E. by T.A.

Essere BY Tanto Arrabbiato

Oggi abbiamo deciso di partire. Tutto il gruppo. Ognuno per una destinazione diversa. Gireremo per dove ci pare, chi con un’idea di viaggio precisa chi no, peregrinando intorno a qualche rumore di nuovo da cogliere. Appuntamento fra quattro mesi. Tutti insieme ancora. Non è una di quelle giornate che fanno impazzire di gioia. La resa dei miei problemi è sempre alta. Un amore che non decolla. La mancanza di soldi fa sempre la sua parte ed in più, Vanity, si è messa in testa da poco che io potrei essere l’uomo della sua vita. Proprio così. Dopo un anno passato serenamente a collaborare, a fare musica, un po’ di letteratura e qualche evento ha ritenuto necessario mettermi al corrente di questa sua situazione nei miei confronti. Era improcrastinabile dice lei. O adesso o mai più. Io te la dovevo dire questa cosa, dice Vanity, non ce la facevo più. Ma mi hai guardato bene, dice lei, possibile che in un anno circa che io sono entrata nel gruppo e quattro mesi che conviviamo tutti quanti insieme, te non ti sia venuto mai in mente che io sono pazza di te? (Dovevo eh?) Ma perché credi che io sia entrata a far parte di voi? Musicisti pidocchiosi! Da quattro soldi sempre in bianco rovinati! (Che ne so, la musica, hai sostituito Valentina, che ne so..). Si la musica, Valentina se proprio vuoi saperlo ho fatto di tutto io per farla sloggiare, nemmeno di questo ti sei mai accorto! Ma non è che hai aspettato me per cambiare gusti sessuali? non è possibile un’indifferenza come la tua! (Adesso che vuoi che ti sbatto sul letto per dimostrarti il contrario, piccolina, in fatto di gusti?) Pezzo di merda! Mi sono fatta un culo così per te in quest’anno e tu mi avessi mai dedicato qualcosa, un pensiero, tuo, niente. (Se proprio insisti potrei dedicarti una canzone..) Un bongo colpisce in pieno mia faccia. Questo è tutto. Ora vorrei precisare che io ho 15 anni più di lei, un matrimonio, con figli alle spalle, insieme a una donna che ogni tanto ancora mi scopo e una relazione, di tipo estremamente carnale, con una mia quasi coetanea, moglie di un mio amico d’infanzia. Che, oltre a questo, sia il bassista, sia il chitarrista giovane (io sono il vecchio), sia il batterista sono tutti quanti (chi più chi meno) cotti di Vanity. Vanessa all’anagrafe. La nostra cantante e autrice dei testi del gruppo in quasi tutti i pezzi dell’ultimo album: Anymore sends mail. Nessuno spedisca più posta. Che cazzo di titolo ho scelto. Io che non ho mai spedito nemmeno una cartolina a qualcuno. Chissà perché m’è venuto in mente? Ispirazione. Forse sarebbe stato meglio intitolarlo Anymore pesters the balls che nel mio inglese inarticolato dovrebbe significare: Nessuno rompa le palle! A questo punto la giornata non è che ancora mi ha regalato motivi di meraviglia o solo di semplice gioia. Suona il telefono: è l’amore che non decolla. Ci si può innamorare di una donna che non si conosce? Ebbene io dico di sì e che anzi il fatto di non sapere che viso ha è con ogni probabilità l’unico vero motivo di questo mio amore. Me la posso immaginare come mi pare, un’idra con sette volti uno più bello e languido dell’altro. Un anima grande, un culo e una patatina che ha sempre una parola dolce e disinteressata per me. Ci siamo conosciuti in chat. Un colpo di fulmine anche se mi è rimasta come la vaga impressione che sia stata lei a rimorchiarmi decisamente. Non c’è che dire. Lei ha visto la mia foto su Vitaminic, io non è che ho tutta questa voglia di vederla, per ora. Mi basta la sua voce per telefono, la sua voglia di ascoltarmi mentre dico cazzate (quasi sempre io cazzate), le sue adorabili parole d’amore, il desiderio di continuare ad immaginarmela come dico io. Anche