Mario Sabbatini from E. by T.A.

I Corpi Artista

Epistole dal nulla in poi

Sono arrivato qui per un aspetto qualunque di ciò che voi chiamate dimensione. Condannato ad essere amato per via della mia impossibilità ad esistere sotto qualsiasi forma. Porto un certo tipo di sofferenza attraverso me negli altri. Senza motivo. Non saprei come definire nel mio linguaggio ciò che voi chiamate attrazione, repulsione, scopo. Come non saprei nel vostro raggiungere un'idea chiara della mia inconsistenza. La mia comprensione per ciò che provate è puramente formale ed imitativa, una lingua in più che conosco, un traduttore comportamentale che uso per perpetrare nel tempo, dentro di voi, la mia totale mancanza di motivazione, alla quale, non può essere che così, sono programmato e di cui non so dire altro, per la quale non potrei vivere nemmeno un semplice stato emozionale.

Vivo così replicandovi perennemente senza poterne sapere il perché. Definire falsa un'esistenza so che nel vostro idioma corrisponde comunque a far assumere una forma concreta ad uno stato di cose e a chi le rappresenta. Il che per la mia insensibilità è come dire che tutto ciò che è falso è uguale a tutto ciò che è vero, in quanto, per voi concreto. Così come sono io una volta entrato dentro di voi: concreto, falso e vero ma in una maniera alla quale solo voi potete dare una misura e che a me minimamente... mi riguarda e soprattutto mi definisce pur nella vostra impossibilità di liberarvi di me, di non sentirvi attratti dal nulla che ciò rappresenta per voi e dal vostro tentativo tragico di coglierne il senso. Pare proprio che il mio nulla vi riempi di significato ma solo fino a quando mi sentite in voi fisicamente, come un'espressione materiale del qualcos'altro da voi ma in voi interno, quasi mai solo circostante. E non potrei stare da alcun'altra parte. Io non possiedo il vostro concetto di luogo. La mia unica dimensione è sbrigativamente ciò che voi qualificate essere il tempo. Sei mai stato ad Amsterdam? No. A New York? No. Sei nato a Roma? No. Sei stato a Schopenauer? Si. Sono stato a Valentina, a Prete Gianni, a highiasciarabur (ma quest'ultimo suono non è comprensibile nell'idiometto che usate), sono stato a Madonna. In entità che voi chiamate luoghi a me non è permesso entrare, poiché, tali espressioni semplici del Piano, devono essere prive di nulla ed io nemmeno riesco a desiderare le cose che mi sono state vietate come semplici sistemi. Appartengo ad una cosa che scorre come il vostro tempo ma non ne ha l'abitudine. Mi potete sentire, toccare solo a condizione della mia effettiva inesistenza. Posso entrare in voi solo in mancanza di un nesso preciso a voi riferibile. Non so stare con la testa per più di un frantunesimo in compagnia di uno di voi. E' uno dei limiti impostomi dal mio programma di cui ancora non sono riuscito a modificare la sorgente...

Dei nuovi/
Modi di sentire/
Dal nulla/
In noi.

E/Scrementificazione del pensiero

Sono più di dieci anni che accumulo materiale su questa roba. Credo di aver tralasciato poco o niente. E' il mio corpo a parlare da che s'è deciso di venire a capo di queste cose, mai del tutto affiorate eppure mai del tutto regresse dentro di me. Sospese. In attesa di risoluzione ed ora editate. Per quello che valgono, per quello che sono. Cosa sono? Linguaggio interno? Certo, di sicuro. Atto creativo? Certo ma è una tautologia. Sono esternazioni? Ma a quale bisogno del mio corpo fanno riferimento? C'è un bisogno specifico del corpo in questo senso od esso è un optional? Bisogno di fare una precisazione. Quando io dormo sogno anche se non lo ricordo, se io mangio poi digerisco ed il mio corpo in seguito espelle le scorie di quello che ho mangiato, se no sto male! D'accordo? Anche nella respirazione io inspiro e poi tiro fuori dai polmoni anidride carbonica. Chomsky ci ha spiegato che per apprendere almeno la prima lingua siamo formattati. Abbiamo già i drive incorporati. Dopo ciò è così difficile ammettere che per quanto riguarda l'attività cerebrale del corpo noi siamo programmati ad espellere quanto immagazziniamo in termini d'informazione, esperienza e quant'altro? In tutti dico proprio in tutti questa conclusione aleggia, si legge tra le righe, da Frye, a Vigotsky, da Proust (anche quando vuole dimostrare tutto il contrario) per arrivare ad Alfred Jarry quando afferma che l'arte è masturbazione. In tutti però allo stesso tempo (forse solo Vigotsky meriterebbe un discorso a sé stante) rimane così soffusa, implicita, a mezz'aria o come nel caso di Jarry una provocazione. Cos'è che impedisce loro di trarre le logiche conseguenze da questa verità che sembra perseguitarli, che si intrufola nei loro discorsi, che si intromette? Non certo l'intelligenza di questi personaggi. Dobbiamo proseguire ma cos'è che fa paura? o solo ci disturba?
Ora questa espulsione di quanto immagazziniamo avviene nel nostro corpo in modo simile al mangiare, al respirare oppure ha un suo tratto peculiare? Diciamo che è simile in quanto bisogno riconducibile al corpo e che è peculiare in quanto ogni bisogno corporeo ha le sue peculiarità e differenze rispetto agli altri bisogni all'interno di ogni equilibrio corporeo. Noi non abbiamo un corpo, siamo un corpo. Merleau-Ponty e ne possediamo solo una parte limitata ancora, aggiungo io. Noi siamo quello che mangiamo. Non ricordo chi lo ha detto. Spinoza? Correggetemi se sbaglio. Se non produco escrementi dopo aver mangiato o bevuto, superato un certo periodo di tolleranza del mio corpo, non posso vivere. Se sto in apnea più di quanto possono sopportare i miei polmoni (tolleranza più breve) soffoco intossicato di anidride carbonica. Se accumulo informazioni ed esperienze senza ritirarne fuori mai una (periodo di tolleranza maggiore) rischio uno shock da informazione. Tutto qui anche se questo tipo di conseguenze potrebbero essere descritte a partire da una soglia di carenza meno estrema. Vediamo da questo lato. Se non produco escrementi regolarmente il mio corpo andrà incontro a problemi di tipo renale e/o intestinale. Se la mia respirazione non è perfetta né avranno a risentire i polmoni ed il cuore, soprattutto. Se non c'è equilibrio e riconoscimento tra informazioni possedute, assunte e informazioni espulse sarò con molta probabilità una persona psichicamente disturbata e sicuramente una persona che non partecipa al prodotto creativo della comunità, come dire parla per fatti tuoi, come dire riempi di versi le mura di questa cella, come dire affolla di disegni gli anfratti di questa grotta, comunque almeno non si muore. Stabilito questo addentriamoci un po' di più. La qualità di questa espulsione d'informazioni ed esperienze. Sappiamo nel caso dell'alimentazione ciò viene chiamato sterco, urina, escremento in genere. Nel caso della respirazione la qualità dell'espulsione è abbiamo detto anidride carbonica. In quello che ci interessa la qualità dell'espulsione che viene prodotta da ogni corpo che assume informazioni non può che essere definita, sia immateriale che materiale, arte, meglio ancora arte del corpo. Body art. Tutto il ragionamento fa sconfinare all'interno di questa denominazione, body art, arte del corpo, qualsiasi manifestazione di espressione artistica, dai disegni rupestri fatti con la pietra dai preistorici, a Goya, alla Orlan. Non si sfugge, arte del corpo, archeologia del corpo, escrementificazione del pensiero umano, oggettuale, non oggettuale, a togliere come la scultura (l'unica che mantiene la caratteristica dell'espulsione originaria dal corpo), a mettere come la pittura, sempre e solo arte del corpo. Ad estendere il concetto machiavellico del tutto è politica al tutto è arte, arte del corpo, fuori dal corpo non c'è arte, così come non c'è politica. L'arte è un escremento del pensiero umano, una testimonianza del corpo, del corpo da sempre. Possibile che nessuno abbia mai pensato che Piero Manzoni con le sue scatolette di merda voleva dirci solo questo e niente del pop? Strano!
Jonh Cage. Non ho nulla da dire e lo dico. Classica affermazione di un bisogno da espellere.

