un padre spirituale. La maggior parte dei chirurghi non conoscevano l'anatomia, erano considerati persone indotte. Colui che promosse lo sviluppo della chirurgia nell'Europa centrale fu Giovanni Alessandro Brambilla (1728-1800) che fu arruolato nell'esercito austriaco come chirurgo. Era una persona molto intelligente, entrato nelle grazie del comandante del suo Reggimento, divenne il medico di Giuseppe II, primogenito di Maria Teresa, imperatrice d'Austria. Brambilla usò la sua influenza su Giuseppe II affinché ai chirurghi venisse insegnato il latino, per poter studiare i testi scientifici e per essere quindi messi alla pari dei medici. La prima cosa da fare era l'insegnamento del latino e poi mostrare come era fatto il corpo umano. Perciò grazie a lui fu fondata una grande accademia a Vienna, in cui si praticava l'insegnamento del latino ai chirurghi, non solo, furono fatte arrivare da Firenze delle splendide cere anatomiche (tuttora presenti a Vienna) al fine di istruire gli allievi. In conclusione riuscì così a parificare medici e chirurghi; infatti nelle università imperiali è presente un simbolo di ciò: due donne che si tengono per mano, che rappresentano, rispettivamente, una la medicina, l'altra la chirurgia, al di sopra di una scritta: " IN UNIONE SALUS".

Il pensiero di Brambilla si inserisce in un discorso che venne fatto a Firenze da Felice Fontana (1730-1805). Fontana, abate e prezioso consigliere del granduca di Firenze, ebbe l'idea, per istruire i chirurghi, di allestire dei calchi in cera di preparati anatomici. Questa idea era utile per due motivi: 1) perché gli atlanti a colori costavano moltissimo, 2) perché i chirurghi non conoscevano il latino. Quindi Fontana allestì a Firenze, con l'aiuto di vari anatomici, una vera e propria officina di ceroplastica in cui si facevano i calchi dei cadaveri che prima si facevano in gesso e poi si voltavano in cera.

Carlo Felice mandò l'anatomico Francesco Antonio Boi (1767-1855) nativo di Olzai, da Cagliari a Firenze, proprio per avere dei modelli in cera, necessari per il suo museo, modelli tuttora considerati tra i più belli del mondo (anche perché opera personale di Clemente Susini).

Altri scienziati del primo 700 furono Domenico Cotugno (1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano e descrisse la sciatica, e Luigi Galvani (1737-1798), anatomico che scoprì l'elettricità animale, anche se secondo alcuni una parte del merito andrebbe riconosciuto alla moglie, la quale, mentre preparava delle rane, toccò col cucchiaio le zampe dell'animale e notò che si contraevano. In seguito a ciò Galvani fece esperimenti e parlò per la prima volta di elettricità animale. Volta, però, dimostrò che la causa era l'elettricità animale, ma un fenomeno fisico

Altro importante anatomico e chirurgo fu Antonio Scarpa (1752-1832), che operò a Modena e, soprattutto, a Pavia dove fu chiamato da Brambilla. Diede importanti contributi all'anatomia dell'occhio, dell'orecchio (endolinfa e timpano secondario), al trattamento chirurgico delle ernie ed a quello degli aneurismi. Scoprì il nervo naso-palatino ed, insieme al Vick D'Azyr, i nervi olfattivi; descrisse anche i nervi cardiaci. Contribuì grandememente alla definizione dell'anatomia topografica, soprattutto di quella degli degli arti inferiori, ed è considerato, insieme a John Hunter, il fondatore dell'Anatomia Chirurgica.

VI. XVIII Secolo. Anatomia Clinica e Patologia d'Organo. Spallanzani. Jenner.

Le cere anatomiche erano un mezzo visuale per insegnare e diffondere l'anatomia. L'anatomia era ancora un patrimonio dei medici dotti, che conoscevano il latino e che avevano accesso ai trattati e non dei chirurghi, personaggi di secondo piano, nella maggior parte dei casi barbieri, persone che non avevano avuto un'istruzione classica e nessun accesso alle opere scientifiche.

Le cere anatomiche furono prodotte su larga scala a Firenze e poi diffuse in tutta Europa. Descriviamo ora come si realizzava un preparato anatomico: dell'organo in esame si faceva un calco con il gesso e prima dell'indurimento lo si apriva in due con una cordicella, quindi lo si riempiva di cera (sistema a cera persa) e quindi la cera veniva colorata, infine la mano dello scultore rifiniva il modello. Con i calchi che ancora sono presenti alla Specola, si è cercato di rifare dei modelli che, pur belli, sono decisamente inferiori all'originale. La mistura della cera, utilizzata dal ceroplasta era segreta.

Le cere di Cagliari furono eseguite daClemente Susini (1757-1814), e la mistura della cera contiene delle sostanze anche preziose, come scagliette d'oro e perle macinate, utilizzate per dare brillantezza alla cera stessa. Le cere soffrono più il freddo del caldo, perché essendo la cera una mistura con altre sostanze a differente grado di dilatazione, quando la temperatura va sotto zero, basta una minima vibrazione per rovinarle. Date le condizioni climatiche a Cagliari questo fenomeno non si verifica mai, per cui le cere di Cagliari hanno il privilegio di non essere mai state restaurate al contrario di quelle delle grandi collezioni di Firenze e di Vienna. Le cere di Vienna sono, in parte, copie di quelle di Firenze, prodotte a Firenze e portate a Vienna da Giovanni Alessandro Brambilla.

Giovanni Alessandro Brambilla (1728-1800) fu, per quanto riguarda l'Europa centrale, colui che parificò la chirurgia e la medicina. In altri paesi ciò era avvenuto in modo più fisiologico, cioè i chirurghi erano diventati talmente bravi che erano entrati nella categoria dei medici. Questo avvenne in Inghilterra dove, tra la fine del '700 e i primi dell'800, visse un grande chirurgo John Hunter (1728-1793). Hunter fece un esperimento su se stesso: poiché sosteneva che non poteva esserci un soggetto con due malattie, per stabilire se la blenorragia e la sifilide erano due malattie diverse o no, si inoculò nel glande del pus proveniente da un soggetto con la blenorragia per vedere se sarebbe comparsa la blenorragia o la sifilide. In realtà si ammalò di sifilide perché quel soggetto aveva entrambe la malattie e fu fortunato perché ne guarì. L'esperimento che venne pubblicizzato in tutto il mondo portò ad una confusione.

In Italia ci furono dei grandi chirurghi e dei grandi medici. Tra i medici ricordiamo Domenico Cotugno (visse a Napoli 1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano, i liquidi endolabirintici, descrisse per la prima volta la sciatica che chiamò ischiade nervosa e notò la presenza di albumina nelle urine di pazienti nefropatici.

Luigi Rolando (1773-1831) a Sassari fu autore del saggio "La vera struttura del cervello dell'uomo e degli animali. Egli seguendo l' idea della corrente animale, toccando la corteccia di un maiale su un lato davanti alla scissura centrale del cervello (scissura rolandica),dimostrò la contrazione muscolare. Rolando paragonò il cervelletto ad una pila.

Il vero fondatore della medicina clinica moderna fu Giovanni Battista Morgagni (1682-1771). Egli apparteneva per formazione alla scuola galileiana, essendo allievo diValsalva (1666-1723), il quale a sua volta era allievo di Malpighi, Malpighi di Borelli, e questi era allievo di Galileo.

Morgagni aveva una concezione iatrofisica ; egli però non usava il microscopio, usava l'occhio: aveva la tendenza a cercare di scoprire il funzionamento del corpo umano inteso come macchina. Il Morgagni si riferì a delle precedenti pubblicazioni. Quella più accurata risaliva alla fine del '400: a Firenze c'era stato Antonio Benivieni (1443-1502) che aveva fatto diverse autopsie e le aveva correlate con la causa di morte; il suo libro è intitolato "De abditis morborum causis" (le cause nascoste delle malattie). Un altro trattato pubblicato nel tardo 600 era stato il "Sepulcretum" di Teofilo Bonet (1620-1689), in cui erano descritti molti casi di reperti ottenuti al tavolo anatomico. Però in tutti questi trattati manca la correlazione tra storia clinica e reperto anatomo-patologico.

