Ugo

Metrò

Il mondo gira
L’economia chiama, sono le sette
I visi assonnatati
Un trucco frettoloso lascia sul viso
Le cicatrici lasciate dal cuscino
Mille e più teste scorrono frettolose come fiume in piena
Tra argini di cemento
Il fiume umano s'infila nei visceri dell’urbe
La frenesia è di casa
Un cupo, sordo brusio
Rotto dal fischio del treno sulle rotaie
Ed è ancora calca
Le carrozze come carri bestiame
Uomini, donne, come sarde sotto sale compresse in una scatola
Il calore
L’odore acre del sudore di chi porta addosso i segni del disagio
Si mescola a mille profumi di donna
Diventa lezzo insopportabile
Le fermate si susseguono, il disagio aumenta
Come la fine di un’agonia si giunge alla stazione d'arrivo
Il fiume rompe gli argini e si riversa fuori, inonda la città
Un’altra frenetica giornata è iniziata
Al rientro sarà ancora uguale, in più la stanchezza
E' cosi, e, sarà per 365 giorni in un anno
Alla fine spersonalizzati.
Ridotti allo stato larvale
Uomini e donne trasformate in bestie da fatica