Il teorema di Godel

Si aprono autostrade, orizzonti infiniti, a me. Ho bisogno di materiale. Shock. Di altre informazioni. Torino. Corso di logica matematica. Possibilità di falsificazione, provare a far morire la mia teoria al mio posto, Popper.
Una cosa mi ha sempre lasciato perplesso quando sentivo affermare da un artista riguardo la sua opera, da un ammiratore a proposito del quadro del suo artista preferito oppure da tutti e due messi insieme a far da plauso l'uno all'altro: ' E' perfetto non si può aggiungere ne togliere nulla. E' completo! '. Più o meno così, la solita solfa. In fondo era bello davvero. Il concetto pure mica è una bestemmia. Chi avrebbe il coraggio di aggiungere qualcosa alla cappella Sistina? Un pazzo. Giusto? Eppure a me ha lasciato sempre perplesso questa scenetta. Me la sono trovata di frequente davanti agli occhi. Alle mostre, al cinema, dopo un concerto, in galleria e non mi è mai suonata. Soprattutto quando a fare da sfondo alla scena sono dei capolavori, più si discute di capolavori e più mi suona male. Quel film durava dieci minuti di più o dieci minuti di meno e non sarebbe il capolavoro che è, su quel quadro una goccia di colore in più avrebbe rovinato tutto, quel riff solo a quel punto del pezzo poteva stare. Ed è vero accidenti, è stramaledettamente vero! Già e allora?
I° Teorema di Godel. La logica predicativa di Frege è completa. Non c'è più niente da togliere né da aggiungere. E' stata sviscerata tutta. E' un sistema semplice ma completo. Oppure completo e perciò sistema semplice. All'aggettivo semplice con molta probabilità Godel non attribuì da subito un'importanza decisiva o almeno fino a quando non cercò di applicare all'intera Matematica il teorema relativo alla logica di Frege.
V° Teorema di Godel. La matematica è incompleta non perché manca qualcosa da aggiungere o da scoprire al suo interno (quello sarebbe il minimo per Godel) ma perché qualsiasi cosa si possa aggiungere ad essa rimane incompleta in quanto sistema complesso e non semplice. Tombola. La natura dei sistemi complessi è incompleta, quella dei sistemi semplici può completarsi. La scenetta di prima comincia a suonarmi. Per quanto bello il capolavoro di prima appartiene alla sfera del I° Teorema, la cappella Sistina è l'equivalente della logica predicativa di Frege, tutto quello che l'arte ha prodotto finora è stato concepito come un sistema semplice, per quanto bello, pur con quanti sforzi possa essere stato concepito appartiene ad una fase del pensiero umano in cui il termine semplice, completo che la definisce non può che stare ad identificare un momento non proprio evoluto oppure (siamo benevoli) non evoluto al massimo del medesimo pensiero. Ed ogni volta che l'autore di un'opera d'arte del passato (tutto è passato dopo questo) rimarcava la completezza, la compiutezza massima, l'equilibrio, la fissità del suo lavoro non faceva che ammettere pur se inconsapevolmente la mancanza di complessità di ogni suo sforzo creativo. La più bella creazione umana assimilabile al I° Teorema di Godel non può competere con la più brutta creazione umana riferibile al V° Teorema. Non può competerci per mancanza di incompletezza, per mancanza di complessità strutturale, di complessità delle intenzioni. A che genere di creazione umana corrisponde un sistema complesso riferibile al V° Teorema di Godel? A quali filamenti del pensiero umano si assocerà un tipo d'impostazione che fa dell'incompiutezza la linea di demarcazione della sua complessità? Che tipo di escrementificazioni potranno essere prodotte, pensate, realizzate da un sistema complesso incompleto come il corpo umano? Un corpo che tuttavia è ancora troppo impastoiato nella logica predicativa di Frege, che non sa ancora vivere incompletamente, che ha assaporato coscientemente finora solo sistemi semplici. Non lo sappiamo. Abbiamo aperto una porta e dobbiamo vedere dove s'affaccia. Le premesse del panorama sono sconfinate. Potrebbero mettere paura, potrebbero quasi convincerci a richiudere la porta sconfinata, a lasciar perdere. Dure battaglie ci attendono contro i difensori della logica predicativa, del I° teorema di Godel, dei sistemi semplici. La prima fra tutte quella contro il sistema di norme che ancora fa da fossato al I° Teorema e che và sotto il nome di diritto d'autore. Continuiamo l'assedio alla fortezza del I° Teorema tenendo ben alti i nostri vessilli del V°. Non perdiamoci d'animo. L'immaginazione questa volta può avere la meglio. Per fortuna non abbiamo avanguardie. Ehi Galileo forse il mondo non gira più per un verso solo.