Col Morgagni ci fu un ritorno al tripode alessandrino che consisteva nella storia clinica, nell'autopsia e poi nella diagnosi clinica. Il Morgagni raccolse ben settecento quadri autoptici, correlò il quadro autoptico con la storia clinica del paziente, dimostrò che per la stragrande maggioranza delle malattie vi era una patologia d'organo. Allora non c'erano mezzi per fare l'autopsia in vivo (autopsia intesa come nella concezione alessandrina, cioè come esame del malato con i propri occhi), quindi l'autopsia era veramente la dissezione, ma il concetto era quello di correlare la storia clinica con la malattia.

Il Morgagni è stato un anatomico celeberrimo, in Europa era chiamato sua maestà anatomica, perché aveva pubblicato alcuni appunti di anatomia, "Adversaria Anatomica", che divennero molto famosi per la descrizione, che fece con una notevole precisione, di cose già osservate da altri. Il trattato, una pietra miliare per la nascita della medicina moderna, fu pubblicato nel 1761 in 5 volumi, dedicati alle più importanti accademie mediche nel mondo di allora. Fu pubblicato in latino ed intitolato "De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis" (sulle sedi e le cause delle malattie studiate attraverso l'anatomia). Egli raccolse 700 casi clinici, alcuni appartenevano anche a Malpighi (1628-1694) e un buon numero erano appartenuti al suo maestro Valsalva (1666-1723), anatomico che fece importanti scoperte soprattutto sull'orecchio.

Questo trattato destò grande interesse in tutto il mondo di allora, tanto è vero che dopo due anni, la prima edizione era esaurita. Furono pibblicate molte altre edizioni tradotte in tutte le lingue d'Europa. Una delle ultime edizioni fu quella in italiano, sia perché i dotti parlavano il latino (fino alla rivoluzione francese la lingua dei dotti era il latino), sia perché in Italia il "verbo morgagnesco" ebbe difficoltà ad attecchire. I principi di Morgagni invece, furono applicati all'estero e furono alla base dello sviluppo della clinica negli altri paesi. Inflenzò però Domenico Cotugno ed ebbe come allievo Antonio Scarpa.

Proprio nello stesso periodo in cui Morgagni pubblicò il suo trattato, nel 1761 uscì in Austria un altro piccolo trattato "De Inventu Novo" in cui il figlio di un bottaio, Leopoldo Auenbrugger (1722-1809),descrisse la percussione come un mezzo per poter osservare in vivo le alterazioni degli organi toracici. Questo libro rimase lettera morta, fino a quando ai primi dell'800, il medico di Napoleone Corvisart (1755-1821) lo riscoprì. Auenbrugger era ancora vivo, e a distanza di 30-40 anni dalla pubblicazione, ebbe la sua parte di gloria.

Nel 700 un problema molto importante era quello della respirazione e della combustione. Era stato ipotizzata da Stahl l'esistenza di una sostanza, il flogisto, che consumandosi dava il fuoco. Questo concetto però non spiegava alcuni esperimenti che erano stati fatti dalla scuola di Oxford. Per esempio, collocato un animale sotto una campana con una candela accesa, man mano che la candela bruciava l'animale dava segni di asfissia, fino a morire. Non si capiva quale nesso esistesse con il flogisto; si diceva che quell'aria era diventata "aria fissa". Fu un inglese, Joseph Priestley (1733-1804), il primo ad affermare che doveva essere qualche gas che veniva consumato.

Chi dimostrò che questo gas era l'ossigeno fu Lavoisier (1743-1794), grandissimo scienziato e fondatore della chimica moderna. Lavoisier venne ghigliottinato per la sua condizione di aristocratico. La storia dice che prese il fatto di essere ghigliottinato come una seccatura.

Subito dopo la scoperta dell'ossigeno, l'abate Lazzaro Spallanzani (1729-1799), uno dei più grandi scienziati mai esistiti, mise in relazione il consumo di ossigeno con la respirazione tessutale. Lo Spallanzani era uno sperimentatore feroce: per dimostrare l'azione dei succhi gastrici infilò nel suo stomaco una spugnetta con dentro della carne che poi tirava fuori dopo alcune ore, per constatare l'effetto del succo gastrico. Era un vivisezionatore; capì anche che, durante il volo, i pipistrelli si orientano con gli ultrasuoni. Spallanzani è famoso soprattutto nel campo della riproduzione. Fu il primo a dimostrare, mettendo delle specie di "mutande" al rospo, che senza il contatto del liquido seminale con l'uovo non si aveva la fecondazione. Fu il primo che operò la fecondazione artificiale nella cagna. Fece un'altra scoperta: chiudendo il cerchio della circolazione del sangue, dimostrò i capillari, "i capillamenta" negli animali a sangue caldo (nel pollo). Tra le scoperte più importanti dello Spallanzani (per cui Pasteur lo riverì come il più grande scienziato mai esistito) vi fu quella di aver confutato la tesi della generazione spontanea. Il problema della generazione spontanea era fermo ancora a Redi, che aveva dimostrato che gli insetti derivavano da altri insetti. C'erano stati dei precursori, per esempio ilVallisneri, medico padovano, che aveva sostenuto l'esistenza di "semi" in aria, simili a quelli descritti da Fracastoro; il Cogrossi aveva sostenuto che nella peste bovina c'erano degli organismi viventi che trasmettevano la peste. Queste tesi però erano cadute nel vuoto.

Un irlandese, Needham J. T. (1713-1781), pensava che gli "infusori" (che si vedevano perché erano dei protozoi) derivassero dal fluido contenuto nella fiasca, e quindi derivassero dalla materia e non da altri protozoi. Questo esperimento fu condiviso da Georges Buffon (1707-1788), il più grande naturalista dell'epoca. Ma Spallanzani lo confutò, dimostrando che se si praticava veramente una sterilizzazione (fu lui il primo che mise in atto questo procedimento, applicato successivamente anche da Pasteur) col calore i protozoi non si formavano. Quindi dimostrò che per avere dei protozoi bisognava avere altri protozoi. Questa fu la prima dimostrazione che esseri molto piccoli derivavano da altri esseri molto piccoli.

Alla fine del 1700 ci fu una grande scoperta di carattere empirico. Un medico inglese Edoardo Jenner (1749-1823), allievo di John Hunter, si accorse per caso che le mungitrici quando si ammalavano di vaiolo guarivano sempre. Il vaiolo allora era la malattia più terribile. Vi erano ancora flagelli terribili come la tubercolosi, però il vaiolo colpiva soprattutto i bambini.

C'erano stati già tentativi precedenti risalenti al tardo '600 di indurre la resistenza alla malattia col sistema della vaiolizzazione. La vaiolizzazione era il sistema di innesto del vaiolo: si prelevava, da un malato che stava per guarire, un po' di pus e lo si iniettava ad un soggetto sano, provocando il vaiolo. Molte volte questo procedimento era letale e molti bambini morirono. La vaiolizzazione era stata promossa dalla moglie dell'ambasciatore inglese a Costantinopoli (lady Montagu), perché nell'oriente si praticava da tempo tale sistema. La stessa era poi stata introdotta in Italia dai medici greci che operavano soprattutto a Venezia. Questi avevano trovato un grande fautore nel Papa Benedetto XIV (Papa Lambertini) il quale cercò di introdurre la vaiolizzazione nello stato pontificio.

La scoperta di Jenner risolse il problema del vaiolo. Jenner fece la prima inoculazione su suo figlio: prese un po' di pus dalla pustola di una vacca, lo iniettò nel figlio e vide la pustola della vaccinazione (che non si chiamava ancora vaccinazione, ma innesto): il bambino non si ammalò mai di vaiolo. La vaccinazione destò un interesse grandissimo, anche se ci fu una violenta opposizione da parte di certi ambienti, soprattutto ecclesiastici, nei quali essa venne ritenuta un insulto al creatore essendoci una commistione tra il bruto, cioè l'animale, e l' uomo. La vaccinazione venne praticata su larga scala con il prevalere delle idee libertarie della rivoluzione francese; divenne la bandiera della sinistra, dei giacobini. I giacobini vaccinavano, i codini (reazionari) no.

In Italia un milanese Luigi Sacco (1769-1836) diffuse negli stati della repubblica cisalpina la vaccinazione, per cui ci fu un crollo verticale della morbilità del vaiolo.

Pietro Leo portò la vaccinazione in Sardegna. Egli fu anche professore di anatomia; aveva imparato a vaccinare durante la rivoluzione francese. La vaccinazione in Sardegna si diffuse molto lentamente, nel 1800 inoltrato, ad opera di un altro professore di anatomia Giuseppe Falconi.

