E. by T.A.

Io ho

Io ho tre sorelle, due figli, una moglie, un fratello morto. Una giacca, due scarpe, una coppia di bravi amici e due occhi giovani. Io ho un’anima fatta a spicchi rosso sangue, tempo per pensare, ho una gabbia, qualche modo di dire, una perfetta conoscenza delle cose. Una rabbia, cinque persone adulte intorno, una facile ironia da conservare, tre cravatte blu, tutte dello stesso colore, una strana sensazione d’allegria, due bugie. Ho qualche ricordo d’infanzia, una canzone adeguata, dei pensieri più recenti. Ho sempre voglia, di fare qualcos’altro, di uscire spesso, di credermi.
Io ho fame, sete di tutto. Ho un Castello, antico, con sei finestre, da dieci anni. Un antico Castello cittadino senza muri di cinta o ponte levatoio. Una porta blindata, un pianerottolo. Io ho una storia, ricostruibile, dedicata, fatta d’impressione limpide, affidabili, senza pecche. Ho una stella semplice in mezzo a tutte le altre. Io ho una parola, una sola che mi aiuta nella sintassi, un albero dalle foglie finte tatuato nel cuore, colorato. Ho una parte di me sempre riconducibile ad un sogno, una sedia di plastica dura, un palato scomparso inspiegabilmente, la cassa toracica! La tua vagina inzuppata e il mio pene abbombolato, una bibita esaustiva e una tavola. Ho tre croci d’oro appuntate sul petto, sulla gamba e su un braccio.
I have a sword, white weapon, a revenge. Sixteen addresses in as many cities. A steel custody for cigarettes, a song for the persons in love, 452 months to April. I’ve a fable, vanilla and a river. I’ve a blackboard of silk, two black pieces of chalk, a pen, sheet of paper, an apex, a revolver, an ivory drum, towels, bullets, two guilts and a dog. I’ve a boundless trust in the next one, my neighbor and good light that company the night holds me. I have married the gang.
Io ho una specie di asma nel cervello, una commozione che bofonchia, vacilla, che mi prende da parte e mi fa stare con me stesso, da solo. Un linguaggio strano con cui rinomino la forma delle cose, le cose, intorno a me, mie, alle quali ho dato nome, un linguaggio, fiero, con cui confrontarmi con chi mi sta di fronte, con gli altri, se ne abbiamo voglia, oppure no. Io ho io e una breve nostalgia del passato prossimo, ieri che possiamo vivere due volte. Io ho una spada, arma bianca, una vendetta. Sedici indirizzi in altrettante città. Un portasigarette d’acciaio, una canzone per gli innamorati, quattrocento cinquantadue mesi ad aprile. Ho una favola, vaniglia e un fiume. Ho una lavagna di seta, due gessetti neri, una penna, foglio di carta, un apice, una rivoltella, un tamburo d’avorio, asciugamani, proiettili, due colpe ed un cane. Io ho una sconfinata fiducia nel prossimo, il mio prossimo ed una buona luce che mi tiene compagnia la notte. Io ho sposato la banda.


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