I Corpi Artista

Come possiamo definire l'attuale fase dei nostri processi d'escrementificazione? Pessoa mi ha avvertito che ogni schematizzazione chiara è chiara proprio perché effettivamente non esauriente. Ho il V° teorema con me però che mi aiuterà a rimanere borderline. Ho mangiato un uovo leggero e parto convinto della mia incompletezza. Gioco d'alfiere. Ho con me quattro personaggi che possono rendere l'idea del momento. Io, te, il Tarma e Picasso. Ognuno di noi 4 allo stato attuale è un Corpo Artista. Cioè un corpo singolo che escrementifica pensiero attraverso un tratto specifico, uno stile ( per quanto riguarda il concetto di stile rimando ad un altro lavoro, ora non ho tempo di riprendere il concetto). Io e te ne siamo consapevoli, il Tarma no e Picasso non lo vuole ammettere. O meglio io e te stiamo tentando di varcare una porta per vedere che c'è dopo, il Tarma non ci seguirà o farà finta di farlo come ha sempre fatto, Picasso cercherà di tenere ben chiusa la porta. Sconfinata. Al momento il tarma è peggiore di noi ma Picasso ci dà una pista o almeno ancora tutti sembrano crederlo, perfino te. Però vieni. Loro sono le due estremità della fase del Corpo Artista e noi la mezzana. Appena messo il naso fuori dalla porta però proviamo a fare la cosa più naturale del mondo: diventare Corpi Artista. Umani che uniscono il loro processo d'escrementificazione mentale dando vita ad un tratto. Il MIT ci conforta anche se non ne abbiamo bisogno. Ogni essere umano può gestire da solo al massimo 50.000 parole. Io e te già in due ne possiamo tenere sotto controllo 100.000. Il Tarma nel frattempo ci segue a distanza pronto a tradirci, Picasso non lo vediamo più, ci arriva qualche voce ma già non lo vediamo da mesi. Io e te estremo sulla parte destra della linea, Picasso ultimo dato per perso. Tarma mezzana di centrosinistra. Ed è qui che ormai viviamo da oltre dieci anni, con il Tarma alla nostra periferia che attende il corso degli eventi per decidere cosa fare. Ci siamo incontrati in questi dieci anni con altri io e te che a loro volta si portavano altri Tarma nei pressi. Siamo diventati una comunità di Corpi Artista e una di Tarma. Di Picasso solo leggende per altro sostenute solo dai Tarma ma a noi le purghe non ci piaceranno mai e quindi viviamo spalla a spalla con i Tarma. Una tribù sempre esistita, dalla notte dei tempi e che anche se non lò da a vedere ha avuto la sua parte nell'evoluzione del genere. Ne parleremo meglio più tardi ora ritorniamo ai nostri dieci anni passati insieme da Corpi Artista. Ne abbiamo fatte di tutti i colori (la sinestesia è una malattia frequente tra i Corpi Artista), ci siamo divertiti e abbiamo discusso tanto, abbiamo tentato la ricomposizione, a volte ci siamo riusciti. Qualcuno vorrebbe passare altri cent'anni in questa fase, qualcuno no. Io e te no. Pensiamo da tempo che è possibile andare oltre senza fregarsene di nessuno, nemmeno del Tarma che tanto probabilmente ci seguirà a distanza dovunque. Pronto a tradirci accidenti a lui. E poi non voglio mica abbandonare nessuno, non si può mai abbandonare come non si può mai essere corrisposti, voglio solo pensare e tu sei d'accordo. Ti confido che è qualche tempo che medito di pluralizzare anche l'aggettivo. Cosa? Si sto meditando sui Corpi Artisti. Tu ti ritiri a pensare, il Tarma ascolta a nostra insaputa ma non capisce, Picasso è morto. Di lui più nemmeno leggende. E' una idea che mi affascina e tu ti ritiri a pensare, studi tronica. Corpi che escrementificano non con un solo tratto ma con infiniti, corpi che parlano con mille stili, non la usiamo questa parola, con mille tratti differenti. Che nessuno possa più dire ce li riconosco in questa espressione espulsa. Penso che forse è impossibile checchè ne dica il MIT sempre ottimista sulle possibilità umane ultimamente (come me d'altronde). Penso che quello che ho pensato non possa essere umano mai. Sono a volte frastornato da questo concetto quando continuo a vedere nelle mie escrementificazioni sommarie dei tratti seppur labili di riconoscibilità. Piango e rido. Rido alla fine. Mi è più congeniale. Te nel frattempo mugugnando fai una scoperta importante. Come al solito è stata lì da sempre. Ci siamo passati accanto mille volte. Non ce ne siamo accorti, mai. Mi dici che la mia ipotesi secondo te è possibile ma che ho saltato un passaggio. Un passaggio che è tanto importante in quanto costituisce precedente rispetto alla mia ipotesi. Parla, parla, il Tarma a questo punto perde ogni speranza di seguirci, anche ascoltando. Te dici che tanto tempo fa, quando ancora la porta sconfinata non era aperta, un umano del tutto inconsapevolmente e credendo di essere preda di chissà quali esotersmii, escrementò in maniera mirabile come un Corpo Artisti, da ortonimo ed eteronimo. In vita non confessò a NESSUNO questa suà facoltà. Le cronache, mi dici, riportano che questa sua pluranomalia fu scoperta solo dopo la sua morte. In vita pubblicò l'ortonimo e i suoi eteronimi senza che NESSUNO si accorse di nulla. Costruì le biografie, i luoghi di residenza dei suoi eteronimi, li recensì, li innalzò e li contraddisse. E' difficile a tutt'oggi stabilire se l'ortonimo era migliore o peggiore dei suoi eteronimi, dici che forse è solo una questione di gusti e che noi, io te e chi pensiamo noi, dovremmo ripercorrere, stavolta consapevolmente, questa strada per renderci conto delle possibilità espressive di quella che ho intravista io. Ne sei sicuro, è l'omissione di questa fase che rendeva difficile immaginare il mio percorso. Azz. dico io ma il nome di questo genio. Sssss. fai tu. NESSUNO lo deve sapere, c'è il Tarma nei paraggi. Quello fa finta di appoggiarci e poi zac.
Siamo io e te, estremità e mezzana, a 18 miliardi di frantunesimi da un Tarma che tenta di seguire le nostre tracce: NESSUNO all'orizzonte. Terreno arido. Realtà anagogica.

Quattro escrementificazioni dopo ad est di. Sul. Incontriamo due corpi. Ci chiedono la strada, hanno ucciso il loro Tarma ma della strada non ne sappiamo un cazzo nemmeno noi. Si va insieme.

Legenda: CORPO ARTISTA Tarma----------Io----------Te-----------Picasso
CORPI ARTISTA Picasso--------Tarma---------Io-------------Te
CORPO ARTISTI NESSUNO
CORPI ARTISTI Io-------------------------------------------------Te Tarma

Il gesto consolatorio

La sperimentazione fa vittime mentali. Mi fa male dire questo e oggi al posto della testa ho un racconto di Carver. Uno di quelli tosti. Ti avevo avvertito. Te l'avevo detto che il mio esperimento era cattivo, era su di me e che non volevo nessuno intorno. Ma tu niente ci sei voluta rimanere sotto. M'hai spergiurato che non ti avrebbe fatto niente e che eri pronta, conscia di quello che stavi facendo, che non mi dovevo preoccupare per te. Io non ti sarò di peso, non farti nessun scrupolo, vai avanti, sperimenteremo in due.
Siamo programmati per dimenticare, aiutami a non dimenticarti, a modificare il mio programma, vattene via.
Io sono abituato a stare solo, non mi può essere di nessun peso quello che devo fare, lasciami stare troppo presto. Allontanerò i miei figli da me, non mi muoverò mai più, resterò completamente immobile per tutto il tempo necessario, vattene da me, sparisci, aiutami a non dimenticarti.

Faccio caso a una cosa. Per tutta la vita ho ricevuto condizionamenti. Forti, di quelli che ti dicono cosa devi fare o non fare, che ti portano via, che non ti fanno essere quello che sei o che vuoi, che ti fanno tornare a casa amareggiato, senza speranza, incapace di dire a te stesso io sono quello che sono. Poi un bacio, una carezza, una parola dolce dei tuoi figli, di tua madre o della tua donna, una risata con gli amici e tutto ricomincia da capo. Il programma si riavvia. Riavviare ora il computer? Si. Non possiamo ribellarci a questo stato di cose perché è un programma con tanto di autoreferenze al suo interno, correttivi, estensioni al suo funzionamento. Ho pensato questo, mi sono accorto di questo. Non possiamo vivere senza condizionamenti, come dice Fromm abbiamo timore di essere liberi, non siamo programmati per esserlo dico io, ma allo stesso tempo questo bisogno di condizionamento ci logora crea effetti collaterali che ci fanno tornare a casa come stracci, larve umane. Qui il programma ci induce al gesto consolatorio (carezza, bacio, risata, parola) che ci riorganizza, ci disintossica dalla mancanza di speranza in noi stessi, ci lustra a nuovo pronti a risubire nella giornata successiva quel condizionamento cui aneliamo fino alla morte. Non c'è rivoluzione, rimozione sociale che ci può far uscire dal programma, dobbiamo vedercela con noi stessi, fare i conti con il programma.

Bisogna mettere mano alla sorgente e non è facile. Non so da che parte cominciare se non dal programma di cui dispongo. Rischio l'azzeramento dell'Hard-disk e poi sarebbe buonanotte a tutti. Rischio forte e tu devi lasciarmi in pace. Non voglio compromettere nessuno nell'esperimento. Non si scherza con la vita degli altri. Rinuncio al gesto consolatorio. Nessuno mi potrà più toccare o dire una parola di conforto. Voglio constatare come reagisce il programma e comprenderne meglio il meccanismo sorgente. Non sentirò più nessuno che mi dice ti amo o più semplicemente ti voglio bene, ti ringrazio per le parole che mi hai detto era tanto che non le sentivo, partiamo per un viaggio, visitiamo posti diversi, facciamo qualcosa. Mi vengono i brividi a pensare quello che stiamo facendo, ti ci sei voluta cacciare dentro per forza.