Riprendiamo ora il discorso del "contagio" vivo. Tra gli allievi di Spallanzani ci fu Giuseppe Baronio (1759-1811) che proprio sulla scorta di quello che aveva appreso da Spallanzani, fece i primi innesti di cute negli animali, divenendo un precursore dell'innesto cutaneo e della chirurgia plastica.

Agostino Bassi (1773-1856) era un avvocato il quale aveva la passione per la biologia. Il padre non voleva che facesse il biologo, ma che si occupasse delle sue terre e che entrasse nella amministrazione imperiale. Egli comunque seguì costantemente le lezioni dell'abate Spallanzani, fino a quando questi morì. Un giorno le sue bigattaie (le bigattaie sono i filari su cui si conservano i bacchi da seta) furono funestate da una malattia terribile, il mal del calcino o del calcinaccio o moscardino, che uccideva improvvisamente i bachi, riducendoli a dei pezzi di gesso. Il Bassi, messosi pazientemente a studiare per cercare di capire se c'era un organismo vivente alla base di questo fenomeno, scoprì un fungo, che fu chiamato Botritis Bassiana, che provocava la morte dei bachi. Egli trovò anche un disinfettante per difendersi da questo fungo e per ripulire le bigattaie. "Il mal del calcino" venne tradotto in francese e venne diffuso in Europa.

Questo lavoro influenzò moltissimo Luigi Pasteur (1822-1895) (nello studio di Pasteur c'erano due quadri: il quadro di Spallanzani e il quadro di Bassi). Subito dopo ci fu la scoperta dell'eziologia fungina di certe malattie come la tigna dei capelli.

Allora si vedevano solo i funghi e i protozoi, il microscopio non era ancora arrivato a permettere la visione dei batteri. Solo negli anni 20 dell'800 Gian Battista Amici (1786-1863), un astronomo che costruiva telescopi, inventò il prisma di riflessione; il microscopio fu poi perfezionato soprattutto da inglesi e tedeschi. Ciò permise un aumento del potere di risoluzione del microscopio.

Il Bassi nel suo libro scrisse: "sarei molto lieto se in futuro le mie scoperte potranno servire ad aprire la strada allo studio e alla cura delle malattie che uccidono l' uomo, tra cui il colera". Proprio su questa indicazione un anatomico italiano Filippo Pacini (1812-1883) scoprì nelle feci dei colerosi il vibrione colerigeno, però la scoperta era troppo avanzata e rimase lettera morta. Nel 1883 Koch (1843-1910) scoprì il vibrione del colera, ma ci si accorse che in realtà la cosa era stata già descritta in modo chiarissimo da Pacini. Ci fu un lungo contenzioso che fu risolto dando la priorità a Pacini; dal punto di vista pratico questa priorità era inesistente perché non si diffuse nell'ambiente scientifico essendo troppo precoce.

Finalmente si era trovato un modo per identificare le malattie. Ci fu un ritorno alla vecchia scuola diCnido, così la malattia, e non più l'uomo, ritornò ad essere al centro dello studio. In questo periodo invece c'erano i mezzi per diagnosticare le malattie: il mezzo che aveva trovato Morgagni (1682-1771) era il bisturi sul cadavere, ma già Auembrugger aveva mostrato che si poteva anche fare l'autopsia con la percussione. Più avanti, nel primo '800, un francese,Laennec (1781-1826), inventò lo stetoscopio, in origine costituito da un tubo di legno che serviva per ascoltare il torace. Infatti non si poteva poggiare l'orecchio sul torace del malato, soprattutto nel caso il paziente fosse una donna, in particolar modo se di condizioni agiate. Il medico poteva vedere solo le urine e la mano.

Siamo quindi arrivati ad un altro passo avanti della semeiotica: dopo l' ispezione, la palpazione e la percussione abbiamo l' auscultazione.

La "autopsia" si fa sul vivente, nel quale si cercano le cause della malattia intesa come entità morbosa, prescindendo dall'uomo. Questo è il principio riduzionistico che è alla base della medicina moderna.

VII. XIX Secolo, Prima parte. La Semeiotica. L'Assistenza. La Patologia Cellulare. La Microbiologia.

Laennec, allievo di Corvisart (medico di Napoleone), ideò la costruzione di un tubo che chiamò stetoscopio, il precursore dei fonendoscopi moderni, che permetteva l'ascoltazione del respiro, dei battiti cardiaci, ecc.

Già nel primo '700 tutti i tempi del processo semeiologico: osservazione, palpazione, percussione e ascoltazione sono stati messi a punto. Laennec, che poi morì di tisi, diede dei contributi molto importanti alla definizione di molte malattie polmonari: le polmoniti, la tubercolosi, che ancora non era considerata una malattia unica, ma si pensava che esistessero tre tipi di malattia (tisi o consunzione, lupus, scrofola [era la TBC linfoghiandolare]). Diede comunque importantissimi contributi con l'uso dello stetoscopio.

L'importanza dello stetoscopio derivava dal fatto che non si poteva ascoltare con l'orecchio il petto di una donna: era assolutamente impensabile che un uomo potesse poggiare l'orecchio a contatto con la mammella di una donna, e tale strumento serviva soprattutto a questo.

Manuel Garcia (1805-1906) era un tenore che, per vedere come erano le sue corde vocali, inventò il laringoscopio. In questo periodo venne inventato l'esofagoscopio: un medico vide un ingoiatore di spade ed ebbe l'idea di mettere anziché la spada una luce all'estremità di un tubo per vedere l'esofago. Si illuminava dall'alto con la fiamma della candela che rifletteva su uno specchietto e permetteva di vedere, tramite un tubo cavo, l'interno dell'esofago.

Uno dei problemi più importanti della chirurgia, a parte la sepsi, perché si operava a mani nude, era il fatto che non esisteva l'anestesia. Fu scoperta casualmente in America da diversi personaggi tra cui William Green Morton (1819-1868). In America, durante le feste, si faceva uso di etere, e capitava che le persone, sotto quest'effetto, non sentissero più il dolore. L'etere venne subito utilizzato per l'estrazione dei denti. Successivamente ci fu una terribile disputa su chi l'avesse scoperto per primo, tant'è vero che fu messo in palio un premio, mai riscosso.

Oltre all'etere si utilizzavano il cloroformio ed il protossido di azoto: l'anestesia con cloroformio fu utilizzata in ostetricia per il parto dell'ultimo figlio della regina Vittoria.

Nello stesso periodo ci fu la comparsa delle istituzioni sanitarie, la prima di queste fu la Croce Rossa. Avvenne per un episodio nel corso della battaglia di Solferino: un ricco finanziere svizzero, Henry Dunant (1828-1910) aveva degli interessi minerari in Algeria e, per avere una concessione, dovette conferire direttamente con l'imperatore Napoleone III. Questi stava nel campo di battaglia e Dunant si recò a Solferino. Non potè parlare con l'imperatore, ma rimase talmente impressionato dallo stato nel quale venivano lasciati i feriti sul campo di battaglia che subì una sorta di folgorazione: lasciò perdere tutte le sue attività per dedicarsi a questo problema e, con molti sacrifici (divenne poverissimo), riuscì a convincere i governi a far sì che venisse istituita questa associazione neutrale che, in onore della Svizzera, fu denominata Croce Rossa. La bandiera della Croce Rossa è il negativo della bandiera della Svizzera.

Ci fu un congresso mondiale dove venne sancita la neutralità di questo organismo, dando quindi la possibilità di portare via i feriti dal campo di battaglia e di curarli.

Dopo la Croce Rossa fu fondata la Mezza Luna Rossa per i paesi islamici. Fu una grandissima conquista per l'umanità.

Altrettanto importante fu anche l'opera di Florence Nightingale (1820-1910). In passato non si concepiva la presenza di un corpo paramedico, ma erano presenti solo persone di livello culturale molto basso (inservienti, ex prostitute, carcerate obbligate a lavorare negli ospedali) finché una nobildonna, appartenente all'aristocrazia inglese, nella evenienza della spedizione di Crimea, insistette perché venisse formato un corpo di infermiere al seguito dell'esercito inglese. Lo fece praticamente a sue spese e questo corpo di infermiere diede prove eccezionali dell'importanza che ha il paramedico nell'assistere il malato.

