Mario Sabbatini from E. by T.A.

Il gesto consolatorio

(Estratto da I Corpi Artista)

La sperimentazione fa vittime mentali. Mi fa male dire questo e oggi al posto della testa ho un racconto di Carver. Uno di quelli tosti. Ti avevo avvertito. Te l'avevo detto che il mio esperimento era cattivo, era su di me e che non volevo nessuno intorno. Ma tu niente ci sei voluta rimanere sotto. M'hai spergiurato che non ti avrebbe fatto niente e che eri pronta, conscia di quello che stavi facendo, che non mi dovevo preoccupare per te. Io non ti sarò di peso, non farti nessun scrupolo, vai avanti, sperimenteremo in due.
Siamo programmati per dimenticare, aiutami a non dimenticarti, a modificare il mio programma, vattene via.
Io sono abituato a stare solo, non mi può essere di nessun peso quello che devo fare, lasciami stare troppo presto. Allontanerò i miei figli da me, non mi muoverò mai più, resterò completamente immobile per tutto il tempo necessario, vattene da me, sparisci, aiutami a non dimenticarti.

Faccio caso a una cosa. Per tutta la vita ho ricevuto condizionamenti. Forti, di quelli che ti dicono cosa devi fare o non fare, che ti portano via, che non ti fanno essere quello che sei o che vuoi, che ti fanno tornare a casa amareggiato, senza speranza, incapace di dire a te stesso io sono quello che sono. Poi un bacio, una carezza, una parola dolce dei tuoi figli, di tua madre o della tua donna, una risata con gli amici e tutto ricomincia da capo. Il programma si riavvia. Riavviare ora il computer? Si. Non possiamo ribellarci a questo stato di cose perché è un programma con tanto di autoreferenze al suo interno, correttivi, estensioni al suo funzionamento. Ho pensato questo, mi sono accorto di questo. Non possiamo vivere senza condizionamenti, come dice Fromm abbiamo timore di essere liberi, non siamo programmati per esserlo dico io, ma allo stesso tempo questo bisogno di condizionamento ci logora crea effetti collaterali che ci fanno tornare a casa come stracci, larve umane. Qui il programma ci induce al gesto consolatorio (carezza, bacio, risata, parola) che ci riorganizza, ci disintossica dalla mancanza di speranza in noi stessi, ci lustra a nuovo pronti a risubire nella giornata successiva quel condizionamento cui aneliamo fino alla morte. Non c'è rivoluzione, rimozione sociale che ci può far uscire dal programma, dobbiamo vedercela con noi stessi, fare i conti con il programma.

Bisogna mettere mano alla sorgente e non è facile. Non so da che parte cominciare se non dal programma di cui dispongo. Rischio l'azzeramento dell'Hard-disk e poi sarebbe buonanotte a tutti. Rischio forte e tu devi lasciarmi in pace. Non voglio compromettere nessuno nell'esperimento. Non si scherza con la vita degli altri. Rinuncio al gesto consolatorio. Nessuno mi potrà più toccare o dire una parola di conforto. Voglio constatare come reagisce il programma e comprenderne meglio il meccanismo sorgente. Non sentirò più nessuno che mi dice ti amo o più semplicemente ti voglio bene, ti ringrazio per le parole che mi hai detto era tanto che non le sentivo, partiamo per un viaggio, visitiamo posti diversi, facciamo qualcosa. Mi vengono i brividi a pensare quello che stiamo facendo, ti ci sei voluta cacciare dentro per forza.

Stiamo sempre peggio, il programma fa fatica a riavviarsi da solo e i miei tentativi di modifica non lasciano sperare nulla. Siamo gelidi, cominciamo a non riconoscere più la tastiera.

491 A.C. è più di una settimana che gli eserciti si fronteggiano dalle rive di un torrente senza decidersi a combattere. Io sono un semplice oplita dalla parte dei Greci e non so perché. So solo che li farò vincere sui loro rivali Persiani. E' il mese di boedromion del calendario metonico. Riformato. Tra qualche ora ci sarà la battaglia ed io sto sulla riva mimando quello che tra poco succederà ai Persiani. Mi diverto a farlo, anche loro dall'altra parte fanno rituali di guerra ma non sanno come andrà a finire. Io si ed è ancora più gratuito quello che faccio. Arriva sul lato destro della mia riva, una bambina con una brocca a raccogliere acqua dal torrente. Semplice acqua da portare a casa, proprio vicino a me. Una bambina bionda con una treccia, sei tu da bambina, che si china a raccogliere acqua da un torrente, vicino a me, davanti ai Persiani che guardano. Tu nemmeno hai fatto caso che io ti sono vicino. Hai appena finito di riempire la brocca e ti tiri su. Non hai nemmeno il tempo di capire. Vedi un elmo e una spada corta, larga che ti infila lo stomaco, ti solleva e fa bella mostra di te ai Persiani sull'altra sponda. Non fai un gemito, mi sei sembrata leggera, leggera da sollevare con la mia spada. Ti continuo a girare in circolo con il mio ferro ed emetto grida gratuite di guerra ai nemici che so già di sconfiggere. Loro ci guardano danzare. Io ho le gambe nel torrente e una bandiera infilzata sulla spada da oplita. Ti metto giù nel torrente, faccio fatica a scastrarti dalla spada. Mi allontano mentre la tua treccia mi segue lungo il torrente con i Persiani che guardano. Hanno presagio di cosa succederà loro di lì a poco.

Giorni e giorni. Hai perso i drive, azzerato l'Hard-disk. Non so più cosa fare. Te l'avevo detto aiutami a non dimenticarti. Il mio programma ha ripreso a marciare con qualche modifica. Tu non c'è l'hai fatta. Ora scelgo i miei condizionamenti da solo, senza ricorrere a ram esterne, di più per il momento non sono riuscito a fare: sono però libero di condizionarmi da solo e ho completamente fatto a meno dei gesti consolatori. Ho ritrovato perfino il gusto di riparlare con i miei figli, i miei cari, non è più un atto egoistico di riavviamento del programma. Mi impongo da solo indici di leggibilità fissi, percorsi e incontri, alimentazioni condizionate (oggi solo patate), incontri sessuali forzati con donne che non mi dicono niente, libri da leggere ad ogni costo, parole ripetute al mio interno ossessivamente, orari di sosta e di uscita, tutto da solo. Libero.

Di te un unico scettro ricordo, una carezza sul mio viso che non ti ho concesso poi hai mollato. Zero. Qualcosa all'alimentatore, qualcosa mi dice che ti rincontrerò, di nuovo.

Su un'altra riva.