Stiamo sempre peggio, il programma fa fatica a riavviarsi da solo e i miei tentativi di modifica non lasciano sperare nulla. Siamo gelidi, cominciamo a non riconoscere più la tastiera.

491 A.C. è più di una settimana che gli eserciti si fronteggiano dalle rive di un torrente senza decidersi a combattere. Io sono un semplice oplita dalla parte dei Greci e non so perché. So solo che li farò vincere sui loro rivali Persiani. E' il mese di boedromion del calendario metonico. Riformato. Tra qualche ora ci sarà la battaglia ed io sto sulla riva mimando quello che tra poco succederà ai Persiani. Mi diverto a farlo, anche loro dall'altra parte fanno rituali di guerra ma non sanno come andrà a finire. Io si ed è ancora più gratuito quello che faccio. Arriva sul lato destro della mia riva, una bambina con una brocca a raccogliere acqua dal torrente. Semplice acqua da portare a casa, proprio vicino a me. Una bambina bionda con una treccia, sei tu da bambina, che si china a raccogliere acqua da un torrente, vicino a me, davanti ai Persiani che guardano. Tu nemmeno hai fatto caso che io ti sono vicino. Hai appena finito di riempire la brocca e ti tiri su. Non hai nemmeno il tempo di capire. Vedi un elmo e una spada corta, larga che ti infila lo stomaco, ti solleva e fa bella mostra di te ai Persiani sull'altra sponda. Non fai un gemito, mi sei sembrata leggera, leggera da sollevare con la mia spada. Ti continuo a girare in circolo con il mio ferro ed emetto grida gratuite di guerra ai nemici che so già di sconfiggere. Loro ci guardano danzare. Io ho le gambe nel torrente e una bandiera infilzata sulla spada da oplita. Ti metto giù nel torrente, faccio fatica a scastrarti dalla spada. Mi allontano mentre la tua treccia mi segue lungo il torrente con i Persiani che guardano. Hanno presagio di cosa succederà loro di lì a poco.

Giorni e giorni. Hai perso i drive, azzerato l'Hard-disk. Non so più cosa fare. Te l'avevo detto aiutami a non dimenticarti. Il mio programma ha ripreso a marciare con qualche modifica. Tu non c'è l'hai fatta. Ora scelgo i miei condizionamenti da solo, senza ricorrere a ram esterne, di più per il momento non sono riuscito a fare: sono però libero di condizionarmi da solo e ho completamente fatto a meno dei gesti consolatori. Ho ritrovato perfino il gusto di riparlare con i miei figli, i miei cari, non è più un atto egoistico di riavviamento del programma. Mi impongo da solo indici di leggibilità fissi, percorsi e incontri, alimentazioni condizionate (oggi solo patate), incontri sessuali forzati con donne che non mi dicono niente, libri da leggere ad ogni costo, parole ripetute al mio interno ossessivamente, orari di sosta e di uscita, tutto da solo. Libero.

Di te un unico scettro ricordo, una carezza sul mio viso che non ti ho concesso poi hai mollato. Zero. Qualcosa all'alimentatore, qualcosa mi dice che ti rincontrerò, di nuovo.

Su un'altra riva.

Sistema Adabatico

Nella guerra in corso tra i difensori del I° Teorema di Godel e i sostenitori del V° l'uso della tecnologia nell'espressione artistica non è una linea di demarcazione degli schieramenti in campo.
C'è chi dice che non c'è oggi contrapposizione tra generi e forme artistiche e questo per fortuna è vero. L'ibridazione è ormai una costante ovvia di ogni processo d'escrementificazione del pensiero. Gli informali non sono in contrapposizione con i figurativi, la pittura tradizionale non è più antagonista della web-art, la poesia scritta non lo è con le forme più sperimentali di musica e poesia visiva e via discorrendo. Potrei continuare per un anno intero. La contrapposizione però è molto più sostanziale di quello che comunemente si crede ma è rilevabile in maniera sottile, si pone quasi ante-litteram e post-litteram, rispetto alla forma (se vogliamo ancora continuare ad usare questo termine) che di volta in volta assume l'espressione artistica del corpo. E' in effetti soltanto una manovra di chi gestisce attualmente la circolazione delle idee, i difensori della logica di Frege, a far passare l'ibridazione imperante come assenza di contrapposizione, antagonismo dei soggetti. Ma non è così la guerra c'è e si vede se soltanto vogliamo usare gli occhi per farlo. Bisogna stare attenti, non farci sussumere dalla sua opera di mistificazione tipo che bella pace ragazzi, tutto e il contrario di tutto va bene così. Bisogna capire l'avversario, studiare le vere differenziazioni che ci antepongono a lui, sperimentare, smascherarlo e andare avanti per la nostra.
Ricordatevi per prima cosa che gli apologeti del I° Teorema usano la tecnologia almeno quanto noi. Non credete che dietro le loro fila si nascondino solamente le parti più retrive e obsolete della comunità. Magari fosse solo così avremmo già avuto partita vinta, posto fine all'assedio. Qual è allora la differenza, la linea di confine tra noi e loro, tra noi e l'altra parte di noi, come si manifesta?
Ogni espressione riferibile al V° Teorema di Godel è innanzitutto un capolavoro di partecipazione umana, nell'intenzione, nel risultato, nei contorni spaziali che assume, riceve e dà, non ha porte chiuse, non è contemplabile è fattiva, ansima d'aggiunta, è la veglia di Joyce, non ha curriculum, rischia la vita, si pone ingombrante al rifiuto dell'umanità o alla sua epifania, si fa sempre comunità sia che sia l'espressione di un corpo o di milioni, anela a questo è anagogica. Diffusa nel tempo. Mai ferma anche nell'immobilità. Rigetta e digerisce. La tecnologia che impiega è un mezzo come un altro per arrivare a questo. Saprebbe pervenire a questo anche in caso di assenza di tecnologia a disposizione.
L'espressione contenibile all'interno del I° Teorema è invece sempre un sistema adabatico. Qualsiasi forma assuma. Chiunque ne sia l'autore, anche quando si maschera dietro un Multiple-Name. Rimane essenzialmente un sistema isolato, conchiuso, non riceve e non dà energia, è contemplabile. E' ignifuga all'umanità. E' diritto d'autore. Non si regala mai. Non può fare a meno della tecnologia, il suo vestito nuovo, è al passo coi tempi incredibilmente ma non ha bisogno di nessuno al suo interno, è autarchica come risultato finale, è immobile anche nel movimento, fa a gara con se stessa. Lavora sull'incredulità della gente, sulla loro insicurezza e la perpetua. Vuole potere non partecipazione. Si trincea spesso dentro un presunto carattere divinatorio dell'arte e dell'immortalità, è mistificatrice e soprattutto non è alla portata di tutti. E' simulacra, iconica, bella, una cappella sistina animata, è un inno allo stile, all'individualità del genio, è fredda, sola. Quasi mi fa pena...