Scoppiò una terribile epidemia di colera, e queste donne furono bravissime a curare i pazienti, nel mettere a punto le misure igieniche. Tornate in patria, vennero coperte di onori e la Nightingale ottenne al St Thomas's Hospital la creazione della prima scuola di infermieri specializzati.

Nei primi anni del 1800 furono rese efficaci le misure di polizia sanitaria: la quarantena e lo scambio delle merci vennero regolati in maniera più seria.

Nel 1800 in Francia, prima di Laennec, c'era stato Bichat (1771-1802) che aveva criticato l'uso del microscopio in quanto questo strumento, come era fatto allora, era assolutamente inutile. Egli diceva che occorreva tornare all'antico, e cioè usare metodi artificiali come la bollitura (come faceva Malpighi) e scomporre il corpo nelle sue unità fondamentali che, secondo lui, erano i tessuti. Bollendo la lingua, riusciva a spellarla, a notare sotto l'epitelio le papille, e ancora, poteva continuare a delaminare la lingua; sosteneva che le lesioni bisognava cercarle nei tessuti.

Si passa ad un livello più sottile rispetto a quanto sostenuto dal Morgagni, perché diceva che bisognava cercare le lesioni nei tessuti. La curiosità sta nel fatto che Bichat, nel suo libro Anatomia Generale, in cui viene negato l'uso del microscopio, coniò il termine di istologia. L'idea venne ripresa da uno scienziato tedesco, un anatomopatologo,Virchow, dopo che era stata formulata la teoria della cellula da parte di un botanico, Schleiden (1804-1881), il quale affermò che i tessuti vegetali erano formati da cellule.

Questa idea fu ripresa da un grande istologo:Schwann (1810-1882). Egli dimostrò (1839) questa teoria negli animali: la teoria cellulare (1839).

Virchow (1821-1902) nel 1859 portò l'attenzione sul fatto che le lesioni delle malattie si potevano riscontrare a livello cellulare e quindi pubblicò il suo famoso trattato "La patologia cellulare". Fu fondatore dell'istopatologia, ancor oggi base della diagnostica, coniò il termine di leucemia e la descrisse, fu un grande antropologo. Virchow, infatti, fu colui che dimostrò che nell'uomo non esistevano delle razze, tanto è vero che Hitler non gli perdonò mai il fatto di aver negato l'esistenza di una razza tedesca. Fu anche un uomo politico di sinistra e si impegnò per migliorare le condizioni igieniche dei minatori. Tuttavia prese anche dei "granchi": non credeva alla dottrina del contagio attraverso i germi formulata da Pasteur.

Altre scoperte importanti furono la teoria dell'evoluzione di Darwin (1809-1882) e le leggi della genetica scoperte verso il 1870 da Mendel (1822-1884). Queste ultime leggi furono inizialmente ignorate e poi riscoperte dopo trent'anni. Un'altra conseguenza della teoria cellulare fu l'uso dei coloranti per dimostrare le lesioni che Virchow era riuscito a dimostrare solo in parte perché aveva a disposizione solo il carminio. Poco dopo vennero introdotti altri coloranti come l'ematossilina-eosina e vennero affinate le tecniche di preparazione dei tessuti: microtomia, inclusioni in paraffina, ecc.

C'erano però dei grossi problemi per quanto riguardava il sistema nervoso, che era quasi impossibile da studiare, perché con i metodi in uso si vedeva solo il nucleo, una parte del citoplasma, ma non i prolungamenti cellulari, per cui non si riusciva ad avere un'idea della neuroanatomia. Il metodo per studiare il sistema nervoso (reazione nera) fu messo a punto da Camillo Golgi (1843-1926): grazie a questa metodica si mettevano in evidenza i prolungamenti cellulari (il metodo di Golgi utilizza l'argento ed è detto reazione nera). Un emulo di Golgi, Cajal (1852-1934) mettendo insieme nozioni quali il concetto di neuroni come entità cellulari indipendenti, formulato da His (1831-1904) e poi da Sherrington (1857-1952), il concetto di neurite come prolungamento cellulifugo e quello di dendrite come prolungamento cellulipeto, riuscì guardando, le cellule della retina, a mettere insieme le prime vie nervose su base morfologica.

In seguito si è visto che il senso della corrente dipende dalla natura della sinapsi, non dalla sua posizione. Osservando preparati d'argento con il microscopio, sembra di vedere una rete. Perciò Golgi sosteneva che i neuroni non erano entità separate ma connesse ad una rete nervosa. Cajal estrapolò il concetto di cellula, come unità indipendente, ai neuroni e fu colui che diede dei contributi formidabili alla neuroanatomia. Cajal era spagnolo, ma la Spagna in quel periodo era silente dal punta di vista scientifico, Golgi era di Pavia, città, fino al 1860, sotto il dominio austriaco; ciò permise che tutte le scoperte italiane venissero diffuse in Europa centrale e tradotte in lingua tedesca. Al termine del dominio austriaco l'Italia ridiventò un paese provinciale e la scoperta di Golgi venne poco recepita allestero. Cajal, invece, diffuse le sue scoperte andando ai congressi e parlando e scrivendo in francese e tedesco.

Nel 1906 ebbero insieme il premio Nobel. Golgi diede, inoltre, notevoli contributi a studi di patologia sulla malaria; mise in relazione la comparsa della febbre con la fuoriuscita del parassita nel sangue.

Sul contagio delle malattie non vi erano stati molti progressi: c'era una elevata mortalità fra le donne che partorivano nelle divisioni ospedaliere frequentate dai medici e dagli studenti in ospedale che risultava più bassa fra quelle che lo facevano a casa o nelle divisioni tenute da infermiere ostetriche. L'aiuto ostetrico di una clinica viennese, il Dr. Ignazio Filippo Semmelweiss (1818-1865), fu colpito da tale fenomeno e pensò che probabilmente erano responsabili i medici e gli studenti di medicina che palpavano senza guanti nelle parti intime le donne, passando da una malata all'altra. Oltretutto l'igiene era scarsa anche all'interno dell'ospedale, dove le lenzuola si cambiavano una volta al mese. Semmelweiss obbligò medici e studenti a lavarsi le mani tra una visita e l'altra con il cloruro di calcio: fu comunque un uomo dal carattere difficile, fu perseguitato psicologicamente tanto da essere costretto a ritornare a Budapest. Ebbe problemi mentali e per questo fu ricoverato in una clinica psichiatrica. Quando si diffuse la pratica di igiene ospedaliera, si resero conto che aveva ragione. All'inizio della seconda metà del 1800 erano completamente sconosciuto il concetto di contagio: si operava a mani nude ignorando cosa fossero le cognizioni igieniche; questa situazione ebbe fine grazie a Pasteur. Era un chimico organico incaricato dal governo francese di studiare i meccanismi di fermentazione che permettevano la produzione del vino e della birra e si rese conto che essi erano dovuti all'azione di microrganismi detti saccaromiceti. Mise anche a punto un processo per la conservazione degli alimenti col calore, la "pastorizzazione", usato ancora oggi. Fu anche incaricato di appurare o meno la veridicità della generazione spontanea. Sulla base delle scoperte di Spallanzani e Bassi, arrivò alla conclusione che esistevano i batteri, che erano germi responsabili di malattie. Verso i quarant'anni ebbe un ictus, ma ciò non gli impedì di continuare a fare importanti scoperte. Trovò inoltre il modo di attenuare i germi attraverso trattamenti opportuni, e mise a punto sieri e vaccini (termine da lui coniato in onore di Jenner) importantissimi come il il vaccino per immunizzare gli animali contro il carbonchio ed il siero e il vaccino antirabbico. Quest'ultima scoperta entusiasmò il mondo intero quando Pasteur vaccinò con successo il pastorello Meister, morso da un cane, e diversi contadini russi, invatigli dallo Czar.

Altro grande microbiologo fu Robert Koch (1843-1910), premio Nobel 1905, a cui la moglie per il trentesimo compleanno regalò un microscopio. Fu autore dei famosi postulati di Koch, secondo cui quando si scopre una malattia il germe responsabile va isolato, coltivato in vitro, reinserito nell'animale per dare nuovamente la malattia e di nuovo isolato. Nel 1882 scoprì il bacillo responsabile della tubercolosi e pensò di aver scoperto anche la terapia grazie alla tubercolina: purtroppo fu un tragico errore perché tale sostanza ha solo valore diagnostico e non terapeutico. Nel 1884 scoprì il bacillo del colera, descritto però vent'anni prima da Filippo Pacini, ispirato da Agostino Bassi.

