Alien.A

I giorni prima

Un altro giorno è passato, un altro giorno di mancati disastri, eppure mi sento così insoddisfatta...
Sono a casa e sono maledettamente in ritardo, devo partire non so dove e mi chiedo ancora cos'altro ho da mettere nella valigia. Tengo qualcosa nella mano sinistra: è una piccola bottiglia di liquore, è quasi vuota, ora comincio ad abituarmi a questa sensazione di stordimento, credo di aver bevuto, poi metto la piccola bottiglia nella valigia e mi convinco di aver preso tutto, così posso andar via.
Strano, quando sono fuori casa, non ho alcun bagaglio con me, cammino a passo svelto attraverso una serie di gallerie, non c'è nessuno, solo di rado sento la presenza di altre persone, sono persone sconosciute. Mi ritrovo in un grande spazio, ora ci sono tante persone, è un luogo veramente affollato, tanto che non riesco a camminare come vorrei, sento il rumore di un treno, poi il rumore diminuisce, quando ho la capacità di vedere guardo il mio treno che si allontana, non ce l'ho fatta, mi siedo per terra, non badando alla sporcizia, mentre la gente mi cammina di fronte, avanti e indietro, ogni tanto getta qualche sguardo anonimo su di me.
Ad un tratto, ricordo, comincio a diventare sempre più piccola e non capisco più dove mi trovo, sento di non potermi muovere liberamente, quasi come se qualcuno mi tenesse. Sono sospesa nel vuoto su una specie di amaca molto elastica, ho l'impressione che la cosa più giusta da fare sia andar via, scappare, ma questo mi è impossibile, faccio appena in tempo a capire di essere nella grossa tela di un altrettanto grosso ragno, che, bruscamente, mi sveglio, forse per paura di vedere.
Sono consapevole però che può essere a volte più piacevole la vista di un ragno in un sogno che di tutta la spazzatura che ci circonda nella realtà, e della quale forse siamo fatti.
A volte ho paura di non farcela, c'è chi seppur nel suo piccolo, riesce a portare qualcosa di buono qui, io è già tanto se riesco a respirare senza farmi venire la nausea. Siano benedetti gli spazzini del Mondo!
Questa notte così sognerò la mia testa.
Entro in un edificio familiare, l'ascensore è li che mi aspetta, fermo, con una mano sulla maniglia guardo all'interno e scorgo qualcosa sul fondo: capelli, un volto, due occhi che mi guardano: sono io.
Sono spaventata, traumatizzata forse, corro su per le scale, anche se non mi pare di correre, e neanche di camminare. C'è un uomo su un pianerottolo, mi soffermo un attimo e vedo che ha la mia testa, ha anche la sua testa ma porta con se pure la mia, la stessa vista nell'ascensore. Ho la sensazione di essere inseguita, così continuo a scappare, e continuo a salire, fino a quando, giunta di fronte ad una porta semi aperta, mi fermo, esausta, e poggio le mie mani su di essa, aprendola in questo modo un po' di più. C'è una persona dietro la porta, avvolta da una luce soffusa, è una persona che so di conoscere, ma la sua testa non c'è ed al suo posto c'è la mia (troppo grande per il suo corpicino), con gli stessi occhi spalancati che mi fissano, io mi sveglio. La mia stanza è immersa nel buio e pare più piccola del solito, anche il mio letto sembra essersi ristretto. C'è un gran caldo e per questo vado ad aprire la finestra, tutto sembra normale, sento in lontananza il canto di una civetta, non ricordo se chiudo la finestra, poi mi risveglio. Sono avvolta dalle lenzuola, distesa, e la finestra è chiusa, mi chiedo se la civetta sia stata reale oppure no. Reale o non reale... sono sveglia, eppure, per come vivo, questo mi sembra un controsenso. Stanotte non ho chiuso occhio, sono stata in spiaggia ed ho visto e parlato con tantissime persone, poche battute o lunghi discorsi, è un'altra cosa che ha catturato la mia attenzione, quasi contro la mia volontà: le mani, le mani della gente in azione. Vicine alla bocca innumerevoli volte, agitate, a penzoloni, alcune mi accarezzavano, fredde, calde, una era diversa, assumeva nuove forme, un abbraccio, infine un saluto, ma le mie come paralizzate, non ricordo nulla di ciò che hanno sentito. Tutte quelle mani che ho conosciuto mi hanno fatto compagnia, alcune rimarranno in modo particolare impresse nella memoria, ma il fatto che non sia