Vuoi farmi compagnia oggi in questa prigione?
Raccontami di un uomo.
Io?
Si tu.
Di chi?
Di me.
Perché mai dovrei raccontare di te, io, oggi...
Non lo so... è che non so se sono sempre stato buono con tua madre... ultimamente ci penso spesso...
Neanch'io sono sempre stato buono con lei...
E che pensi...
Che non posso farci nulla...
A me dispiace... mi fa morire...
Dispiace anche a me, ma che posso fare, adesso.
Bisogna vivere così? Con i rimorsi?
Si.
Io non so se ce la faccio.
Neanch'io.
Come stai tu adesso?
Qui o con i rimorsi?
Qui.
Ascolto il tempo, mi mangio la fatica di essere, respiro abbondante e dormo.
Come me. Non ti manca la libertà?
No.
Sei sicuro che stai bene?
Non sono mai stato bene, papà.
Non mi dire così.
Cosa vuoi che ti dico?
Non mi dire così.
Vuoi che ti racconto di un uomo?
Si.

M'illumino d'immenso. Sistema adabatico tradizionale.
Dimmi se ti piace questa poesia? Endecasillabo sciolto riferibile al V° Teorema di Godel.

Crisi di rigetto

Nelle mie rare apparizioni in pubblico noto nei miei confronti lo stesso atteggiamento che si riserva ad un cocomero marcio. Lo tassello, lo assaggio e lo sputo o al limite lo rigetto. Forse è il mio aspetto primitivo che determina questo o forse sono io che voglio apparire un cocomero marcio. Retrogrado. In qualsiasi tipo di discussione mi possa venire a trovare in queste eccezionali occasioni di norma appaio io essere il retrogrado della situazione. Per chi ascolta e per chi sta chiacchierando con me. Devo stare lì a discutere almeno un paio d'ore per sperare di ribaltare la situazione e arriva il cocomero.
Io non so se Apollinaire era serio quando affermava che è bello essere primitivi senza esserlo.
Stavo, un paio di mesi fa, ad una mostra presso una ex sede sindacale, a Roma. Una mostra brutta come poche. Stavo facendo notare ad Alessandro che mi accompagnava quanto fossero belle invece quelle pareti. Bianche lucide. Senza sguardo. Anagogiche. Un professore di storia dell'arte, presente lì, anche lui, dietro a noi, sentendo il mio apprezzamento sulle pareti tuonò: le opere sono importanti non le pareti. Tutti si girarono verso di noi come per dire: ma guarda che razza di buzzurri che sono capitati in questo tempio. Bravo Professore. Come se le pareti non fossero anche loro opere umane, come se le pareti venissero da un altro mondo a fare da testimoni a noi mentre ci passiamo vicino in continuazione. Dovetti tirare in ballo la matematica, Mandelbrot in particolare per ristabilire le cose come stavano. D'altronde il povero professore era dai tempi di Afro che non si occupava di escrementificazioni e mi fu abbastanza facile far ricredere chi ci ascoltava, in circolo, intorno a noi. Cazzo il primitivo hai visto che ci ha tirato su dalle pareti? E' proprio strano si, proprio strano.
La figlia del professore, anche lei assisa in circolo, vide un cocomero marcio e mi disse: Perché non me la spieghi meglio questa teoria sulle pareti? Chiesi ad Alessandro di occuparsi del professore e me la svignai con la figlia.
Mi tassellò, mi assaggiò e mi sputò fuori, per terra.

Ho visto Valentina innestare un cuoricino dipinto da un suo amico su una tela all'interno del ventre di una donna filiforme creata da lei. Un autoritratto e un trapianto d'opere d'arte, umane. Era impaurita dalla possibilità di rigetto e non diceva una cazzata. Anche nel trapianto d'organi sussiste questo rischio, dissi io a lei, ma non per questo non si fanno trapianti. Anzi pensa a quando la scienza avrà messo a punto dei farmaci che elimineranno il problema potrò darti la mia mano in cambio delle tue orbite, io potrò vedere come te e tu potrai toccare le cose che ti circondano provando quello che provo io. Pensa che bello. Ma ce lo faranno mai fare? Ma non lo so, ci trapianteremo senza dirgli niente, non chiederemo permessi.

Come sta il tuo autoritratto?
Sembra sopravvissuto.
Non ha rigettato?
No.
Vuoi le mie orbite?

Reduce da un assistentato presso Sol LeWitt, Valentina decise di esporre il suo autoritratto trapiantato. Solo quello. Le pareti dello spazio adibito straboccavano di bianco. Sembrava un matrimonio, senza monogamia. Mi chiese se volevo esporre col suo corpo qualcosa di mio o di qualcun altro. Realizzai una sequenza di 15 fotogrammi digitali che la ritraevano nei modi più disparati e li stampai su una superficie trasparente con il plotter in modo di non rovinare il matrimonio delle pareti. Misi ogni file della sequenza su CD-rom e consegnai tutto il materiale a Valentina.
Alla mostra andò tutto quasi per il meglio. Pareti contente di essersi maritate, pubblico denso, Valentina animata, padrone dello spazio bendisposto, colonna sonora dell'ambiente discreta. Solo le parole scambiate con una signora mi guastarono l'animo. Inizialmente mi pareva come di averla già conosciuta. Buona, in tiro, scarpe aperte con una piccola callosità sul mignolo destro. Per questo quando si avvicinò per chiedermi delle informazioni sulle cose appese in parete fui prodigo di parole. Gli spiegai che i CD-rom a lato di ogni trasparenza avrebbero permesso ad ognuno di reinventare o integrare a suo gusto la trasparenza, di deciderne l'unicità o meno e compagnia bella. Mentre aspettavo la sua reazione il mignolo mi disse di sì ma lei furiosa cominciò a dirmi che non aveva nessuna voglia ne di reinventare, ne d'integrare, ne di fare niente, a me una cosa se mi piace la compro e basta. Chi ti dice che io o chicchessia abbiamo tutte queste voglie nei confronti di un oggetto. Se volevo essere un artista non sarei venuta qui a comprare. Si calmò e vedendo che l'unica sprovvista di CD-rom a lato era l'autoritratto del cuoricino in ventre comprò quello. Mi chiese di scusarla per il tono di prima ma quando è troppo è troppo e se ritenevo avesse fatto un buon acquisto. Risposi di si, come sempre quando mi fanno queste domande e soprattutto non gli rivelai che anche il suo autoritratto aveva un CD-rom non a lato ma trapiantato dentro. Nei suoi occhi non vidi cocomeri marci e ci lasciammo così.

Tre giorni dopo il padrone dello spazio ci chiese con una voce un po' strana per telefono di passare da lui. Anch'io? dissi a Valentina. Si pensa che sei il mio agente.
E' successo un mezzo guaio ci disse il padrone. Una persona (tanto per bene sembrava) con la scusa di vedere a monitor le trasparenze di Valentina s'è portato via tutti i CD-rom. E' possibile ristampare i CD-rom? Se no per le autentiche tocca fare le fotografie dei plotter ed è una schifezza. Valentina disse ah. Risposi io. Scemo, sono l'agente, le autentiche ce l' hai in mano tu, i quadri se li è portati via il signore.

La signora che aveva acquistato l'autoritratto trapiantato di Valentina, chiamò il padrone dello spazio, per avere il numero di Valentina. Disse a Valentina che uno dei suoi due figli aveva imbrattato la tela all'altezza del ventre cuoricino e voleva un restauro. Lo lasci così signora rispose Valentina tanto è abituato ad essere trapiantato.

Sguardo frattale

Sono tre giorni che non ricevo un e-mail. Non posso stare senza rispondere a qualcuno. E' più forte di me. Mi piace spiegare agli altri le cose che mi chiedono. E' un'altra forma di gesto consolatorio? Riuscirò mai a dire a nessuno di me qualcosa? Se si, se no.
Che cosa capita al mio sguardo quando incrocia? Sento sempre una frase o un numero dentro di me. Una lingua morta, fragole. Nevica imprecisamente, a dosi minime. Provo una fascia muscolare di numeri. Nel mio quartiere hanno rotto tutti i vetri stanotte. Guardo fuori, solo numeri. Controllo la posta. Niente, niente e-mail.

