E. by T.A.

Errata Corrige or Push and Job

In uno dei poscritti del mio lavoro I Corpi Artista dal titolo Cromo Veri Somi mettevo in luce una strana e per me affascinante forma di analogia tra la Tmesi (una figura retorica classica estremamente in disuso nel linguaggio corrente) e il Push and Job.
La Tmesi consiste nella cesura centrale della parola che rappresenta il soggetto di una preposizione semplice che viene completata della parte di sillabe mancanti subito dopo l’aggettivo della preposizione stessa; proprio come nel caso di Cromosomi Veri che per mezzo della Tmesi diventa Cromo Veri Somi: il titolo del poscritto in questione. E’ una figura retorica che può essere applicata anche a preposizioni contenenti predicato verbale e avverbio o cadere sull’aggettivo invece che sul soggetto (nel caso precedesse quest’ultimo), insomma operando una forzatura sull’uso che di questa figura retorica facevano i Latini ho ragionato sulle possibilità estetiche di questa figura oltre che sulle analogie con il Push and Job. Tanto è vero che titolavo il poscritto con Cromo Veri Somi e lo chiudevo con Innanzi Prendo Tutto ovvero la Tmesi di Innanzitutto prendo.
Per chi non ha familiarità con la Logica e i sistemi formali [l’inciso sulla Tmesi invece è dedicato a chi invece possiede basi di Logica ma non ha familiarità con le figure retoriche classiche] e quindi non può scorgere la chiara assonanza tra Tmesi e Push and Job chiarirò brevemente il significato di quest’ultimo.
Sia Push che Job sono due comandi che si usavano nell’ILP un linguaggio di programmazione in voga negli anni ’50 tra i ricercatori che sondavano le possibilità di realizzazione su base formale dell’Intelligenza Artificiale. Quando il linguaggio trovava la riga Push significava che doveva interrompere le operazioni che stava eseguendo mettendole in una memoria chiamata Pila e cominciava a svolgere un'altra serie di operazioni fino a che incontrava la Riga Job che indicava che doveva ritornare al punto delle operazioni precedente la riga Push e terminare la loro esecuzione. Per rendere ancora più chiaro il concetto si può semplificare che, memoria storica dell’ILP e del Push and Job in particolare, sono tutte le operazioni che facciamo quotidianamente con il nostro Pc ogni qualvolta salviamo un file poi lo modifichiamo senza che ciò ci piaccia e ritorniamo di nuovo all’ultima versione salvata oppure quando modificata una immagine o un testo con le modalità Undo (cioè annulla) facciamo ritornare indietro l’elaborazione fino alla versione del testo o dell’immagine a cui volevamo risalire: tutte queste operazioni formalmente non sono nient’altro che dei Push and Job.
A questo punto veniamo all’assonanza che mi appassionava e per la quale scrissi il poscritto. Dopo quanto detto dovrebbe essere già chiara eppure proviamo a visualizzarla:
CROMOpushVERIJobSOMI oppure
INNANZIpushPRENDOJobTUTTO<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p>
Cioè se cromosomi o innanzitutto o tutte e due insieme invece di essere parole di due preposizioni fossero state stringhe comando dell’ILP si sarebbe potuto produrre la TMESI o le due con i Push and Job. Eppure non mi risulta che i Latini avessero particolare confidenza con i sistemi formali e vieppiù con i linguaggi di programmazione dei calcolatori.
Usavano da quanto si sa questa figura retorica solo in funzione di particolari gradevolezze metriche del verso o della prosa ma chissà seppur inconsapevolmente quanto il loro sistema di simboli presenti nel loro apparato neuronico, che di certo non differiva dal nostro, abbia influito in quella che per loro fu soltanto una scelta estetica di stile delle parole. E’ un peccato che i Romani non abbiano sviluppato una società tecnologica ed era questa la strana coincidenza che volevo mettere in evidenza nel poscritto.
Ma non è tutto. In tutto quello che ho finora esposto c’è un errore di sintassi molto evidente. Probabilmente i miei lavori girano poco oppure nessuna persona con una certa confidenza di sistemi formali in voga negli anni ’50 ha letto il mio lavoro o ne è giunto alla fine. Eppure in cuor mio avevo fortemente desiderato che ciò avvenisse proprio per avere la possibilità di esporre il fatto che dietro un errore di ortografia apparente può nascondersi un tentativo di rinominazione delle parole e una visualizzazione del nostro linguaggio interno e del sistema dei simboli che lo soggiace. Visto che nessuno mi ha chiesto spiegazione di questo errore di ortografia farò finta che un mio ortonimo mi contesti ora questa infrazione ortografica e me ne chieda conto in modo che io possa spiegare a tutti cosa in effetti è accaduto.
Nell’ILP il Job non veniva nominato così ma con la parola pop. Nella prima stesura di Cromo Veri Somi io lo sostituii con molta evanescenza e distrazione con Job. Rimasi sorpreso quando me ne accorsi durante una delle revisioni di scrittura grazie ad un mio amico matematico al quale stavo facendo rilevare la "strana assonanza" che mi chiese il motivo di questa sostituzione di parola. Non gli passava neanche per il cervello a lui che la mia potesse essere un incuria o una sconsiderata fede nella mia memoria. Bene guardai perplesso e divertito per la gaffe fatta il monitor dove c’erano tutti i Job che avevo messo al posto dei pop canonici e poi scanzonato diedi al mio amico la seguente spiegazione:
Job<o:p></o:p>
Facciamo fare un giro completo alla J e diventa più o meno una p stilizzata.<o:p></o:p>
Capovolgiamo la b e diventa una p anch’essa.<o:p></o:p>
Quindi Job=pop.<o:p></o:p>
Ah vero disse l’amico sorridendo, carino. Il problema gli risposi io è che mi ero sbagliato veramente, la mia memoria superficiale aveva scritto sul serio Job al posto di pop per una questione di scarsa concentrazione? Dimenticanza? Sconfinata prosopopea nei suoi mezzi? O per tutte le tre cose messe insieme senz’altro.
Ma dopo la spiegazione ne io ne il mio amico matematico fummo meno sorpresi e stupiti della cosa. E’ veramente insolito e meraviglioso allo stesso tempo pensare che alla scarsa concentrazione di una memoria superficiale si attivi un livello di memoria sottostante composto di simboli e blocchi che ancora bene non conosciamo del tutto, il quale non solo, del tutto inconsapevolmente da noi, sopperisce ai nostri errori di distrazione ma lo fa inserendo dei simboli che oltre ad essere speculari a quelli che non ricordavamo ce li restituisce perfino stilizzati, morfologicamente esatti ma cambiati esteticamente, rinominati.
E’ possibile che quello che si definisce creatività possa risiedere in questo sistema di blocchi a simboli, in questo kernel della memoria che è alimentato da una struttura logica come il nostro sistema neuronico? Chissà. Resta il fatto che in virtù di questa possibilità e in onore del mio caro linguaggio interno e del suo sistema di simboli rinominante e ricorsivo ho pubblicato Job al posto di pop con la speranza appunto disattesa che qualcuno si accorgesse della sostituzione e me ne chiedesse il motivo. Altro che scrittura automatica o errata corrige. Passiamo accanto. Teorema di Tesler: "L’Intelligenza Artificiale è tutto quello che ancora la macchina non sa fare".