così anche per le mie mi rende perplessa. Gira un cd nel mio lettore, ascolto la canzone n° 3, mi fa sentire bene, parla di un ragazzo e della sua voglia di passare bene il suo tempo, l'ascolto una volta, poi una seconda e una terza, ormai è entrata nella mia testa e non credo se ne andrà tanto facilmente. Qualche tempo fa diedi un nastro a una persona, lei lo ascoltò e poi lo gettò via, pur avendo gradito il contenuto, vorrei che non succedesse più... Vorrei incontrare qualcuno che all'interno della sua stanza ascolta un po' di musica, poi si sofferma su una canzone, quella che parla di un ragazzo e della sua voglia di passare bene il suo tempo e l'ascolta tante volte che poi non riesce più a dimenticarla. Vorrei guardarlo negli occhi, toccare le sue mani ed illudermi per più di un istante di non essere sola, vorrei per una volta abbattere un muro intelligente e non accorgermi necessariamente che dietro c'è il vuoto o un'immensità che non conosco e non mi appartiene. Ecco cosa vorrei: le mie mani impavide in questo mondo illusorio, che agiscono nonostante tutto. Il mio inconscio intanto è diventato più conscio del reale, se è vero che i sogni riflettono gli antri più reconditi del nostro essere. Mi rilasso, so che presto mi addormenterò e so già cosa sognerò, mentre non ho idea di cosa farò domani mattina.
I miei pensieri si affollano, cominciano a confondersi, un occhio chiuso, due mani appoggiate alla parete, poi cado nella semioscurità, in una sorta di pozzo senza fondo con mani che fuoriescono dalla terra, reminiscenza di un film visto e rivisto nell'infanzia. Le mani mi tengono stretta, più io mi agito più loro serrano i pugni e affondano le unghie, ad un tratto, arrendevoli, mi lasciano scivolare giù, alcune cercano di sprofondare nel terreno, altre di arrampicarsi in superficie, ma tutto ciò che riescono ad ottenere è un movimento confuso di mani ormai impazzite. Mi sveglio agitata, con le mani stanche e con una sensazione di impotenza. Mi trascino dalla mia stanza al salotto e vedo un individuo seduto su una poltrona, un altro è sdraiato sul divano e ha gli occhi chiusi. Sono forse le tre del pomeriggio, quella di fronte a me è la coppia che mi ha concepito. Gli sorrido. "Hai fame?" mi chiede l'individuo sulla poltrona. Io non rispondo, vado in cucina per mangiare qualcosa e intanto sento la tv nell'altra stanza che non sta ferma neanche un momento su un canale e parla lingue diverse, non capisco una parola di quello che si dice. Poi, più tardi, suonano alla porta e un individuo sorridente entra in casa emettendo frasi di saluto, ha qualcosa in mano e me la porge con aria soddisfatta. "Grazie" gli dico, è il libro che stavo cercando: "L'interpretazione della realtà", questo il titolo, contiene un elenco dei simboli presenti nelle cose che ci circondano e la spiegazione di tutto ciò che l'uomo vuole dire quando dice qualcosa. Comincio a leggerlo: situazioni mai viste, frasi mai sentite, a cosa può servirmi una roba dei genere? Per non parlare delle cosiddette spiegazioni, ancora più incomprensibili, ancora più inutili. Comincio a sentirmi stanca, forse dormirò, ma ad un tratto sento alcuni rumori provenire dal pianerottolo e poi giù per le scale, guardo fuori dalla finestra e vedo i due individui salire su un furgone e andar via velocemente. Trovo un biglietto sul tavolo, c'è scritto questo: io e tuo padre abbiamo deciso di seguire l'associazione Burattinai, saremo felici. C.V.B. Mamma. Ma perché? E cosa significa C.V.B.? Sarà un errore? Credo di no. Sono passati giorni ed io non sono riuscita a dormire neanche un po'. Poi questa mattina ho deciso di buttare tutto ciò che in casa non mi serve e ho trovato una cosa curiosa, che non riesco proprio a spiegarmi: una scatola piena di fili, e, naturalmente ho buttato anche questa. Così è tornato il sonno, so che presto dormirò. Sognerò la mia casa completamente vuota, non come è in realtà, con un unico mobile in una stanza dalle pareti blu. Porteranno via anche quell'ultimo mobile di valore, e sarà vano ogni mio tentativo di riprenderlo, d'altronde che sparisse l'ho voluto proprio io. Mi risveglierò, poi, dormirò di nuovo, e l'incomprensibile veglia sarà sempre più breve.