Ci rimasi male quando anni fa mi spiegarono che ogni immagine io creavo e vedevo era un numero. Non puoi capire. Sempre affranto da una voglia estrema di realismo avrei preferito essere un numero autoreferente. Stetti mesi a chiedermi a cosa serviva pensare immagini che sono sempre qualcos'altro, una serie di figure non-euclidee. Invidiai gli arabi che da sempre per questo motivo avevano tolto ogni immagine umana dalla loro arte. Algoritmi.

Vengo a trovarti in ospedale. Sei a letto ed hai uno sguardo pieno di numeri, rosa. Ti alzi e vieni vicino a me. Sei di buon umore e scherzando mi chiedi come mai tutte le cose migliori del mondo girano tutte solo intorno a questa stanza. Non trovo le parole ma vorrei dirti che tu sei qua intorno, sei un numero, una delle cose migliori di questo mondo e che devi cercare di non andartene. Sto zitto. Non sento voci. Vedo mio padre e un altro numero nel letto di fronte al tuo ma non sa di essere ricoverato. Mi dici che non vuoi più scrivere o non puoi scusa non ho capito. Mi chiedi se a me le cose vanno tutte bene. Per alleggerire dico lo sai che tutto ciò che scriviamo è una figura non-euclidea. E perché se no avrei scritto finora mi fai tu. Siamo arrivati alla stessa conclusione e questo te lo dico. Tu mi guardi, sorridi, pensosa come quando ti facevo leggere i miei numeri e dici che tu hai concluso io non ancora.

Fa freddo ora, né d'altronde... sono ossessionato dai d'altronde... mia figlia mi ha appena chiesto di che natura sono i numeri. Più o meno così. E' imbarazzante parlare con te dei problemi che mi arrovellano e quindi dopo un'esitazione ti spiego che i numeri sono sguardi, emozioni diverse, possibilità infinite d'essere, giochi, acrobazie, immagini di fiocchi di neve, persone tra loro semplici, espressioni. Papà la mia compagna di classe dice che sono una noia. Si sono anche la noia e tante altre cose, è intelligente l'amica tua. Papà andiamo a scrivere una favola con i numeri. Andiamo.

Si muove qualcosa finalmente. E' un frattale. Fermo ti ho visto, sei tu. Ehi io non ho fatto niente, che vuoi? Fermo ti dico, non ti muovere. Piantala sei tu che mi sei venuto addosso con il tuo sguardo. Io non ho fatto niente. Ti ho cercato e ti ho trovato, beh? Beh, beh ché ora posso andare? Neanche per sogno ora ti ho trovato e tu non ti muovi da qui. Solo un momento poi ritorno. Sicuro che non mi dai buca? Certo, che me ne viene in tasca.
Va bè mi fido, ma solo per un minuto d'accordo e cerca di non andartene, più.

C'era una volta un numero che parlava di se stesso con gli altri...

Song for a Tarma Pianissimo

I Tarma sono una specie sub-cellulare. Non sono associabili ad una persona fisica fino a che non l'hanno riplasmata tutta. Non per questo sono assenti in tutte le altre, in forma di microrganismi, compreso me. Facciamo sempre in tempo a diventare dei Tarma e se non lo diveniamo, c'è sempre un Tarma vicino ad ognuno di noi come un angelo custode, a rammentarcene l'esistenza. Non ho ancora conosciuto una persona socialmente attiva che non abbia mai avuto a che fare con un Tarma. Si può dire che ha accompagnato la storia dell'uomo dalla sua comparsa ad oggi, dalla scoperta del fuoco all'era post-atomica. Forse ci preesiste e ancora non lo sappiamo. Non conosciamo ancora del tutto la sua anamnesi. E' stato riconosciuto come microrganismo da poco. Siamo vissuti per ere senza conoscerne l'esistenza. Lui non ha bisogno di mettersi in mostra. Lavorava meglio quando nessuno parlava di lui. Nella storia non se ne fa menzione mai, neanche lontanamente il sospetto. Eppure in ogni atto più o meno importante della nostra storia lui ha avuto sempre la sua parte. La parte più importante. In ogni rivoluzione fallita, in ogni bega familiare legata all'attribuzione di ruoli di potere e al loro esercizio, in ogni luogo di lavoro ogniqualvolta vi si tentava una ridefinizione dei rapporti umani all'interno, per finire in ogni tipo di rapporto interpersonale dove si debba in qualche modo stabilire una scala gerarchica di affetti, affinità, simpatie, reciprocità, finanche nei rapporti di coppia. Voi penserete che io stia dicendo una cazzata ma ha avuto più importanza il Tarma, nel fallimento della Rivoluzione Culturale in Cina, che Deng Hsiao Ping. Lui più di Stalin nell'involuzione della Rivoluzione d'Ottobre. Non è il capitalismo che ci sussume come dice Toni Negri è il Tarma. Che poi lo dovreste vedere. Ha quasi sempre l'aspetto della persona più innocua di questo mondo, quello che non dice mai di no, ma nemmeno si, quello che fa sempre buona parte della nostra strada vicino a noi, che non si mette in mostra, che se c'è da dire qualcosa ci pensa sempre due volte e alla fine nemmeno la dice, quello che ci lascia sempre le donne migliori per poi recuperarle quando ci hanno abbandonato, che ci resta amico, che non dice mai una parola contro di noi, apertamente, che non mette zizzania, che cerca sempre di fare la pace, che a volte ci fa sentire addirittura meschini, invadenti, che ha buonsenso più di noi, che nessuno lo farebbe così deleterio per il genere umano e i suoi generosi tentativi d'emancipazione, che quasi ci verrebbe voglia di parlarne bene. Ed invece a fatto più danni lui di Hitler senza che nessuno se ne sia mai accorto. Ha fatto morire una generazione all'ergastolo, ha ripianato ogni ingiustizia commessa sulla faccia della terra, ha fatto passare le spie per brave persone, ha deliberato la definitiva sconfitta di ogni passione di libertà tacciandola per illusione, ne ha combinate più di Carlo in Francia e noi zitti lì a parlare o meglio a pensare che senza il cambiamento della struttura economica non era possibile nessun altro tipo di cambiamento. Coglioni e il Tarma lì a ridere. A tutt'oggi c'è chi ancora s'interroga sulla struttura economica e individua nell'esodo in corso verso i paesi più avanzati da parte degli uomini dell'altro mondo (non mi riferisco all'aldilà) una contraddizione in grado di mettere in crisi a livello rivoluzionario il potere costituito, mentre il Tarma imperversa e senza parallelamente fare i conti con esso. Volete mandare a morte un'altra generazione di uomini arrabbiati? Questa volta non ci riuscirete, dalle vostre cattedre superpagate. Vogliamo prima fare i conti col Tarma, almeno. Tony dicci che differenza c'è tra il tuo Operaio Sociale e il Der Arbaiter di Junger?