L'articolo di Pasteur sulla teoria della generazione spontanea finì tra le mani di un chimico inglese che lo fece vedere al chirurgo Joseph Lister (1827-1912), operante ad Edimburgo,che fu impressionato da tale ipotesi (i germi erano i responsabili dell' infezione). Ispirandosi al fatto che per bonificare le fogne di una cittadina inglese era stato usato il fenolo, nebulizzò tale sostanza sul tavolo operatorio durante l'intero intervento chirurgico, ottenendo una drastica riduzione dei decessi per sepsi della ferita. Tale processo venne chiamato antisepsi. Più tardi si capì che la sterilizzazione preventiva (asepsi) introdotta da Bergmann (1836-1907), chirurgo tedesco, era più pratica ed efficace dell'antisepsi.

VIII. Secoli XIX-XX. Le Specializzazioni. La Malaria. I Chemioterapici. Gli Antibiotici. Le Ultime Scoperte. Giuseppe Brotzu e la Cefalosporina.

Alla fine dell'800 la chirurgia aveva ormai fatto passi da gigante, infatti si avevano le conoscenze anatomiche, veniva effettuata l'anestesia, c'era il concetto di asepsi, però mancava ancora una componente importante: la monitorizzazione delle condizioni del paziente durante l'intervento chirurgico. Infatti quando il chirurgo operava un paziente sotto anestesia non si accorgeva se esso stava per morire o meno.

Colui che inventò l'apparecchio per monitorizzare il paziente fu Scipione Riva-Rocci (1863-1937)(allievo di Carlo Forlanini, 1847-1918), che nel 1896, utilizzando semplici oggetti (un calamaio, del mercurio, un tubo di biciclette), mise a punto un apparecchio che, per le sue piccole dimensioni, poteva entrare in sala operatoria o nelle guardie mediche; infatti, erano già stati inventati degli strumenti che misuravano la pressione sanguigna, ma erano molto ingombranti e difficili da usare. L'uso dello sfigmomanometro fu poi perfezionato utilizzando l'auscultazione dei toni cardiaci scoperti dal russo Nicolaj Korotkov: fu così possibile misurare anche la pressione arteriosa minima.

Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci incuriosì Harvey Cushing (1969-1939), famoso neurochirurgo americano, che venne in Italia appositamente per vederlo e poterlo introdurre nelle sale operatorie. Cushing portò lo sfigmomanometro in America e da lì si diffuse in tutto il mondo; chiaramente fu poi perfezionato.

In quel periodo (fine '800) l'umanità era flagellata da diverse malattie infettive, tra queste la Febbre Gialla, la Malaria e altre. A proposito della Malaria dobbiamo ricordare che in Sardegna la popolazione risultava più resistente nei confronti di questa patologia, perché vi era una grossa percentuale di portatori della tara eritrocitemica, per cui il Plasmodio non trovava un ambiente adatto alla sua crescita negli eritrociti alterati. Invece i colonizzatori non erano protetti e venivano decimati dalla Malaria; per questo motivo solo pochi gruppi riuscirono ad impiantarsi in Sardegna: carlofortini, greci ed abitanti del delta del Po (tutti provenienti da zone di endemia malarica, e in cui era diffusa la tara eritrocitemica).

Un allievo di Pasteur (Laveran) scoprì l'agente eziologico della malaria cui diede il nome di "oscillatorium malariae" (fu poi chiamato "Plasmodio" dai due malariologi italiani Marchiafava, 1847-1935, e Celli, 1857-1914). Walter Reed invece scoprì il ruolo di una zanzara nella trasmissione della febbre gialla, mentre Ross (1857-1932)(inglese), dimostrò il ciclo della malaria negli uccelli. In realtà chi diede il contributo più importante per capire il ciclo biologico del Plasmodio nell'uomo fu Giovanni Battista Grassi (1854-1925), che identificò il vettore nelle zanzare del genere Anopheles; per motivi politici, tuttavia, il Nobel fu dato a Ross.

In Sardegna la malaria fu debellata solo nel 1950 dalla Fondazione Rockfeller dopo una massiccia campagna di bonifica del territorio con l'insetticida DDT, che impegnò 30.000 uomini e durò 4 anni. Il quartiere generale dell'operazione era situato a Cagliari presso le scuole Riva di piazza Garibaldi. (Vedi lapide)

Tra le altre malattie dell'epoca ricordiamo:

La pellagra: sebbene non fosse ancora stata scoperta l'esistenza delle vitamine si cominciava a capire che alla base di questa malattia descritta da Frapolli nel 1771 e molto diffusa nella pianura lombardo-veneta, c'era un qualche fattore collegato con la monodieta a base di mais. La malattia, che dava gravi complicazioni a carico del sistema nervoso, venne debellata quando si introdusse un'alimentazione variata, contenente le vitamine necessarie.

L'Anemia dei minatori: questa malattia (chiamata anche anemia del Gottardo) colpì molti lavoratori impegnati nella costruzione di grandi opere pubbliche di fine secolo (per esempio il Traforo del San Bernardo). Essa è dovuta ad un parassita ematofago del genere Anchylostoma (scoperto dal Dubini, 1813-1902) che si sviliuppa negli ambienti caldo umidi e penetra nell'organismo attraverso la cute dei piedi di soggetti scalzi. La malattia era molto diffusa anche nel Sud degli USA dove veniva chiamata "malattia del verme uncino".

Nel 1895 il fisico tedesco William Roentgen (1845-1913) scoprì casualmente che i raggi emanati da un tubo catodico potevano attraversare lo scheletro e impressionare una lastra fotografica: in questo modo nasce la radiologia (la prima radiografia da lui fatta della mano della moglie, fece il giro del mondo).

Naturalmente l'uso smodato dei raggi X senza nessuna protezione ebbe gravi conseguenze nei medici che li adoperarono senza conoscerne gli effetti lesivi (i radiologi morivano di radiodermite o di tumore).

Un grande progresso nella radiografia si ottenne successivamente grazie all'americano Canon che introdusse l'uso dei mezzi di contrasto che permettevano di visualizzare organi altrimenti invisibili. Poi, gradualmente, vennero messe a punto nuove tecniche come l'ecografia (che utilizza gli ultrasuoni) cui seguirono la TAC e la Risonanza Magnetica.

Un'altra grande scoperta all'inizio del secolo, importante per la medicina e la chirurgia, fu la scoperta dei gruppi sanguigni ad opera del medico austriaco Landsteiner (1868-1943). Grazie a questi si capì finalmente il meccanismo che rendeva incompatibile il sangue di soggetti diversi.

Agli inizi del '900 furono fatte grandi scoperte anche in campo batteriologico: fu identificato il bacillo della difterite, furono scoperti diversi vaccini. Fu anche identificato, nel 1905, dal tedesco Schaudinn (1871-1906) il Treponerna Pallidum, agente eziologico della sifilide, malattia allora diffusissima; e questa fu una scoperta epocale. Alcuni anni dopo (1910) un bravissimo batteriologo, Ehrlich (1854-1915), mise a punto per la prima volta un farmaco di sintesi (chemioterapico) capace di aggredire un germe: appunto il germe della sifilide. Egli si era reso conto che certi coloranti si legavano ai batteri, per cui pensò di trovare qualche sostanza che si legasse ai batteri e li uccidesse. Provò 606 composti e proprio l'ultimo di questi, a base di arsenico, si dimostrò efficace: lo chiamò Salvarsan.Essendo tossico fu poi sostituito dal Neosalvarsan, meno tossico.

Nel frattempo entrano nella scena scientifica le donne, per esempio:

-il fisico Marie Curie (1867-1934) che vinse due premi Nobel, uno per la fisica e l'altro per la chimica per le sue scoperte sulle radiazioni che vennero subito applicate per la cura dei tumori;

-G. Cori (1896), biochimico, rumena, che studiò il ciclo dei pentoso fostati;

-Helen B. Taussig (1898-1986); che studiò le malformazioni cardiache e indicò quali dovessero essere i trattamenti chirurgici da effettuare sui bambini affetti dal morbo blu (tetralogia di Fallot).Tra l'altro, intorno agli anni '50, il governo americano le diede l'incarico di scoprire la causa delle malformazioni congenite che colpivano un gran numero di bambini. La Taussig scoprì che alla base di tutto c'era il Talidomide, un sonnifero che le madri usavano durante la gravidanza.

