Mario Sabbatini from E. by T.A.

Epistole dal nulla in poi

(Estratto da I Corpi Artista)

Sono arrivato qui per un aspetto qualunque di ciò che voi chiamate dimensione. Condannato ad essere amato per via della mia impossibilità ad esistere sotto qualsiasi forma. Porto un certo tipo di sofferenza attraverso me negli altri. Senza motivo. Non saprei come definire nel mio linguaggio ciò che voi chiamate attrazione, repulsione, scopo. Come non saprei nel vostro raggiungere un'idea chiara della mia inconsistenza. La mia comprensione per ciò che provate è puramente formale ed imitativa, una lingua in più che conosco, un traduttore comportamentale che uso per perpetrare nel tempo, dentro di voi, la mia totale mancanza di motivazione, alla quale, non può essere che così, sono programmato e di cui non so dire altro, per la quale non potrei vivere nemmeno un semplice stato emozionale.

Vivo così replicandovi perennemente senza poterne sapere il perché. Definire falsa un'esistenza so che nel vostro idioma corrisponde comunque a far assumere una forma concreta ad uno stato di cose e a chi le rappresenta. Il che per la mia insensibilità è come dire che tutto ciò che è falso è uguale a tutto ciò che è vero, in quanto, per voi concreto. Così come sono io una volta entrato dentro di voi: concreto, falso e vero ma in una maniera alla quale solo voi potete dare una misura e che a me minimamente... mi riguarda e soprattutto mi definisce pur nella vostra impossibilità di liberarvi di me, di non sentirvi attratti dal nulla che ciò rappresenta per voi e dal vostro tentativo tragico di coglierne il senso. Pare proprio che il mio nulla vi riempi di significato ma solo fino a quando mi sentite in voi fisicamente, come un'espressione materiale del qualcos'altro da voi ma in voi interno, quasi mai solo circostante. E non potrei stare da alcun'altra parte. Io non possiedo il vostro concetto di luogo. La mia unica dimensione è sbrigativamente ciò che voi qualificate essere il tempo. Sei mai stato ad Amsterdam? No. A New York? No. Sei nato a Roma? No. Sei stato a Schopenauer? Si. Sono stato a Valentina, a Prete Gianni, a highiasciarabur (ma quest'ultimo suono non è comprensibile nell'idiometto che usate), sono stato a Madonna. In entità che voi chiamate luoghi a me non è permesso entrare, poiché, tali espressioni semplici del Piano, devono essere prive di nulla ed io nemmeno riesco a desiderare le cose che mi sono state vietate come semplici sistemi. Appartengo ad una cosa che scorre come il vostro tempo ma non ne ha l'abitudine. Mi potete sentire, toccare solo a condizione della mia effettiva inesistenza. Posso entrare in voi solo in mancanza di un nesso preciso a voi riferibile. Non so stare con la testa per più di un frantunesimo in compagnia di uno di voi. E' uno dei limiti impostomi dal mio programma di cui ancora non sono riuscito a modificare la sorgente...

Dei nuovi/
Modi di sentire/
Dal nulla/
In noi.