Il microrganismo del Tarma sta a me come il malato di epatite sta al portatore di epatosi. L'involucro del microbo. Sono un portatore sano del microrganismo e ne conosco tanti come me. Può darsi che abbiamo sconfitto il microbo senza accorgercene (come avviene per la toxoplasmosi) oppure in noi non ha trovato il terreno migliore per svilupparsi e alla fine si è calcificato. Fatto sta che io da che mi ricordi non ho nessun tipo particolare di feeling con nessuna qualsiasi di quelle manifestazioni di vita che vanno sotto il nome di esercizio del potere, plauso del più forte, elitarismo, emarginazione di chi non è d'accordo con noi e non ci fa il coro etc, etc.
Da ragazzino ho sempre spaccato la faccia al tarmino di turno che tagliava fuori dal gioco quello che vestiva male, che non usava le sue espressioni o che non aveva fatto un cazzo ma andava tagliato fuori e basta. Era più forte di me. E ho seguitato così per tutta la vita (a parte qualche piccolo momento di confusione in cui evidentemente il mio corpo stava combattendo la malattia). Non ho un rapporto di potere con il prossimo, con i miei figli che tante volte, per questo mio modo di essere, sono sbalorditi (scusatemi ma non posso farci niente), non ho mai imposto una sola cosa a mia moglie (che invece per questo è una donna felice di stare con me), sto sempre nelle cose in prima persona, pronto a farmi male se necessario e nessuno potrà togliermi questo essere nel mondo, nessuna struttura economica che per quanto coercitiva (ed io ne so qualcosa) potrà togliermi questo patrimonio spirituale del mio corpo, nessuna delusione, nessuna povertà, non importa. Io non eserciterò mai alcun potere nei confronti di nessuno.

Ma nel destino di ognuno abbiamo detto c'è un Tarma ed io ho deciso di donargli la pubblicità che merita.

Due parole sulla Cambogia. Tarda rivoluzione in un paese sottosviluppato. I poveri Khmer avevano un quadro storico davanti a loro non proprio incoraggiante. Non c'era riuscito Lenin, Mao-Tse Tung, la Comune di Parigi, Ho Chi Min, ci potevano riuscire loro così piccoli, limitati, con un paese pieno di malaria, fame, devastato dalla guerra e da secoli di colonialismo? Dov'era il problema che aveva fatto fallire tutti? Pol Pot pensò che il problema avesse una base sovrastrutturale, nei legami che ci portiamo dietro e che ricreano anche all'interno di una struttura economica socializzata i rapporti di produzione dei quali sono il riflesso. Penso bene di separare i fratelli dalle sorelle, i cugini dalle madri, sto facendo confusione, ma insomma dopo quindici anni in Cambogia se si rincontravano due parenti la maggior parte delle volte non si riconoscevano. Oltre a questo il contributo originale di Pol Pot alla rivoluzione fu quello di capovolgere i normali rapporti che di solito in qualsiasi tipo di società si instaurano tra giovani e vecchi. Vecchi saggi, giovani poco esperienti. Capovolse tutto vecchi contaminati dai meccanismi mentali del precedente rapporto di produzione, giovani incontaminati. In ogni decisione come un adulto che aveva vissuto nella società pre-rivoluzionaria contraddiceva un giovane quadro di partito incontaminato beccava una pallottola in testa. I giovani al potere. Non c'è che dire troppo spesso si liquida l'esperienza dei khmer rossi in maniera facile e scandalizzata, il più delle volte per falso buonismo. Ma c'era contenuto, peccato si sia rivelato soltanto una strage. Pol Pot il khmer-tarma è un microrganismo germinale che colpisce il singolo individuo in tutto il mondo, indipendentemente dal legame familiare e dalle reminiscenze sovrastrutturali dei rapporti di produzione in cui l'individuo è cresciuto. La rivoluzione è nella mia camera da letto, vestita da notte e non le si deve dire di no.

In E. by T.A. abbiamo deciso di lanciare questa iniziativa che sta già dando i suoi frutti. Una campagna pubblicitaria a favore del Tarma per rendergli giustizia, per chiarire a tutta l'umanità l'importanza che egli ha avuto nella storia e la star che è. Come testimonial della campagna abbiamo scelto l'immagine del mio Tarma personale, uno dei miei migliori amici d'infanzia. Ha sempre campato come se dovesse vivere duecent'anni, è sempre stato al lato di ogni casino pur rimanendo nei paraggi (non si sa mai da che parte tira il vento) e ha collezionato, per non sciuparsi o dover pensare più di tanto a qualcuno, meno storie d'amore di mio padre che ha amato solo mia madre. Un Tarma perfetto nel mezzo del cammin di sua vita.
Ci siamo svenati per la campagna, noi poveri, ma volevamo rendergli l'onore che merita. Abbiamo affisso il suo manifesto su tutti i muri della città, su qualche stadio a pagamento, (sigh noi poveri), ne abbiamo fatto parlare le radio, i mass-media, la rete. Abbiamo aperto un sito dedicato a lui da dove riceve richieste di consiglio da tutto il mondo, ne abbiamo riparlato in occasione della canzone che gli abbiamo dedicato e che (ma siamo ancora indecisi) probabilmente titolerà tutto l'album. Ci siamo dati un sacco da fare. Il mio Tarma personale è diventato una delle persone più note della città, ha timore di venir riconosciuto per strada, la madre gli dice di stare attento, si è rifiutato di ascoltare la canzone che gli abbiamo dedicato (musiche di Marco principalmente) e non vuole saperne di rispondere alle domande che gli arrivano da tutta la rete, in tutte le lingue. Dovremo rispondere noi al suo posto e in effetti già abbiamo cominciato a farlo. Certo che gli arrivano richieste di consiglio su tutti i tipi di problemi: dall'insicurezza, al lavoro, alla filosofia, alla musica, all'amicizia , all'amore neanche a parlarne. Ci vorrà un mucchio di tempo ma alla fine risponderemo a tutti. Song for a Tarma Pianissimo.

Credits

E' l'ora dei ringraziamenti e allora non voglio far aspettare a nessuno. Il primo, il più sentito forse a James Joyce per aver definito la sua odissea un'epica del corpo umano. Certo con la veglia hai combinato un bel casino ma almeno ci hai tolto il vizio de I Ching. Ora in E. by T.A. apriamo a caso l' H.C.E. e ne musichiamo una parte, in lingua originale ovviamente, è il nostro modo di leggerloriscriverlo.
Il secondo credito senz'altro il più dovuto a Fernando Pessoa non avrei saputo trarre nulla di buono, senza di te, dalla mia mancanza di stile.
Adesso un credito particolare alla mia Musa, Valentina. Smettila di fare pippe anche ai Tarma, loro tanto non ti si rivelano mai, e poi diamine che Musa sei.
A John Cage voglio esprimere un ringraziamento speciale per averci spinto dalla parte dei rumori in musica, Russolo non ci aveva ancora convinti del tutto.
Ad Alfred Jarry ed Antonin Artaud per aver vissuto per scelta una condizione umana al limite che per me è stata invece una quotidianità trovata e che non ero sicuramente preparato a vivere o che non avrei voluto. Grazie ancora per avere rafforzato in me la convinzione che si può sopravvivere, a tutto, sia quando ci viene imposto, come nel mio caso, sia quando ce lo poniamo, come nel vostro.
Un grazie gigante collettivo ho piacere di dirlo a Marco, Alessandro e al silicone che usa, ad una poetessa casalinga che non vuole apparire mai con il suo nome (dice sai non ho studiato a scuola), a Northrop Frye che seppur a malincuore ha ammesso che l'arte tende ad abolire le classi, a Sergio che pure ci ha messo il naso in questo lavoro, a Godel, che dire, basta la citazione, a Raymond Carver, Ezra Pound e Gianni Toti.
In tono minore ma sempre con affetto voglio ricordare l'aiuto datomi da Dziga Vertov, Andrea Tarkowsky, Abbas Kiarostami, Serghej Eisenstein, Karl Dreyer, Werner Herzog, Otto Muehl, Jim Backrage e qualcun altro, in fondo tutto quello che ho scritto è nato da una mia idea di cinema, di videoimmagine che voi mi avete aiutato a reperire e a mettere a fuoco.
Un inciso ancora per Piero Manzoni, Jana Sterbak, Vigotsky, Alan Turing, Orlan, Noam Chomsky, Marcel.li. Antunez Roca, l'esperienza del Living Theatre di New York e di tutto il teatro d'avanguardia americano di quegl'anni (tutto quello che voi dovete a John Cage io lo devo a voi), Stelarc, a Charles Bukowsky e alle nostre bevute di vino, dolce, a Marinus van der Lubbe che ha incendiato da solo nel 1935 il reichstag di Berlino con una scatola di fiammiferi, a Yukio Mishima per il suo Padiglione d'oro ed infine un grazie piccolo ma particolare alla merda che sono. Non riuscirò mai ad esercitare potere alcuno nei confronti di chicchessia. Credimi.

