Mario Sabbatini from E. by T.A.

Crisi di rigetto

(Estratto da I Corpi Artista)

Nelle mie rare apparizioni in pubblico noto nei miei confronti lo stesso atteggiamento che si riserva ad un cocomero marcio. Lo tassello, lo assaggio e lo sputo o al limite lo rigetto. Forse è il mio aspetto primitivo che determina questo o forse sono io che voglio apparire un cocomero marcio. Retrogrado. In qualsiasi tipo di discussione mi possa venire a trovare in queste eccezionali occasioni di norma appaio io essere il retrogrado della situazione. Per chi ascolta e per chi sta chiacchierando con me. Devo stare lì a discutere almeno un paio d'ore per sperare di ribaltare la situazione e arriva il cocomero.
Io non so se Apollinaire era serio quando affermava che è bello essere primitivi senza esserlo.
Stavo, un paio di mesi fa, ad una mostra presso una ex sede sindacale, a Roma. Una mostra brutta come poche. Stavo facendo notare ad Alessandro che mi accompagnava quanto fossero belle invece quelle pareti. Bianche lucide. Senza sguardo. Anagogiche. Un professore di storia dell'arte, presente lì, anche lui, dietro a noi, sentendo il mio apprezzamento sulle pareti tuonò: le opere sono importanti non le pareti. Tutti si girarono verso di noi come per dire: ma guarda che razza di buzzurri che sono capitati in questo tempio. Bravo Professore. Come se le pareti non fossero anche loro opere umane, come se le pareti venissero da un altro mondo a fare da testimoni a noi mentre ci passiamo vicino in continuazione. Dovetti tirare in ballo la matematica, Mandelbrot in particolare per ristabilire le cose come stavano. D'altronde il povero professore era dai tempi di Afro che non si occupava di escrementificazioni e mi fu abbastanza facile far ricredere chi ci ascoltava, in circolo, intorno a noi. Cazzo il primitivo hai visto che ci ha tirato su dalle pareti? E' proprio strano si, proprio strano.
La figlia del professore, anche lei assisa in circolo, vide un cocomero marcio e mi disse: Perché non me la spieghi meglio questa teoria sulle pareti? Chiesi ad Alessandro di occuparsi del professore e me la svignai con la figlia.
Mi tassellò, mi assaggiò e mi sputò fuori, per terra.

Ho visto Valentina innestare un cuoricino dipinto da un suo amico su una tela all'interno del ventre di una donna filiforme creata da lei. Un autoritratto e un trapianto d'opere d'arte, umane. Era impaurita dalla possibilità di rigetto e non diceva una cazzata. Anche nel trapianto d'organi sussiste questo rischio, dissi io a lei, ma non per questo non si fanno trapianti. Anzi pensa a quando la scienza avrà messo a punto dei farmaci che elimineranno il problema potrò darti la mia mano in cambio delle tue orbite, io potrò vedere come te e tu potrai toccare le cose che ti circondano provando quello che provo io. Pensa che bello. Ma ce lo faranno mai fare? Ma non lo so, ci trapianteremo senza dirgli niente, non chiederemo permessi.

Come sta il tuo autoritratto?
Sembra sopravvissuto.
Non ha rigettato?
No.
Vuoi le mie orbite?

Reduce da un assistentato presso Sol LeWitt, Valentina decise di esporre il suo autoritratto trapiantato. Solo quello. Le pareti dello spazio adibito straboccavano di bianco. Sembrava un matrimonio, senza monogamia. Mi chiese se volevo esporre col suo corpo qualcosa di mio o di qualcun altro. Realizzai una sequenza di 15 fotogrammi digitali che la ritraevano nei modi più disparati e li stampai su una superficie trasparente con il plotter in modo di non rovinare il matrimonio delle pareti. Misi ogni file della sequenza su CD-rom e consegnai tutto il materiale a Valentina.
Alla mostra andò tutto quasi per il meglio. Pareti contente di essersi maritate, pubblico denso, Valentina animata, padrone dello spazio bendisposto, colonna sonora dell'ambiente discreta. Solo le parole scambiate con una signora mi guastarono l'animo. Inizialmente mi pareva come di averla già conosciuta. Buona, in tiro, scarpe aperte con una piccola callosità sul mignolo destro. Per questo quando si avvicinò per chiedermi delle informazioni sulle cose appese in parete fui prodigo di parole. Gli spiegai che i CD-rom a lato di ogni trasparenza avrebbero permesso ad ognuno di reinventare o integrare a suo gusto la trasparenza, di deciderne l'unicità o meno e compagnia bella. Mentre aspettavo la sua reazione il mignolo mi disse di sì ma lei furiosa cominciò a dirmi che non aveva nessuna voglia ne di reinventare, ne d'integrare, ne di fare niente, a me una cosa se mi piace la compro e basta. Chi ti dice che io o chicchessia abbiamo tutte queste voglie nei confronti di un oggetto. Se volevo essere un artista non sarei venuta qui a comprare. Si calmò e vedendo che l'unica sprovvista di CD-rom a lato era l'autoritratto del cuoricino in ventre comprò quello. Mi chiese di scusarla per il tono di prima ma quando è troppo è troppo e se ritenevo avesse fatto un buon acquisto. Risposi di si, come sempre quando mi fanno queste domande e soprattutto non gli rivelai che anche il suo autoritratto aveva un CD-rom non a lato ma trapiantato dentro. Nei suoi occhi non vidi cocomeri marci e ci lasciammo così.

Tre giorni dopo il padrone dello spazio ci chiese con una voce un po' strana per telefono di passare da lui. Anch'io? dissi a Valentina. Si pensa che sei il mio agente.
E' successo un mezzo guaio ci disse il padrone. Una persona (tanto per bene sembrava) con la scusa di vedere a monitor le trasparenze di Valentina s'è portato via tutti i CD-rom. E' possibile ristampare i CD-rom? Se no per le autentiche tocca fare le fotografie dei plotter ed è una schifezza. Valentina disse ah. Risposi io. Scemo, sono l'agente, le autentiche ce l' hai in mano tu, i quadri se li è portati via il signore.

La signora che aveva acquistato l'autoritratto trapiantato di Valentina, chiamò il padrone dello spazio, per avere il numero di Valentina. Disse a Valentina che uno dei suoi due figli aveva imbrattato la tela all'altezza del ventre cuoricino e voleva un restauro. Lo lasci così signora rispose Valentina tanto è abituato ad essere trapiantato.