se non glielo dico ho quasi paura del momento in cui mi dirà: sto venendo da te, domani prendo il treno. L’amore che infine decolla, un altro problema. Ho detto anche a Vanity che mi dispiace, che sono impegnato in questo momento, ho un’altra donna ma non credo lei immagini la virtualità del mio attuale amore. Comunque è servito a prendere tempo e poi domani si parte. Ognuno di noi andrà per la sua strada e per quattro mesi tutto è risolto. Poi si vedrà. Flavia, la mia chat-lady è indecisa. Bene. Ha paura che io possa essere un elemento troppo destabilizzante nella sua vita e questo è vero. Vuole prendere una decisione con calma. Molta calma penso io, nessuna frettapor favor. Vanity langue, le visite della mia ex sono sempre più assidue, anche con la moglie del mio amico d’infanzia è un bel galoppo, quindi, non c’è alcuna fretta Flavia. Stiamo bene così per il momento. E’ una decisione da ponderare con estrema cautela. Rischieremmo di farci male, soprattutto tu. Te l’ho detto chiaramente: io non ho alcuna intenzione di farti soffrire. Sai tutto di me. Ho parlato più con te che con mia moglie in 6 anni di matrimonio, per cui, non farti venire grilli per la testa. La foto che hai visto è vecchia di qualche anno, d’accordo non sono male ma per ora ti conviene non rischiare troppo, giuramelo, non montare su quel treno se non ne sei assolutamente decisa. Anche se io insisto (devo fare la parte) tu non lo prendere a cuor leggero. Continua a telefonarmi però, di questo si, ne ho bisogno. Continua a tenere nei tuoi pensieri la mia vita disgraziata, a regalarmi una parola di più di quella che effettivamente merito, a compiacerti di me, a ridere delle mie trovate inconsuete, non mi far mancare nessuna di queste cose, te ne prego. Ne va del mio equilibrio. Oggi fra le mie cose ne ho trovata una che ti interesserebbe. Si tratta di una foto di me alle elementari. Brutta faccia già allora, vedessi. Questa si che è veritiera. Ho un occhio nero dalla parte perdente e un paio di scarpe che farebbero schifo a un lebbroso. Era la terza o la quarta elementare suppongo. Un giorno come uno dei tanti nella mia scuola dove giravano i pidocchi. Si, giravano da uno all’altro di noi, senza rispetto per i passi carrabili, parcheggiavano dove gli pare. Tutta colpa di una bambina. Ci aveva infestato a tutti. Così si diceva. Dopo i calci che le ho dato aveva un passo carrabile aperto in bocca, un cancelletto privato sfondato con il segnale stradale penzoloni. Che foto la dovresti vedere Flavia, chiamami. Non finisce mai questa giornata. E’ un deserto. Sergetto (chitarrista giovane) sospira che se io sono per lui l’amico che dico di essere, devo fargli il favore di non degnare mai Vanity neppure di uno sguardo. Come se avessi fatto il contrario finora. Forse sospetta o forse Vanity si è confidata con lui. Questo sarebbe un vero disastro per l’armonia del gruppo. Vorrei fargli notare che una richiesta del genere, fatta in virtù della nostra amicizia, non dovrebbe essere per lui motivo di tranquillità, visto quello che faccio una volta alla settimana insieme alla moglie del mio amico di infanzia, invece gli rispondo che va bene, che può stare tranquillo, che non ho la minima intenzione di turbare ancora di più il clima già teso che c’è nel gruppo e anche questo corrisponde a verità. C’è un rospo nel giardino di casa che si gonfia e poi scorreggia o produce un rumore simile. Ho detto a Flavia che c’incontreremo stanotte in chat e che voglio fare l’amore con lei. Lei mi accontenta in tutto o quasi per fortuna. Prima dice non so poi fa tutto quello che piace a me. Che anima deliziosa che sei. Non smetterò mai di ripeterlo a me stesso e a te. Penso che tu mi ami davvero. Io al posto tuo