Agli inizi del '900, alla luce di nuove scoperte, fiorirono molte scienze tra le quali la vitaminologia e soprattutto l'endocrinologia, il cui fondatore fu Brown Sequard (1817-1894). La scoperta più importante in questo campo fu effettuata intorno agli anni venti a Toronto da Best (1899-1978), Banting (1891-1941) e Mac Leod (1876-1935) (gli ultimi due furono per questo insigniti del premio Nobel 1923); essi scoprirono che il diabete, malattia diffusa e in quel tempo mortale, si poteva curare con l'insulina, ormone prodotto dal pancreas e da questo estraibile.

Qualche anno più tardi e precisamente nel 1935,Domagk (1895-1964) allievo di Erhlic, partendo da un derivato della anilina scoprì il prontosil-rubro, precursore di una classe di chemioterapici: i sulfamidici.

Queste scoperte erano veramente importanti perché allora le malattie infettive decimavano la popolazione, tant'è che le aspettative di vita si aggiravano intorno ai 40 anni. Da qui l'importanza dei sulfamidici che, sebbene un po' tossici, furono subito prodotti su larga scala, anche perché la molecola di base, l'anilina, era un brevetto internazionale per cui la sua produzione non divenne un monopolio.

Riguardo a quest'argomento dobbiamo dire che, qualche tempo dopo, un gruppo di scienziati dell'Istituto Pasteur di Parigi tra cui Federico Nitti (1905-1947) e Daniel Bovet (1907-1992), scoprirono il motivo per il quale i sulfamidici funzionavano in vivo e non in vitro (in coltura): per essere attivi infatti era necessario che una parte della molecola venisse sequestrata quando il farmaco entrava nell'organismo. Daniel Bovet, che fu poi professore di farmacologia all'Università di Sassari, ottenne (1957) il premio Nobel per gli studi sugli antistaminici.

Nel frattempo, nel 1928, era stato scoperto il primo antibiotico: la penicillina. Il batteriologo Alexander Fleming (1881-1955) notò che in una piastra che aveva lasciato vicino alla finestra, si erano formate delle aree di inibizione in cui i germi non erano cresciuti. Pensò che ci potesse essere un qualcosa che aveva bloccato la crescita dei microrganismi, chiese quindi ad un collega di analizzare quella piastra e questi vi trovò un fungo; però nella prima analisi sbagliò e, invece del "Penicillum Notatum" (che effettivamente aveva un potere inibente sulla crescita dei batteri) identificò un altro Penicillum, non efficace. Fleming si accorse dell'errore e pubblicò il lavoro sul Penicillum Notatum, che però rimase come una sorta di cura biologica tant'è che in quel periodo l'estratto di Penicillum veniva usato solo per pulire le colture di batteri, non come farmaco.

Quando durante la 2a Guerra Mondiale, ci fu bisogno di trovare un farmaco utile per combattere almeno una parte delle numerose infezioni, fu dato l'incarico a Fleming, ad un chimico ebreo di origine tedesca Chain (1906-1979), e ad un medico australiano Florey (1898-1968), di far sì che quella sostanza diventasse un farmaco. Vennero impiegati allo scopo ingenti capitali ed al più presto si iniziò a produrre, in America, su larga scala, la Penicillina (1941). Divenne però un monopolio degli alleati, per cui per averla, in Italia; si doveva pagarla "oro" al mercato nero.

Dopo la Penicillina fu scoperto (1942) da Selman A. Wacksman un altro antibiotico: la Streptomicina; questo farmaco risultò efficace contro il Micobatterio tubercolare e, anche se tossico, è ancora oggi usato.

Questi sono anni di grandi progressi per la medicina:

Papanicolau mise a punto un mezzo per la raccolta e la colorazione degli strisci vaginali (il Pap-test); grazie a lui la prevenzione dei tumori della cervice uterina fece passi da gigante.

Pinkus (1903-1967) nel 1956 sperimentò la "pillola", il contraccettivo orale, che oltre agli indubbi benefici portò, del resto, alla liberalizzazione dei costumi sessuali.

Inoltre già dall'800 erano state fatte delle scoperte che, sebbene non proprio mediche, avevano influenzato notevolmente la medicina. Ricordiamone alcune:

- Teoria evoluzionistica di Darwin (1887-1962);

- Leggi sull'ereditarietà genetica di Mendel (1870);

- Scoperta dell'Anemia Drepanocitica (prima malattia molecolare), dovuta alla mutazione di una A.A. nella catena proteica delle Hb (Pauling 1949-1901);

- Scoperta del modello a doppia elica del DNA (Watson, 1928, eCrick, 1916-1953)

Inoltre negli anni '60 si inizio anche a parlare di trapianti d'organo. Il pioniere di questi interventi (ai primi del 900) fu uno scienziato francese, trapiantato in America, Alex Carrel (1873-1944) che riuscì a mantenere vive in piastra cellule umane e poi provò ad effettuare trapianti sugli animali. Il primo vero e proprio trapianto di cuore fu eseguito in Sudafrica nel 1967 da Christian Barnard (1922-2001); i primi trapianti da lui effettuati fallirono perché mancava la Ciclosporina (che fu introdotta verso il 1980-82): questo è un farmaco che inducendo immunosoppressione impedisce il rigetto (cioè l'aggressione dell'organo "nuovo" da parte del sistema immunitario del ricevente).

In Italia il trapianto di cuore fu effettuato nel 1985 a Padova da Vincenzo Gallucci; il secondo a Pavia da Mario Viganò che fece anche il primo trapianto di cuore-polmone. Grazie alla Ciclosporinaoggi si effettuano i trapianti di numerosi organi (reni, fegato, ecc.)

Il primo trapianto di fegato, fu eseguito nel 1967 in Colorado e nel 1982 in Italia daCortesini. Inoltre è merito di una studiosa italiana Rita Levi Montalcini la scoperta del Growth Factor, importante fattore di crescita implicato tra l'altro nella prevenzione di certe malattie come l'Alzheimer; per questa scoperta le fu conferito il premio Nobel per la medicina. Altra importantissima scoperta fu quella dei mediatori chimici (Axelrod, Von Eulen e Katz).

Non dimentichiamo però che nonostante i tanti progressi fatti le malattie infettive erano ancora molto diffuse; una di queste era la Poliomielite (basti pensare che a Cagliari un'ala dell'ospedale pediatrico era riservata e occupata solo dai poliomielitici).

La poliomielite anteriore acuta dava conseguenze terribili, infatti, a causa della distruzione dei motoneuroni alfa midollari, si aveva paralisi flaccida, atrofia del tessuto muscolare, sostituzione di questo con connettivo e sviluppo osseo problematico. Questa malattia fu debellata grazie al vaccino messo a punto (con germi uccisi) da Salk (1914-1995) in America nel 1955, dieci anni dopo la morte del Presidente Roosvelt che era stato affetto da poliomielite; il vaccino fu subito usato su larga scala, però diede delle gravi complicazioni, perché alcune partite di germi non furono uccise e, una volta iniettate, causarono la poliomielite. Successivamente Sabin (1906-1993) introdusse la vaccinazione per via orale (in Italia fu introdotta all'inizio degli anni '70). Questo secondo vaccino è allestito con un ceppo vivo attenuato che si impianta nella mucosa intestinale dove replica, ma avendo perso il neurotropismo, non dà complicanze nervose. Oggi, tuttavia, si usano entrambi i vaccini

La scoperta della Cefalosporina.

Giuseppe Brotzu (1895-1976), famoso igienista di Cagliari, si chiedeva come mai nella nostra città il tifo intestinale avesse una minore virulenza che altrove. Egli formulò diverse ipotesi; un giorno poi, mentre passava nei pressi di "Su Siccu", vide dei giovani che pur facendosi il bagno in quelle acque, dove erano presenti scarichi fognari, non si ammalavano di tifo. Allora prelevò quell'acqua e la seminò in brodi di coltura, ma essendo in periodo di guerra mancava la carne per fare i brodi. Brotzu si procurò in reparti di ostetricia la placenta delle donne partorienti dalla quale otteneva il brodo di coltura. Da quest'acqua isolò un fungo che effettivamente produceva una sostanza efficace contro i Gram negativi (il tifo addominale infatti è causato dalla Salmonella Typhi, che come tutte le enterobacteriacee è un Gram negativo). Isolò tuttavia un composto grezzo non producibile su larga scala. Tra l'altro quando Brotzu chiese i finanziamenti, questi gli furono negati per motivi politici, avendo egli nel passato aderito al fascismo. Inoltre, lo stesso Brotzu si dedicò sempre meno alla ricerca perché si diede alla politica, diventando prima Sindaco di Cagliari e poi Presidente della Regione Sarda.