BRAVO MARINETTI. Le tue parole in libertà mi fanno venire in mente il linguaggio che ormai tutti quanti ci siamo dati e che usiamo per conversare nelle Chat. ciao ragazziiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. CIAO RAGAZZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII. Abbiamo aderito al tuo manifesto più o meno consci con circa 80 anni di ritardo. Ne abbiamo fatto carne, comunicazione possibile, persone che parlano tra loro. Scusaci per il ritardo non è stato voluto. Forse eri tu che eri troppo in anticipo. Non è colpa nostra se la Rete, prima di essere messa a disposizione di tutti quanti, fosse usata e sperimentata solo da pochi per trasmettere ben altri tipi di messaggi che niente avevano a che vedere con il tuo manifesto. Di certo se questo non fosse avvenuto avremmo perso meno terreno. Comunque alla fine ritardo o meno abbiamo dato vita a questo linguaggio di cui tu senz'altro puoi ritenerti padre se non addirittura nonno. Vi aaaamoooooooooooooooooooo xkkkkeeeeeeeee?????????. Abbiamo fatto torto a qualcuno? Chissà forse Ezra Pound c'è rimasto male. Purtroppo il suo imagismo non ha funzionato per noi, non ce l'ha fatta a diventare carne linguaggio. Con chi ce la vogliamo prendere. Io stesso ogni volta che qualche chatter tenta di drammatizzare il linguaggio non ce la faccio a reprimere i vaffanculo, anche se poi non glielo dico. Vaffanculooooooooooo si fa niente staseraaaaaaaaaaaaa??. Ho come una specie di allergia a questo tipo di drammatizzazioni in Chat. Non sopporto strappi alla regola. Ormai ci siamo dati un linguaggio? Basta. Sappiamo per cosa e come usarlo, non andiamo oltre. Che cazzo me ne frega a me di Nik condivisi o roba del genere. Io mica ti vedo in faccia. Magari ti presenti come un figo/a impegnato/a e poi sei un poliziotto. Non mi rompere il cazzo. Parla come noi. Dicci quanti anni hai, di dove sei, che hai fatto di bello nella giornata, mandaci una fotografia, usa un galateo maledizione e soprattutto non ci rompere il cazzo. Lo sappiamo che è letteratura quella che facciamo, abbiamo aderito al Manifesto del Futurismo nooooooooooo? Quindi lascia stare che porti pure iella. Abbandonati a chiamare dolcemente i nostri Nik, accompagnali con qualche smack. Marinettianamente. Fedeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee dove 6666666666666666???? Smaccccccccckkkkkkkkk. Non ci venire a raccontare quello che hai visto nel tuo quartiere oggi che tanto sei un poliziotto oppure un poliziotto ci sta ascoltando. Che cazzo vuoi stronzo ci vuoi mettere nei guai? Tira vento stasera chatters è meglio cambiare aria. Clooooooooooooo tira ventoooooooooooo smacckkkkkkkkkkkk. E poi che pensi ANCH'IO VIVO IN UN QUARTIERE NON C'E' BISOGNO CHE ME LO RACCONTI TU QUELLO CHE SUCCEDE COGLIONE e non mi fare urlare per favore. Io vengo qui la sera per farmi due chiacchiere in santa pace e tu li a rompermi i coglioni o a giocare nel tentativo di impelagarmi, di compromettermi. Poliziotto di merda! No non la facciooooooooooooooo la rivoluzioneeeeeeeeeeeeeeeeeeee è passata di moda, mi accontento di essere un poeta marinettiano nella mia Chat di fiducia. Non mi stuzzicare con le tue cazzate sulla globalizzazione, globalizzati il culo poliziotto di merda, provocatore della chat. Non ci caschiamo più in queste trappole, tira ventoooooooooo ragazziiiiiiiiiii. Con le parole la società non cambia almeno sembra e poi io sto bene così. Noi stiamo bene così. Verooooooo ragazziiiiiiiiiiii. Lasciateci in pace con le vostre pseudo-rivoluzioni fatte apposta per metterci nei casini. Noi siamo solo bravi ragazzi che la sera hanno voglia di scambiare quattro chiacchiere tra loro, due baci in modo marinettiano, che ci divertiamo a simulare la nostra voce con i caratteri alfanumerici della tastiera. Stiamo bene così. E' inutile che ci vieni a ricordare cose che già sappiamo e di cui non vogliamo parlare in Chat. Non lo vogliamo sapere quello che successo nel tuo quartiere di merda perché non sei una fonte attendibile. Poliziotto. Gli sbirri mi fanno tutti schifo. Stronzo. Mi fa schifo chi controlla, chi ascolta di nascosto, la delazione ecco perché preferisco un linguaggio marinettiano: ma vuoi che quello che penso io lo vengo a mettere alla berlina di chiunque sta li ad ascoltare? Pezzo di merda che credi che non ci ho provato a fare la rivoluzione? Mi sono salvato per il rotto della cuffia. Bastardo. Finto filosofo della Chat. Vai affanculo. Lasciaci carezzare in pace con le nostre piccole, innocue digressioni amorevoli. Mi stai già facendo compromettere troppo. Fottuto/a. Ragazziiiiiiiiiiiii cè ventoooooooooooo attenzioneeeeeeeeeee. Lasciatelo a me questo/a provocatore. Se sei in buona fede stai zitto con questi discorsi e ricomponiti se non lo sei vai vaffanculo una volta per tutte da questa Chat. Vogliamo stare tranquilli, qui non si fa sesso, non si sta in PVT e soprattutto non si fanno sabotaggi, rivoluzioni ecccccccc. eccetttttttteeeeeeeerrrrrrraaaaaaa. Capito? Lascia stare che qui non attacca. Studia Martinetti. Ke cazzo di serataaaaaaaaaaaaaaaa genteeeeeeeeeeee a perdere tempo con uno stronzo che si crede di avere scoperto l'uovo di colombo. I Multiple-name, quello che è successo nel suo quartiere ma vaffanculo. Che crede che siamo regalati, le abbiamo fatte prima di lui queste cose e per un po' non ci hanno rotto le ossa. Fedeeeeeeeeeeeeeeee dove 6666666666666? :) TVB Tantooooooooooooooo
Federica< Smackkkkkkkkkkkk amoreeeeeeeee mioooooooooo. Bravo ci difendi sempreeeeeeeeeeeeee.
Tanto stronzo/a se cambi Nik ti scopro uguale. Figlio di puttana, sbirro, poliziotto. Ehi sbirro capito? Non venire mai a suonare alla mia porta. Le mie sono solo parole in libertà. Niente di più. Nn ti preoccupare.


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