o in quello di qualsiasi altra persona non starei a perdere tempo con me per più di un minuto e mezzo due al massimo, che è il tempo massimo necessario a capire quanto sia inutile e fuorviante per la vita di un essere umano di media consistenza intellettiva, la mia compagnia o il mio semplice ascolto. Devi volermi proprio bene Flavia. Che ne sarà di te se infine ti deciderai a prendere quel treno? La cosa più ovvia che possa succedere in questo caso (e anche forse la minore delle deleterie per te) è che io non venga a prenderti alla stazione. Dipende da come mi gira. La seconda che io dopo averti sbattuto per qualche oretta su un bel lettone comodo ti dica che tutto sommato tu nemmeno mi piaci più di tanto e che è il momento di riaccompagnarti alla stazione. La terza e ti giuro la più terrificante per la tua salute mentale è che io dopo averti fatto il servizietto completo decida di dare assetto diciamo stabile al decollo. Cosa credi? Nella mia contorta personalità semplicemente seviziata ci sarebbe anche spazio per un rapporto in piena regola, la cui utilità sarebbe evidente in ultima analisi solo a te. Da parte mia sarebbe un gioco come un altro al quale sottoporre la mia vita, un gioco al quale probabilmente, solo in virtù del suo anacronismo, mi piacerebbe partecipare. Che ho da dire io dentro un rapporto di coppia? Nulla. Una lanciata di dadi, l’emozione che si prova al gioco dell’oca o a monopoli è quanto basta a rendere l’idea. Capisci. Tipo ora è il mio turno di lanciare, azz ho realizzato sei e devo fare la scena di gelosia, finta naturalmente. Ora lanci tu, fai otto e vai a finire nella prigione per due turni dove arriverò io a farti un’altra serie di servizietti. No, non è male come idea, potrebbe anche piacermi e solleticarmi, ma ti assicuro che per te sarebbe la fine Flavia. L’epilogo più tragico del tuo arrivo in stazione. Se proprio ti va di fare un giro in treno, sai, qualche visita a un cimitero in alternativa a me può andare bene, ce ne sono di carini sparsi per l’Italia oppure aiutami a trovare la bambina pidocchiosa che voglio chiedergli scusa, non ci dormo la notte a volte, se la trovassi te ne sarei grato per sempre, mia yuma, ma lascia stare mia faccia da evaso, mio sorriso scuro, mio pene abbombolato, io ho io e basta, ed una buona luce che mi tiene compagnia la notte. Accontentati di una foto e delle canzoni che scrivo, per te. Telefonami, fammi sentire ancora una volta la tua voce appassionata di me. Fammi sapere che esisto. Io per parte mia ti assicuro che non ci sarà granello di sabbia nel mio deserto a cui non darò i contorni del tuo viso che non conosco, le sfumature irreprensibili del tuo pensiero, o la forma di un treno che arriva alla stazione portandomi te. Miraggio. Il deserto fa brutti scherzi, la mia sete mista a rabbia sarà sempre e solo un miraggio di te che non hai nessuna colpa, che per caso ti sei trovata ai margini di questo sterminato deserto che è la mia anima. In fondo (prendiamola a ridere come sempre) non ti servirebbe un treno per raggiungermi, bensì un cammello e tante scorte d’acqua. Qui non ci sono oasi e tu sei un miraggio oppure un margine. Lascia che io debba pensare solo a me nel tentativo di uscirne fuori, di raggiungerti. Ci sarà un Dio anche da queste parti?!? Meglio di no. Questo deserto non finisce mai, accidenti. E’ tempo di partire. Io sono quello del gruppo che non ha una metà. Quattro mesi per scovare suoni e rumori di fondo. Nella testa il pensiero sbilenco di un nuovo album da realizzare, quando saremo di ritorno dal nostro vagabondare in cerca. Fra qualche mese. Per ora ho solo chiari i titoli del nostro prossimo lavoro: H.C.E. oppure Essere BY Tanto Arrabbiato.


home www.utorec.com