Brotzu, già durante il fascismo, si impegnò nella lotta antimalarica. Nel dopoguerra fu consulente della fondazione Rockfeller che, grazie all'opera di bonifica del territorio da una parte e l'uso massivo del DDT dall'altra, in 4-5 anni si riuscì (1950) a sradicare questa patologia combattendo i vettori che la trasmettevano. Nonostante abbia avuto grandi meriti (per la scoperta della cefalosporina fu anche proposto per il Premio Nobel) non viene nominato in quasi nessun testo di storia della medicina italiana, mentre è nominato nei libri di farmacologia di tutto il mondo. Tra l'altro Brotzu non solo non ebbe gli onori, ma neanche il denaro; infatti consegnò alcuni ceppi del fungo cefalosporinum ad un ufficiale sanitario inglese che era giunto in Sardegna per la campagna antimalarica, il quale, a sua volta, diede tutto adAbraham, allievo di FIeming, che isolò la cefalosporina. Fu venduta in tutto il mondo dalle casa farmaceutiche Glaxo e Lilly con grande vantaggio economico per le medesime.

Durante queste lezioni abbiamo visto come il concetto di "Medicina" si sia modificato durante i secoli. Inizialmente predominava la concezione olistica, che poneva l'uomo al centro di tutto (anche perché non si avevano le conoscenze per capire le cause delle malattie). Successivamente, soprattutto dal Morgagni in poi, si è passati ad una concezione riduzionistica (dallo studio dell'organo, al tessuto, alla cellula, alla molecola e, infine, all'atomo). Questo ha portato ad una esasprata specializzazione che, se per un verso è positiva, dall'altro ha fatto sì che venisse posta al centro la malattia e non l'uomo.Bisogna però tener presente l'organismo in se, l'uomo nella sua interezza come microcosmo costituito da corpo e psiche.

I PREMI NOBEL PER LA MEDICINA

1901. EMIL ADOLF VON BEHRING (Germania) - Ricerche di sieroterapia e cura della difterite
1902. RONALD ROSS (Gran Bretagna) - Studi sulla malaria
1903. NIELS RYBERG FINSEN (Danimarca) - Trattamento delle malattie con radiazioni luminose (fototerapia)
1904. IVAN PETROVIC PAVLOV (Russia) - Studi di fisiologia della digestione
1905. R0BERT KOCH (Germania) - Ricerche sulla tubercolosi
1906. CAMILLO GOLGI (Italia) e SANTIAGO RAMON Y CAJAL (Spagna) - Ricerche sul sistema nervoso
1907. CHARLES LOULS ALPHONSE LAVERAN (Francia) - Ricerche sui protozoi
1908. ILJA IL'JICH MECHNIKOV (Russia-Francia) e PAUL EHRLICH (Germania) - Studi sull'immunità
1909. EMIL THEODOR KOCHER (Svizzera) - Ricerche sulla patologia tiroidea
1910. ALBRECHT KOSSEL (Germania) - Studi di chimica cellulare
1911. ALLVAR GULLSTRAND (Svezia) - Ricerche sui mezzi diottrici dell'occhio
1912. ALEXIS CARREL (Francia-USA) - Studi sui trapianti e le suture di vasi sanguigni
1913. CHARLES ROBERT RICHET (Francia) - Ricerche sull'anafilassi
1914. ROBERT BARANY (Austria) - Studi sull'apparato vestibolare
1915. non assegnato
1916. non assegnato
1917. non assegnato
1918. non assegnato
1919. JULES BORDET (Belgio) - Studi sull'immunità
1920. SCHACK AUGUST STEENBERGER KROGH (Danimarca) - Studi sui capillari
1921. non assegnato
1922. ARCHIBALD VIVIAN HILL (Gran Bretagna) OTTO FRIZ MEYERHOF (Germania) - Studi sulla fisiologia dei muscoli
1923. FREDERICK GRANT BANTING e JOHN JAMES RICHARD MACLEOD (Canada) - Scoperta dell'insulina
1924. WILLEM EINTHOVEN (Olanda) - Meccanismi dell'elettrocardiogramma
1925. non assegnato
1926. JOHANNES ANDREAS GRIB FIBIGER (Danimarca) - Studi sui carcinomi
1927. JULIUS WAGNER VON JAUREGG (Austria) - Studi sulla malarioterapia nella demenza paralitica
1928. CHARLES JULES HENRI NICOLLE (Francia-Tunisia) - Studi sul tifo
1929. FREDERICK GOWLAND HOPKINS (Gran Bretagna) - Studi sui fattori nutritivi / CHRISTIAAN EIJKMAN (Olanda) - Studi sul beri-beri
1930. KARL LANDSTEINER (Austria-USA) - Studi sui gruppi sanguigni
1931. OTTO HEINRICH VON WARBURG (Germania) - Ricerche sugli enzimi
1932. EDGAR DOUGLAS ADRIAN e CHARLES SCOTT SHERRINGTON (Gran Bretagna) - Studi sulla fisiologia del neurone
1933. THOMAS HUNT MORGAN (USA) - Studi sui cromosomi
1934. GEORGE RICHARD MINOT, WILLIAM PARRY MURPHY e GEORGE HOYT WIPPLE (USA) - Terapia dell'anemia
1935. HANS SPEMANN (Germania) - Studi sullo sviluppo embrionale
1936. HENRY HALLET DALE (Gran Bretagna) e OTTO LOEWI (Austria) - Trasmissione chimica degli impulsi nervosi
1937. ALBERT SZENT-GYORGYI VON NAGYRAPOLT (Ungheria) - Studi sulla vitamina C
1938. CORNEILLE JEAN-FRANCOIS HEYMANS (Belgio) - Studi sui meccanismi della respirazione
1939. GERHARD DOMAGK (Germania) - Studi sugli effetti antibatterici dei sulfamidici
1940. non assegnato
1941. non assegnato
1942. non assegnato
1943. HENRIK CARL PETER DAM (Danimarca) EDWARD ADELBERT Doisy (USA) - Scoperta della vitamina K
1944. HERBERT SPENSER GASSER e JOSEPH ERLANGER (USA) - Studi sulle fibre nervose
1945. ERNST BORIS CHAIN, ALEXANDER FLEMING e HOWARD WALTER FLOREY (Gran Bretagna) - Scoperta della Penicillina
1946. HERMANN JOSEPH MULLER (USA) - Studi sull'effetto delle radiazioni nelle mutazioni
1947. BERNARDO ALBERTO HOUSSAY (Argentina) - Ricerche sul ruolo dell'ipofisi nel metabolismo dello zucchero / CARL FERDINAND CORI e GERTY THERESA RADNITZ CORI (USA) - Studi sul metabolismo del glicogeno
1948. PAUL HERMANN MUELLER (Svizzera) - Efficacia del DDT
1949. WALTER RUDOLF HESS (Svizzera) - Studi sul diencefalo / ANTONIO CAETANO DE ABREU FREIRE EGAS MONIZ (Portogallo) - Applicazione della leucotomia
1950. EDWARD CALVIN KENDALL (USA), PHILIP SHOWALTER HENCH (USA) e TADEUS REICHSTEIN (Svizzera) - Studi sugli ormoni del surrene
1951. MAX THEILER (USA-Sud Africa) - Studi sulla febbre gialla
1952. SELMAN ABRAHAM WAKSMAN (USA) - Scoperta della streptomicina
1953. FRITZ ALBERT LIPMANN (USA) - Scoperta del coenzima-A / HANS ADOLF KREBS (Gran Bretagna) - Studi sul ciclo dell'acido citrico
1954. JOHN FRANKLIN ENDERS, FREDERICK CHAPMAN ROBBINS e THOMAS HUCKLE WELLER (USA) - Studi sul virus della poliomielite
1955. AXEL HUGO THEODOR THEORELL (Svezia) - Studi sugli enzimi ossidanti
1956. ANDRÚ FREDERIC COURNAND (USA), WERNER FORSSMANN (Germania) e DICKINSON W. RICHARDS JR. (USA) - Studi sulla patologia circolatoria e il cateterismo cardiaco
1957. DANIEL BOVET (Svizzera-Italia) - Studi sugli antagonisti di acetilcolina, adrenalina e istamina
1958. GEORGE WELLS BEADLE e EDWARD LAWRIE TATUM (USA) - Studi sui geni come regolatori di eventi chimici / JOSHUA LEDERBERG (USA) - Studi sul materiale genetico dei batteri
1959. ARTHUR KORNBERG e SEVERO OCHOA (USA) - Studi su RNA e DNA
1960. FRANK MACFARLANE BURNET (Australia) e C. PETER BRIAN MEDAWAR (Gran Bretagna) - Studi sulla tolleranza immunologica acquisita
1961. GEORG VON BEKESY (USA) - Studi sulla coclea
1962. FRANCIS HARRY COMPTON CRICK (Gran Bretagna), JAMES DEWEY WATSON (USA) e MAURICE HUGH FREDERICK WILKINS (Gran Bretagna) - Studi sulla struttura degli acidi nucleici e l'informazione genetica
1963. JOHN CAREW ECCLES (Australia), ALAN LLOYD HODGKIN - Studi sull'impulso nervoso e la trasmissione sinaptica
1964. KONRAD EMIL BLOCH (Germania-USA) e FEODOR LYNEN (Germania) - Studi sul metabolismo del colesterolo e acidi grassi
1965. FRANCOIS JACOB, ANDRÚ MICHAEL LWOFF e JACQUES MONOD (Francia) - Scoperte sul controllo genetico di sintesi di enzimi e virus
1966. PEYTON ROUS (USA), CHARLES BRENTON HUGGINS (USA) - Scoperta dei virus oncogeni. Ricerche sul trattamento ormonale del cancro della prostata
1967. ARTHUR RAGNAR GRANIT (Finlandia-Svezia), HALDAN KEFFER HARTLINE e GEORGE WALD (USA) - Studi sulla fisiologia dei processi visivi
1968. ROBERT W. HOLLEY, HAR GOBIND e MARSHALL WARREN NIRENBERG (USA) - Studi sul codice genetico e funzione nella sintesi proteica
1969. MAX DELBRUECK (USA), ALFRED D. HERSHEY (USA) e SALVADOR E. LURIA (Italia-USA) - Studi sulla genetica dei virus e i meccanismi di replicazione
1970. JULIUS AXELROD (USA), ULF SVANTE VON EULER (Svezia)e BERNARD KATZ (Gran Bretagna) - Studi sui mediatori chimici nelle terminazione nervose
1971. EARL WILBUR SUTHERLAND JR. (USA) - Studi sul meccanismo d'azione degli ormoni
1972. GERALD MAURICE EDELMAN (USA) e RODNEY ROBERT PORTER (Gran Bretagna) - Studi sulla struttura chimica degli anticorpi
1973. KARL VON FRISCH (Germania), KONRAD LORENZ (Austria) e NIKOLAS TINBERGEN (Gran Bretagna) - Studi sul comportamento
1974. ALBERT CLAUDE (Belgio), CHRISTIAN DE DUVE (Belgio) e GEORGE E. PALADE (USA) - Ricerche sulla struttura e la fisiologia cellulare
1975. DAVID BALTIMORE (USA), RENATO DULBECCO (Usa-Gran Bretagna) e HOWARD MARTIN TEMIN (USA) - Ricerche sui rapporti tra virus tumorali e materiale genetico cellulare
1976. BARUCH SAMUEL BLUMBERG e DANIEL CARLETON GAJDUSEK (USA) - Ricerche sui rapporti tra virus tumorali e materiale genetico cellulare
1977. ROSALYN YALOW, ROGER GUILLEMIN e ANDREW SCHALLY (USA) - Studi sul dosaggio radioimmunologico degli ormoni proteici dei' cervello
1978. WERNER ARBER (Svizzera), DANIEL NATIAANS e HAMILTON 0. SMITH (USA) - Scoperta degli enzimi di restrizione e loro impiego nel campo della genetica
1979. GODFREY N. HOUNSFIELD (Gran Bretagna) e ALLAN MACLEOD CORMACK (USA) - Studi sulla tomografia assiale computerizzata
1980. BARUI BENACERRAF (Venezuela-USA), JEAN DAUSSET (Francia) - Ricerche sulle strutture cellulari regolatrici di reazioni immunologiche
1981. ROGER W. SPERRY (USA) - Studi sulla specializzazione funzionale degli emisferi cerebrali / DAVID H. HUBEL (USA) e TORSTEN N. WIESEL (Svezia -USA) - Ricerche sul sistema visivo
1982. SUNE K. BERGSTROM (Svezia), BENGT I. SAMUELSSON (Svezia) e JOHN R. VANE (Gran Bretagna) - Ricerche sulle prostaglandine
1983. BARBARA MCCLINTOCK (USA) - Scoperta degli elementi genetici mobili
1984. NIELS K. JERNE (Danimarca-Svizzera), GEORGES J.F. KOHLER (Germania-Svizzera) e CESAR MILSTEIN (Argentina-Gran Bretagna) - Studi sul sistema immunitario e tecniche per produzione degli anticorpi monoclonali
1985. MICHAEL STUART BROWN e JOSEPH L. GOLDSTEIN (USA) - Ricerche sul metabolismo del colesterolo
1986. STANLEY COHEN (USA) e RITA LEVI MONTALCINI (Italia-USA) - Scoperte dei fattori di crescita
1987. SUSUMU TONEGAWA (Giappone-USA) - Scoperta dei principi genetici della diversità anticorpale
1988. JAMES W. BLACK (Gran Bretagna), GERTRUDE B. ELION e GEORGE H. HITCHINGS (USA) - Studi sui principi di trattamento farmacologico
1989. MICHAEL J. BISHOP e HAROLD ELIOT VARMUS (USA) - Studi sui retrovirus oncogeni
1990. JOSEPH E. MURRAY e DONNALL THOMAS (USA) - Ricerche sui trapianti
1991. ERWIN NEHER e BERT SAKMANN (Germania) - Studi sui flussi ionici endocellulari
1992. EDMOND FISCHER e EDWIN KREBS (USA) - Scoperte nel campo delle proteine e della fosforilazione ossidativa
1993. RICHARD J. ROBERTS (Gran Bretagna) C PHILLIP A. SHARP (USA) - Studi sulla costruzione discontinua dei geni
1994. ALFRED GILMAN e MARTIN RODBELL (USA) - Scoperta nel campo delle proteine e studio del loro ruolo come segnali di trasduzione delle cellule
1995. CRISTIANE NEUSSLEIN-VOLHARD (Germania); ERIC WIESCHAUS e EDWARD LEWIS (USA) - Scoperte nel campo del controllo genetico dello sviluppo embrionale
1996. PETER DOHERTY (Australia) e ROLF ZINKERNAGEL (Svizzera) - Studi sul sistema immunitario e sulla capacità di riconoscimento dei virus da parte dei linfociti-T
1997. STANLEY B. PRUSINER (USA) - Scoperta dei prioni, nuovo principio biologico dell'infezione
1998. ROBERT F. FURCHGOTT, LOUIS J. IGNARRO e FERID MURAD (USA) - Scoperte sull'azione dello NO sul sistema cardiovascolare
1999. GÜNTER BLOBEL (USA) - Scoperta che le proteine hanno segnali intrinsechi che governano il loro trasporto e localizzazione nella cellula
2000. ARVID CARLSSON (Svezia), PAUL GRENGARD, ERIC R. KANDEL (USA) - Trasduzione dei segnali nel distema nervoso
2001. LELAND H. HARTWELL (USA), R. TIMOTHY HUNT, PAUL M. NURSE (Gran Bretagna) - Regolazione del ciclo cellulare

(Tratto da: "STORIA DELLA MEDICINA" - Bruno Zanobio e Giuseppe Armocida. Masson 1997)(modificato). Per saperne di più:
-Bruno Zanobio e Giuseppe Armocida: Storia della Medicina. Masson, 1997
-Dodero, Giuseppe: Storia della Medicina e della Sanita Pubblica in Sardegna: medici, malati, medicine attraverso i secoli. Aipsa, 1999
-Mirko D. Grmek: Storia del pensiero medico occidentale. Laterza, 1993-1998